Parco Villa Basile e vivaio chiusi: i proprietari si riprendono le aree

10 Ottobre 2020

La Corte d’Appello riconosce il diritto degli eredi del barone di riavere i terreni donati al Comune Si riapre lo scontro. Santilli: «Quei giardini sono della città». Giampietro (Pd): «Masci si faccia valere» 

PESCARA. Da alcuni giorni, il parco di Villa Basile e il vivaio comunale sono inaccessibili. Gli ingressi sono chiusi e sui cancelli compaiono cartelli con le scritte «Proprietà privata». A lanciare l’allarme per primo è stato il presidente della commissione comunale Vigilanza e controllo, nonché capogruppo del Pd, Piero Giampietro. «Nel silenzio della giunta Masci», denuncia il presidente, «due parchi comunali tra i più belli di Pescara, Villa Basile e vivaio comunale, sono stati chiusi al pubblico».
Ma che cosa è accaduto? Fonti comunali sostengono che siano stati gli eredi del barone Basile a sbarrare i cancelli delle due aree verdi. «C’è una sentenza dichiarativa della Corte d’Appello dell’Aquila», spiegano, «che ha accertato la presenza del diritto di usucapione vantata dagli eredi». Una decisione provvisoria, dunque, in attesa che i giudici entrino nel merito del ricorso. Ma ciò sarebbe bastato per far scattare i lucchetti ai cancelli del parco e del vivaio.
«Le due aree verdi vanno riaperte subito», afferma Giampietro, «non possiamo tornare al fedualesimo e il Comune deve pretendere il rispetto delle norme». Il vice sindaco e assessore ai parchi Gianni Santilli ha già dato ordine di verificare la possibilità di riaprire al più presto il parco e il vivaio. «Sono patrimonio della città», dice, «non possono rimanere chiusi».
Fatto sta che la battaglia per quelle aree sembra senza fine. Tutto cominciò il 14 febbraio del 1975, quando il barone Vincenzo Basile decise di donare una parte del suo terreno, ossia 7 ettari, al Comune. Nel 1991, gli eredi del barone fecero causa all’ente per tornare in possesso dell’area donata. Nacque un lungo contenzioso, inasprito nel 2003, quando l’allora sindaco Luciano D’Alfonso decise di farci un parco pubblico e di aprirlo alla città. Nel 2006, gli eredi fecero ricorso in tribunale, ma l’istanza venne rigettata. Decisione confermata nel marzo del 2010 dalla Corte d’Appello dell’Aquila, che respinse il ricorso condannando la famiglia Basile al pagamento delle spese di giudizio. Tuttavia, nel 2008 e 2009, durante la consiliatura di D’Alfonso, gli eredi presentarono una sorta di accordo bonario, mai raggiunto a causa dell’interruzione anticipata del mandato del sindaco nel 2009. Di quella proposta si perse ogni traccia. Poi, nel marzo 2015, i giudici del tribunale di Pescara accolsero l’ennesimo ricorso riconoscendo il diritto di usucapione vantato dagli eredi su quell’area.
Ora, è arrivata la sentenza dichiarativa della Corte d’Appello che rafforza le speranze della famiglia Basile, in attesa del pronunciamento definitivo sull’annosa controversia da parte dei giudici.
Ma sulla base di questa decisione, seppur provvisoria, gli eredi si sarebbero sentiti nel diritto di riprendersi entrambe le aree verdi donate, ossia il parco e il vivaio comunale. E, a causa della loro chiusura, sono già arrivate le prime lamentele da parte dei cittadini.
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