Parla il geometra Santone «Mettersi in regola costa da mille a 3mila euro»

Il presidente dei 2.800 professionisti abruzzesi spiega che cosa fare «Il termine è perentorio. Ma è anche possibile evitare le maxi sanzioni»
PESCARA. In Abruzzo ci sono 2.800 geometri. Rocco Antonio Santone, professionista di Ari, li rappresenta tutti. E in questa intervista aiuta a capire il senso della stangata sulle case rurali.
Geometra Santone a chi debbono rivolgersi i 45mila cittadini diffidati dal Fisco ad accatastare le proprie case?
«I termini sono perentori. Ma affinché non venga attivata la surroga da parte del Catasto, gli utenti debbono rivolgersi ad un tecnico qualificato, iscritto ad un albo professionale, quale può essere il geometra. Questi attiverà la pratica di accatastamento del fabbricato ex rurale, previo sopralluogo. Quindi andrà a censire l’immobile presso il catasto fabbricati, attribuendo una categoria ed una rendita».
Lei ha parlato di termini perentori. A quanto corrispondono?
«Generalmente sono 90-120 giorni dal momento in cui si riceve la raccomandata A/R, che viene trasmessa al titolare del diritto sull’immobile, con la quale si contesta che il fabbricato non è accatastato».
Quanto costa accatastare un fabbricato?
«I prezzi sono vari. Dipende dalle difficoltà, dalle unità immobiliari che vanno a formarsi, dal rilievo topografico che deve essere svolto. Mediamente si va da un minimo di mille euro oltre gli oneri fiscali, fino ad un massimo di 3mila euro».
Si può calcolare il prezzo per unità immobiliare?
«In genere sui trecento euro per ogni unità immobiliare. C’è una forbice che può variare anche se sotto i mille euro non si riesce ad andare perché bisogna fare anche il tipo mappale, quindi ci sono almeno altri 250-300 euro di spese fisse».
E se il cittadino non dovesse farlo, cosa gli accadrebbe?
«C’è una sanzione che va da 1.032 a 8.264 euro, più l’accatastamento che viene eseguito d’ufficio, la cosiddetta surroga che viene a costare intorno 3.000/3.500 euro. Ma c’è anche il ravvedimento operoso. Se il cittadino lo esegue, entro i termini concessi dall’Agenzia, la sanzione si abbassa ad 1/6 del minino, che sarebbero 172 euro ad unità immobiliare». Ma perché si è deciso di far rientrare i fabbricati rurali nel catasto urbano?
«Con il vecchio decreto il fabbricato non seguiva il soggetto ma l’oggetto. Con le riforme che ci sono state nel 1993, nel 2004 e poi nel 2011 con il decreto Salva-Italia, il fabbricato segue il soggetto. Quindi oggi una casa può essere rurale solo se l’utente è un imprenditore agricolo a titolo professionale ed è iscritto negli appositi elenchi delle imprese. Ma se dovesse cambiare l’attività prevalente del soggetto proprietario, l’immobile tornerebbe ad essere urbano a tutti gli effetti».
La condizione di fabbricato al servizio dell’agricoltura evita l’accatastamento?
«No. Anche gli agricoltori devono riaccatastare i propri immobili. Ma nel loro caso la rendita sarà sospesa perché il soggetto proprietario è un imprenditore agricolo a titolo professionale ed è iscritto nei registri».
Tra i 45mila evasori rientrano molti veri agricoltori?
«Verosimilmente non è così. Possono rientrarci ma in una minima parte. Questo è uno dei motivi aggiunti per i quali va interpellato un professionista, oppure va consultato il geometra di famiglia, affinché questi possano verificare ogni singola pratica».
E questo perché chi svolge l’attività prettamente agricola deve dimostrarlo?
«Certamente sì. Come le dicevo, anche l’agricoltore deve riaccatastare il proprio immobile. Ma, a differenza di chi non ha un’impresa agricola, lui gode dell’esenzione del pagamento delle imposte». (l.c.)

