Parla Zoccoli: non inquiniamo l’acqua

L’intervista che farà discutere. Il vice presidente dell’Istituto di fisica nucleare difende la struttura e svela le misure prese
L’AQUILA . Per il vicepresidente dell’Infn Antonio Zoccoli, non c’è, e non c’è stato alcun inquinamento delle acque del Gran Sasso quando il 9 maggio del 2017 l’Arta rilevò tracce di sostanze nelle acque del suo grande bacino idrico, lasciando a secco decine di Comuni nel Teramano.
Nessuno sversamento dai Laboratori di fisica nucleare ospitati al di sotto di 1.400 metri di roccia per studiare i neutrini e la materia oscura, fiore all’occhiello della ricerca scientifica mondiale. Parola dello scienziato, divulgatore scientifico e docente universitario che da Bologna, sua città d’origine, spiega quali sono le azioni che l’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e i Lnfn di Assergi stanno attuando da quando è esplosa la “crisi” del sistema Gran Sasso. Crisi difficile da affrontare per un sistema che vede la convivenza di Laboratori, autostrada e struttura acquedottistica.
Vicepresidente Zoccoli, che cosa sta facendo l’Infn per la sicurezza del Gran Sasso?
«All’interno dei Laboratori abbiamo sempre lavorato rispettando le leggi e i protocolli di sicurezza nazionali e regionali. La nostra priorità è sempre stata la sicurezza. Vorrei ricordare che dentro ai Lnfn di Assergi lavorano 100 dipendenti, se ci fosse un problema di sicurezza delle acque saremmo i primi a volerlo risolvere, perché c’interessa la salute del nostro personale, che vive nel territorio, così come ci preme quella di tutte le popolazioni locali. Se c’è qualcosa in più che possiamo fare per far sentire sicure le persone, siamo disposti a intervenire. A tale scopo abbiamo intrapreso delle azioni. Rispetto alle normali pratiche adottate finora, ad esempio, stiamo valutando che cosa fare sulla base delle relazioni dei consulenti tecnici della Procura di Teramo. Abbiamo affidato le relazioni dei periti a una società esperta di questioni ambientali, a fine maggio avremo le indicazioni sugli eventuali interventi migliorativi. Abbiamo, inoltre, avviato una campagna di video ispezioni dell’intera rete delle acque di drenaggio a scopo potabile e stiamo per cominciarne una seconda sulle condotte della acque di stillicidio (di scarico) tramite una società esperta. Ci siamo assicurati, poi, che il monitoraggio delle acque di drenaggio e scarico sia continuo ed efficace attraverso strumenti tecnologici che forniscono diagnosi e analisi in tempo reale. Infine, abbiamo impermeabilizzato la sala C in seguito allo smontaggio dell’esperimento Opera».
Facciamo l’ipotesi che i due esperimenti Borexino e Lvd non fossero alla fine del loro ciclo, avreste comunque ordinato la loro dismissione?
«Per quanto riguarda le leggi in corso, gli esperimenti Borexino e Lvd ‘Large volume detector) avevano le autorizzazioni per continuare a funzionare, ma essendo arrivati alla fine del loro ciclo di funzionamento abbiamo accelerato la dismissione, un segnale di tranquillità che vogliamo così comunicare alla comunità. Lvd è lì da 30 anni, cioè da quando i Laboratori hanno avviato le loro attività ed è giunto a fine vita. Anche per quanto riguarda Borexino, il suo programma sperimentale è stato completato. Il piano di smantellamento, affidato a una società di esperti, dovrebbe concludersi entro la fine del 2020, dopo aver ricevuto, ovviamente, tutte le autorizzazioni».
Quindi nei Laboratori si continuerà a fare scienza di frontiera?
«Certamente, questo è lo scopo primario per l’esistenza dei Laboratori, che sono un unicum nel mondo. Al loro interno si fanno diversi esperimenti di frontiera in vari campi (materia oscura e doppio decadimento Beta) che andranno avanti secondo il loro piano di attività. Il nostro obiettivo è rassicurare le autorità e la popolazione e continuare a portare avanti ricerche di eccellenza, fiore all’occhiello della nostra nazione».
Tutto nasce dai valori sballati dell’acqua emersi dalle analisi dell’Arta nel 2017?
«Non c’è stato uno sversamento e di conseguenza non c’è stato un inquinamento delle acque. Quel che successe è che vennero trovate nelle acque di scarico tracce di tre differenti sostanze, clorometano, toluene e cloroformio, in una concentrazione molto al di sotto dei limiti di legge. Io posso escludere nella maniera più assoluta che il cloroformio e il toluene provenissero dai Laboratori. Per quanto riguarda il clorometano, non lo posso escludere, ma nemmeno esiste un’evidenza netta che provenga dai Lnfn. Stiamo investigando per capire la sua origine, ed eventualmente risalire al punto esatto di provenienza».
Quali sono le condizioni affinché il “sistema Gran Sasso” sia in totale sicurezza?
«Siamo di fronte a una realtà unica in Italia, per questo bisogna definire una volta per tutte quali sono le condizioni da rispettare. Per questo sono d’accordo con la nomina di un commissario “terzo”, perché avrà un’autorevolezza che Lnfn, società concessionaria autostradale e società acquedottistica da soli non possono garantire. Il commissario (per il quale l’esecutivo sta cercando le coperture finanziarie, l’emendamento al decreto Sblocca Italia è in discussione al Senato, ndc) dovrà avere competenza e non essere coinvolto nella vicenda».
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