Palazzo d’oro, la Procura: danneggiate Asl e Regione

16 Maggio 2017

L’accusa individua le parti offese, oggi udienza preliminare per D’Amario e altri 3 indagati Il direttore dell’azienda Mancini dà l’ordine di costituirsi parte civile e chiedere i danni

PESCARA. Sono due le presunte parti offese per il palazzo d’oro di via Rigopiano, comprato nel 2012 da un imprenditore a 900 mila euro e rivenduto alla Asl due anni dopo al triplo del prezzo. Per la procura, Asl di Pescara e Regione sarebbero state danneggiate dall’operazione immobiliare conclusa nel 2014 dall’allora direttore generale Asl Claudio D’Amario. Per quell’affare, sono 4 gli indagati: D’Amario, 56 anni, di Francavilla, attualmente subcommissario alla Sanità in Campania, l’imprenditore Ermanio Cetrullo, 65 anni, di Pescara, il dirigente dell’ufficio Gestione del patrimonio della Asl Vincenzo Lo Mele, 53 anni, di Montesilvano, e il responsabile unico del procedimento Luigi Lauriola, 55 anni, di Francavilla, accusati di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Oggi alle 11 inizierà la prima udienza preliminare davanti al giudice Elio Bongrazio.
Con la fissazione dell’udienza, le pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio hanno indicato i possibili danneggiati da quell’acquisto: Asl e Regione. Secondo l’inchiesta, affidata agli agenti della squadra mobile di Pescara, guidata dal capo Pierfrancesco Muriana, il palazzo che cade a pezzi sarebbe stato «sovrastimato» di «almeno 740 mila euro» rispetto al valore di mercato. Assicurando così «un ingiusto vantaggio patrimoniale» a Cetrullo. Un’accusa che gli indagati hanno sempre rigettato. A partire da D’Amario che ha sempre parlato di un’operazione mirata ad abbattere il costo degli affitti e a trovare uffici per le «attività amministrative, tecniche e di staff».
Ora, la Asl, con una delibera del successore di D’Amario, Armando Mancini, ha già deciso di «autorizzare la costituzione in giudizio dell’azienda quale parte civile al fine di richiedere il risarcimento di tutti i danni patiti». La delibera della Asl contiene anche una relazione firmata da Francesca Rancitelli, la dirigente dell’ufficio legale che, inizialmente, era stata indagata in qualità di componente della commissione di gara che diede il via libera all’operazione immobiliare: dopo un interrogatorio in cui la Rancitelli ha fornito la propria versione, la procura ne ha chiesto l’archiviazione e per lei il procedimento si è già concluso. Nella relazione, la Rancitelli scrive che «la costituzione quale parte civile non può essere posticipata in attesa dell’eventuale rinvio a giudizio» e l’incarico della difesa è stato affidato all’avvocato Barbara D’Angelosante. Oggi in aula, durante l’udienza in camera di consiglio, si saprà se anche la Regione si costituirà parte civile.
Il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari, con un «invito e diffida» del 18 aprile scorso, ha chiesto al governatore Pd Luciano D’Alfonso «di voler adottare gli opportuni atti affinché la Regione possa costituirsi parte civile a tutela dell’ente e nell’interesse della collettività».
Nelle carte dell’inchiesta sul palazzo si fa riferimento a due perizie contrastanti: quella del 2012 – quando Cetrullo comprò l’immobile –, fatta da un architetto e certificata dal tribunale di Pescara, che valuta il palazzo solo 900 mila euro e cioè 225 al metro quadrato perché è «in abbandono e palese stato di fatiscenza»; quella del 2014, dell’Agenzia delle Entrate, dice che lo stesso immobile vale più di tre milioni in base a un «probabile valore di mercato». Una perizia, quest’ultima, che per l’accusa sarebbe stata recepita «pedissequamente» dalla Asl.
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