Parroco celebra la messa con 14 fedeli: tutti multati

Intervento della polizia nella chiesa della Madonna del Rosario di via Cavour Valentinetti: «Rammaricato da tanta superficialità, non dovrà più accadere»
PESCARA. Ha celebrato la santa messa nonostante i divieti imposti a livello nazionale per arginare la diffusione del coronavirus. E 14 persone, tutte avanti con l'età, hanno partecipato alla celebrazione. Ma, alla fine, hanno dovuto risponderne alla polizia, che ha sanzionato tutti, parroco e fedeli. Si è conclusa così la funzione religiosa di giovedì pomeriggio nella chiesa di via Cavour, Beata Vergine Maria del Rosario, dopo che il personale della squadra volante ha accertato il mancato rispetto della normativa sul contenimento del Covid 19.
Non solo la messa aperta al popolo non era possibile, perché in questo periodo si può celebrare solo a porte chiuse e senza fedeli, ma sembra che il parroco, don Battista Arena, non indossasse mascherina e guanti (per l'Eucarestia). Eppure prima dell'inizio della settimana santa l'arcivescovo, Tommaso Valentinetti ha comunicato che sarebbe stato possibile mantenere aperte le chiese da domenica scorsa a domani per consentire ai fedeli di entrare singolarmente per una preghiera ma solo in occasione delle uscite per motivi di necessità o per lavoro. E ai sacerdoti, aveva chiarito, sarebbe toccato vigilare sulla presenza dei fedeli e sui comportamenti necessari a garantire la sicurezza, evitando la presenza in contemporanea di più di 5 persone per volta. Indicazioni, queste, che sono state impartite seguendo i criteri stabiliti da ministero dell’Interno e presidenza della Conferenza episcopale italiana. Proprio Valentinetti ha commentato l'episodio di due giorni fa, dicendosi «rammaricato da tanta superficialità», ma nello stesso tempo «certo della buona fede di don Battista. Mi auguro e, direi, sono certo, che queste cose non accadano più. Bisogna essere attenti, zelanti nel rispetto della legge, per noi e per il popolo che ci è stato affidato», ha proseguito dopo aver saputo dell'intervento della polizia in chiesa. «Quando si pensa al Decreto come a un divieto, è chiaro che si trova sempre l’éscamotage per raggirarlo. Se, invece, si ritiene che la norma sia stata emanata per il nostro bene e per il bene della gente, le cose cambiano». Valentinetti ha anche ricordato come sono nate le indicazioni ai sacerdoti. «Il numero di persone utili al servizio che possono assistere alle celebrazioni è stato indicato dal ministero dell’Interno: è un accordo tra i vescovi della Conferenza episcopale italiana e il Governo stesso, e il mancato rispetto è un atto di disobbedienza non solo allo Stato, ma anche alla Chiesa, se ci fosse ancora qualcuno che ritenesse ingiurioso rispettare le regole governative nell'ambito ecclesiale. Certo, è triste per tutti vivere la Pasqua in questo modo, lo è anche per chi non dà valore alla festività religiosa, ma penso a quelle porte chiuse che trattenevano gli apostoli quel giorno santo. Penso ai 12 serrati per la paura dei Giudei e in fondo, per la delusione delle loro aspettative, in panico per il futuro. Si sentivano soli, abbandonati, e la notizia di speranza del Risorto gli arriva quel giorno per sentito dire, in modo indiretto. Era Pasqua, come la nostra Pasqua», ha concluso l'arcivescovo.

