Papaleo: che ridere la malinconia

12 Agosto 2016

Dopo Tagliacozzo l’attore e cantante sarà il 19 a Roseto e il 20 a Gissi

di ANNA FUSARO

Due sere fa gli applausi di Tagliacozzo, al Festival di mezza estate. Una piccola pausa per Rocco Papaleo e poi, dal 16 agosto, giorno del suo 58esimo compleanno, di nuovo in giro per l'Italia con la ripresa di “Una piccola impresa meridionale”, fortunato spettacolo in forma di teatro-canzone, scritto dall'attore-autore lucano con Valter Lupo, stesso titolo (ma contenuti diversi) di un film e un libro sempre firmati Papaleo. Il 19 agosto lo spettacolo sarà a Roseto degli Abruzzi, a villa Paris e la sera dopo a Gissi, in piazza De Gasperi.

Papaleo, com'e andata a Tagliacozzo?

«Molto bene, una bellissima serata. Ora sto camminando per il paese, non me lo ricordavo, è incantevole. In questo momento mi sto arrampicando verso la parte vecchia. A Tagliacozzo ho proposto uno spettacolo leggermente più libero e avevo con me solo due dei miei quattro musicisti, i teramani». I teramani sono il pianista Arturo Valiante e il contrabbassista Guerino Rondolone (di Castellalto), che già a Roseto saranno raggiunti dai fratelli siciliani Accardo, Ciccio alle chitarre e Jerry alle percussioni.

Cosa proporrà a Roseto e Gissi?

«Uno spettacolo in bilico tra programma e improvvisazioni, fatto di musica swing e jazz, canzoni, monologhi, suggestioni, ricordi, divertimento, ma non solo».

Con i musicisti abruzzesi Valiante e Rondolone ha un lungo sodalizio. Chi ha incontrato per primo?

«Arturo, una decina di anni fa. Frequentavamo lo stesso locale a Roma, un live club in cui ho suonato tantissimo e dove si esibiva pure lui. Siamo amici. Quando si sta insieme tanto tempo si passa per forza dal rapporto professionale all'amicizia. Tutti e cinque siamo un gruppo, una famiglia, la piccola impresa meridionale del titolo. La band al completo era nel cast del film “Onda su onda”. Inoltre Arturo aveva collaborato anche ai due film precedenti, “Una piccola impresa meridionale” e “Basilicata coast to coast”».

Fa teatro, musica, cinema, scrive libri. Cosa la diverte di più e cosa l'annoia?

«Mi divertono di più le interviste (ride)».

Tradotto, le interviste l'annoiano.

«Più o meno. Ma siccome cambio spesso idea, possono essere l'occasione per rivedere ciò che penso».

E cosa la diverte del suo lavoro?

«L'esibizione dal vivo, il rapporto col pubblico. Nello spunto jazzistico del live non c'è ripetitività. Il cinema mi diverte di più se sono io il regista».

Ha già in mente il quarto film?

«No, perché sono stato molto deluso dall'ultimo, un flop clamoroso. Dopo “Onda su onda” ho preferito rimettere il pilota automatico da attore, con “Che vuoi che sia” di Edoardo Leo, che uscirà il 18 novembre».

Come se lo spiega quel flop?

«A volte un film prende l. 'onda giusta nei confronti del pubblico e a volte no. Io rischio un po’. Invece il pubblico si aspetta sempre di ridere. In quel film la malinconia ha preso un po’ il sopravvento e forse questo ha frenato il pubblico».

Tempo fa un critico la definì malin/comico, si riconosce in quell'immagine?

«Non sono il primo e non sarò l'ultimo a essere definito così. Pensi a Buster Keaton, il mio idolo. Da spettatore, credo che quello che vedo debba avere quel tono lì, divertente e malinconico insieme. La malinconia è un esaltatore di tutto. Come attore, invece, amo mettermi al servizio di ciò che il regista chiede».

Che rapporto ha con l'Abruzzo?

«Sono venuto molte volte. Prima del terremoto ho girato a L'Aquila “L'amore non basta” di Stefano Chiantini, regista abruzzese. Sono legato a L'Aquila, città bellissima, da un vincolo artistico ed emotivo. Quel disastro mi ha causato un forte dolore. Ho ammirato la dignità degli aquilani».