Palestre scolastiche, sport a rischio Le associazioni: tariffe troppo alte

28 Agosto 2020

I costi della pulizia previsti dalle nuove leggi anti contagio fanno lievitare i canoni di affitto in 19 spazi L’allarme di Vettraino (Dannunziana Volley): «Non possiamo permetterci queste maggiorazioni»

PESCARA. I nuovi assetti post Covid rischiano di travolgere il mondo dello sport giovanile e amatoriale. A circa una settimana dalla ripresa delle attività, le associazioni sportive che abitualmente utilizzano le palestre scolastiche per la preparazione dei campionati e per gli allenamenti devono fare i conti con l’aumento delle tariffe degli impianti a causa dei costi aggiuntivi legati alla sanificazione degli spazi pubblici.
Il rincaro dei canoni di affitto è stato comunicato dal Comune ai presidenti delle 35 associazioni sportive che hanno presentato la domanda per la concessione delle palestre delle scuole nelle ore pomeridiane e serali, quando cioè non sono utilizzate dagli alunni, in cambio di una tariffa che fino allo scorso anno ammontava a 12,20 euro all’ora. Ma oggi, in ragione delle nuove norme anti contagio che impongono l’igienizzazione e la disinfezione prima e dopo ogni attività, queste somme rischiano di schizzare verso l’alto finendo per gravare sui bilanci delle società di pallavolo, basket, ginnastica, danza, ma anche handball e tiro con l’arco. «Tra costi del personale, materiali e pulizia», stima il presidente e responsabile legale della Dannunziana Volley School Massimiliano Vettraino, società che annovera circa 200 atlete abruzzesi che dal 25 giugno scorso ad alcuni giorni fa si sono allenate nella palestra della scuola di Colle Pineta, «spenderemo altri 18-19 euro in più ogni ora, arrivando quindi a un canone di 30-31 euro all’ora per l’utilizzo di una palestra, pari al prezzo di un palazzetto. È un aumento spropositato che non possiamo permetterci, soprattutto dopo essere stati fermi tanti mesi a causa del lockdown».
Le maggiorazioni, confermate dall’amministrazione di centrodestra ma senza tuttavia fornire stime ufficiali sull’entità delle nuove tariffe in vigore nelle 19 palestre scolastiche (dal prossimo anno scolastico non saranno disponibili le strutture in via Regina Margherita e a Borgo Marino, trasformate in aule), mettono a rischio la sopravvivenza soprattutto delle associazioni sportive più piccole, che non possono permettersi il pagamento degli impianti a uso esclusivo, rischiando di ricadere a cascata anche su migliaia di giovani atleti che da settembre potrebbero trovarsi senza spazi in cui allenarsi. «La questione ad oggi è catastrofica», evidenzia Vettraino, «perché ad appena una settimana dalla ripresa delle nostre attività, nessun consiglio d’istituto ha risposto alle richieste dell’ufficio sport del Comune per il rilascio dei nulla osta per l’utilizzo delle palestre scolastiche. Addirittura i dirigenti scolastici non permettono al Comune di concordare con le associazioni la regolamentazione per le assegnazioni». Il riferimento è ai cosiddetti patti civici che, come spiega il presidente della Dannunziana, prevedono che pulizie, piccole manutenzioni e azioni di apertura e chiusura degli impianti siano a carico delle associazioni, in cambio dell’applicazione da parte del Comune di una tariffa d’uso a canone agevolato. «L’amministrazione di Pescara», precisa Massimiliano Vettraino, «è stata sempre all’avanguardia: negli ultimi anni le cose sono andate sempre bene e non si sono riscontrate diffide alle associazioni per il mancato rispetto degli impegni assunti. Eppure oggi i consigli d’istituto senza ragioni manifestano una sfiducia nei confronti delle associazioni e pretendono che le operazioni di igienizzazione delle palestre, alla sera dopo l’uso o al mattino presto prima delle lezioni, siano fatte dal Comune. Questo andrebbe a penalizzare fortemente dal punto di vista economico l’assessorato allo Sport che sarebbe costretto ad aumentare i canoni a carico delle associazioni». «Non capiamo perché», contesta Vettraino, «il lavoro delle associazioni debba essere sminuito e poco apprezzato, preferendo i dipendenti comunali, come se questi ultimi fossero i salvatori della patria».
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