Parla Chiavaroli: «Legalizzarla fa male a chi è fragile»

PESCARA. Legalizzazione sì, legalizzazione no: sono quattro anni che il Parlamento discute sulla modifica della legislazione che riguarda le cosiddette droghe leggere. L’ultima volta che si è parlato...
PESCARA. Legalizzazione sì, legalizzazione no: sono quattro anni che il Parlamento discute sulla modifica della legislazione che riguarda le cosiddette droghe leggere. L’ultima volta che si è parlato di cannabis è stato lo scorso 21 marzo, quando la proposta di legge è tornata all’esame delle commissioni giustizia e sanità della Camera. Una proposta molto controversa, che ha creato non poche tensioni anche all’interno della maggioranza, con gli alfaniani in aperto disaccordo con il Pd.
Il sottosegretario alla giustizia Federica Chiavaroli (Alternativa popolare), fa parte, in modo convinto, della schiera dei contrari alla legalizzazione della cannabis.
Onorevole, cosa ne è stato della proposta di legge?
«La legge era arrivata in aula alla Camera, assieme a una valanga di emendamenti, migliaia, addirittura. La trattazione è stata sospesa in attesa di capire cosa fare. La mia prima considerazione, rispetto a questa vicenda, è di natura politica. Nella fase finale della legislatura, in momento difficile come quello che stiamo vivendo, forse sarebbe bene non affrontare temi così divisivi, intorno ai quali è molto difficile trovare un accordo, anche dentro la maggioranza. Non credo sia opportuno riproporre quel disegno, essendo molti quelli che sono fortemente a quell’impostazione. Tra l’altro, abbiamo molte cose da fare alla fine della legislatura, compresa la legge elettorale, che è vitale proprio in vista delle prossime elezioni. Sarebbe meglio che si trovasse un accordo su questo, piuttosto che dividerci sulla cannabis».
Lei, comunque è contraria…
«Sì, assolutamente contraria. Quella della legalizzazione è la strada percorsa col gioco, con grave danno per i soggetti fragili. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Secondo lei, c’è qualcosa che si può fare per tentare di ridimensionare il consumo di droga)?
«Dobbiamo preoccuparci di contrastare e prevenire. Prevenire significa fare un grande lavoro educativo nelle scuole, nelle famiglie. E’ un lavoro lungo, che richiede un grande investimento. Come gruppo abbiamo già chiesto al ministro Fedeli di attivarsi, perché i dati sono preoccupanti. Se non ricordo male una ragazza di Milano si è gettata nel vuoto dopo aver fumato cannabis, e ha dichiarato che non distingueva più tra sogno e realtà.
C’è un grande lavoro culturale e di prevenzione ancore da fare. Un discorso che il Governo ha già cominciato ad affrontare. Nel decreto sicurezza sono previste misure su questo tema, come il rafforzamento del potere dei sindaci, nel contrasto allo spaccio, che potranno interdire la presenza degli spacciatori davanti alle scuole. (a.bag.)
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