Palestre scolastiche, il Covid sfratta lo sport fino al 15 ottobre

26 Agosto 2020

Niente sport nelle palestre scolastiche fino al 15 ottobre nella Provincia di Chieti. Le norme per il contrasto al coronavirus colpiscono ancora una volta il mondo dello sport. A farne le spese ora...

Niente sport nelle palestre scolastiche fino al 15 ottobre nella Provincia di Chieti. Le norme per il contrasto al coronavirus colpiscono ancora una volta il mondo dello sport. A farne le spese ora sono le varie realtà sportive che si allenano nel pomeriggio nelle strutture scolastiche. Secondo quanto stabilito dalla Provincia di Chieti quest’ultime non potranno essere utilizzate fino a metà ottobre e questo per Stefano Comparelli, presidente di Abruzzo Fitet – Federazione Italiana Tennistavolo, è un grave danno a tutto il sistema.
LO STOP. La Provincia di Chieti ha deciso di bloccare temporaneamente le associazioni sportive che da sempre usano le palestre di scuole e Licei per gli allenamenti pomeridiani. La scelta per Comparelli sancisce «lo smantellamento di una buona parte dello sport di base, almeno nella provincia di Chieti, o comunque di quella parte di mondo sportivo che sulle palestre scolastiche fonda la sua esistenza». Un altro colpo che si aggiunge a una situazione già precaria che vive tutto il mondo dello sport dilettantistico fermo da diversi mesi a seguito dell’emergenza coronavirus. A preoccupare ora sono anche i protocolli anti-Covid che spesso secondo il presidente della Fitet «non appaiono coerenti e conseguenti con i criteri inspiratori, anche tra discipline diverse, oltre che in alcuni casi di difficilissima applicabilità. Queste risoluzioni perentorie non offrono possibilità alternative e suonano come riti di estrema unzione riservati alle associazioni di svariate discipline che non disponendo in concessione di impianti sportivi comunali o non essendo addirittura proprietari di strutture proprie, potrebbero dover chiudere i battenti».
LE GARE. In ballo non ci sono solo corsi di varie discipline e allenamenti, ma anche campionati e gare che ora rischiano di non potersi svolgere. «Il calendario agonistico del tennistavolo prevede la ripresa dei campionati a squadre per il mese di novembre e chiaramente questo provvedimento della Provincia di Chieti penalizza tutte le squadre impegnate in gare a livello regionale e nazionale», ha proseguito il presidente Comparelli, «disporre in questo modo senza offrire un'alternativa che metta nelle condizioni i sodalizi sportivi di adottare soluzioni anche più onerose dal punto di vista logistico parrebbe quasi un aggirare precise responsabilità che così facendo manterrebbero in un limbo, non più sostenibile, migliaia di atleti, dirigenti e tecnici che non potrebbe che tradursi, nelle prossime settimane, in un esodo spontaneo di tante professionalità e talenti». Il provvedimento secondo la Fitet prorogando lo stop che va avanti da 6 mesi di ulteriori 2 mesi può mettere a repentaglio l’esistenza di cento associazioni.
LE RESPONABILITÀ. Non ci sono rassicurazioni per ora su quando e come ci si potrà tornare ad allenare nelle palestre scolastiche e questo preoccupa ancora di più i vertici della Federazione Italiana Tennistavolo. «Questo rimpallo di responsabilità», ha sottolineato Comparelli, «che materialmente conduce alla totale inerzia sta bloccando l’intera nazione perché si traduce, come spesso accade in Italia, in un accumulo di gravami sull’ultimo anello della catena che vede nei dirigenti degli istituti scolastici, nei presidenti delle associazioni sportive e anche nei dirigenti degli enti, gli obiettivi finali di una responsabilità personale che per quanto difficile da dimostrare comporta per i destinatari una serie di problematiche giuridiche e assicurative che si uniscono a tutte quelle delle quali il loro ruolo istituzionale risulta già oltremodo appesantito. Spiace constatare di aver trovato, nei mesi scorsi, alcuni organismi competenti, in particolare quelli sportivi, poco attenti al problema e poco preoccupati della situazione nonostante io e altri presidenti regionali sin da giugno avessimo palesato la problematica afferente a tutta una serie di discipline sportive che non possono prescindere dall’utilizzo delle palestre scolastiche per la loro esistenza. Forse mostrare per tempo una maggiore sensibilità verso il problema avrebbe sicuramente aiutato a comprendere con anticipo quanto lo stesso fosse ben più grande di quanto apparisse».