Parco archeologico sull’antica fornace

Vicino al Saline le vestigia di una “fabbrica” di anfore di epoca romana. Il Comune a caccia di fondi per valorizzare il sito
MONTESILVANO . Non si sa quanto sia esteso, né cosa ne abbia determinato l’abbandono, ma costituisce l’evidenza di oltre duemila anni di storia di Montesilvano.
È il sito archeologico scoperto in località Tesoro, a sud del fiume Saline, che ha già restituito i resti di un grande impianto “industriale” per la produzione di oggetti in ceramica, utilizzato fra il I secolo avanti Cristo e il IV secolo dopo Cristo. L’idea sarebbe quella di realizzarvi un parco archeologico, a patto che si riescano a trovare i fondi necessari per riprendere gli scavi, fermi ormai dagli anni ’90. Un’idea sulla quale l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Maragno si è già messa in moto, nel tentativo di intercettare i finanziamenti europei che consentirebbero di restituire alla città una preziosa testimonianza del suo passato. Un progetto sul quale lo staff è molto impegnato, e che rappresenterebbe il valore aggiunto per un territorio che intende scommettere sulla propria vocazione turistica, sulla scia di alcune iniziative che si sono già svolte l’estate scorsa per il recupero dell’identità della cittadina, e sfatare il luogo comune per il quale questa parte dell’Abruzzo ha una storia limitata.
Il sito si estende su un’area di proprietà privata, della superficie di oltre 4 ettari e mezzo, che nel settembre del 2000 fu sottoposta a vincolo archeologico da parte dell’allora Soprintendenza. In una nota che la Soprintendente dell’epoca, Anna Maria Sestieri, inviò al Comune il 6 novembre del 2000, si parlava dei resti di un impianto utilizzato per produrre “contenitori anforari”, fra i quali un interessante tipo di anfora Adriatica a fondo piatto. I ritrovamenti consentirono anche di stabilire chi fosse il proprietario della fornace, Cnaeus Herranius Geminus. «Il personaggio», scrive l’archeologo Andrea Staffa sulla rivista di topografia antica diretta da Giovanni Uggeri (per i tipi di Mario Congedo editore), «apparteneva a un’importante famiglia di probabile origine teatina, ed è interessante notare che della stessa origine era anche la famiglia dei Ninnii», ai quali gli archeologi attribuiscono la produzione di anfore antiche a fondo piatto realizzate nella stessa area produttiva in prossimità della foce del Saline. Nel 2001 l’amministrazione guidata dal sindaco Renzo Gallerati, adottò una variante al Piano regolatore generale per salvaguardare quell’area. In assenza di un piano di recupero i resti della fornace furono ricoperti, per preservarli dalle intemperie, mentre i frammenti di anfore rinvenuti nel corso di ricognizioni superficiali del sito si trovano custoditi nel Museo della Civitella, di Chieti.
Ora, a distanza di anni, si pensa nuovamente a come valorizzare il sito. Purtroppo bisogna fare i conti con i bilanci ristretti dello Stato, soprattutto per quanto riguarda la salvaguardia dei beni culturali. Il primo passo, dicono sempre dallo staff del sindaco, trattandosi di un’area privata, sarà cercare di capire che tipo di rapporto si posa instaurare. Poi, bisognerà trovare i soldi. Sul ritrovamento è stato girato un video di 20 minuti, nel quale l’archeologo Staffa descrive i reperti rinvenuti e parla dell’importanza del sito. Intorno ci sono dei terreni già edificati. A curare il filmato è stato il professor Antonio Farchione, responsabile dei progetti speciali, finanza e tributi del Comune di Montesilvano..
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