Papà Rigante: «Sto rivivendo quei giorni»

17 Marzo 2018

Il padre di Domenico, ucciso nel 2012: troppe armi in giro, so come si sentono i genitori di Alessandro

PESCARA. «Sto rivivendo quei giorni. Capisco come si possano sentire moralmente i genitori di quel ragazzo». Quasi sei anni dopo l’omicidio del figlio Domenico Rigante, l’ultrà del Pescara ucciso il primo maggio del 2012 dopo l’incursione di un commando rom nell’appartamento al piano terra di via Polacchi dove Domenico stava vedendo la partita in Tv con il fratello e alcuni amici, Pasquale Rigante si ritrova a leggere cronache che mai avrebbe voluto risentire. «Un altro ragazzo ucciso, a Pescara, con una pistola. Ma quanti altri ne dovranno morire così?». Pasquale Rigante non entra nel merito, non conosce la storia di Alessandro Neri, ma conosce la sua e quella di suo figlio, mentre mostra le foto della nipotina Angelica che quando uccisero il padre aveva appena un anno e mezzo e che oggi fa la prima elementare. «Meno male che c’è questa bambina», sorride commosso. Ma ferite come quella di un figlio ammazzato non guariscono mai e Pasquale, che ha ritrovato nella famiglia e nel lavoro la forza di andare avanti non si è mai rassegnato ad accettare la fine riservata al suo Domenico. L’assassino, Massimo Ciarelli, oggi trentenne, in primo e secondo grado era stato condannato a 30 anni, ma la Cassazione l’anno scorso gli ha tolto la premeditazione e gli anni da scontare sono diventati 17 che poi sono scesi a 12 per i cinque già fatti. «Domenico è stato ucciso in un raid preparato, in quella casa sono andati con l’intenzione di uccidere». E conclude: «Non so e non posso immaginare come si sono svolti i fatti per questo povero ragazzo, ma una cosa è certa, le armi a Pescara girano, e se le porta dietro chi vuole sentirsi grande». (s.d.l.)