Parruti: pronti a difenderci dall’influenza australiana

Si prevedono 300mila contagiati, la parola d’ordine è vaccinare bimbi e anziani
L'influenza è alle porte. E rischia di mettere a letto, con sintomi importanti, tra i 10 e i 15 milioni di italiani e non meno di 300mila abruzzesi. Ma si parla di Australiana. A causarla è il sottotipo H3N2 del ceppo influenzale A, una variante più virulenta e aggressiva rispetto all’H1N1 che, l'anno scorso, ha dominato la stagione influenzale. Più pesanti le manifestazioni legati al virus, sia a livello respiratorio che polmonare, con la possibilità di colpire anche il cervello. Ne abbiamo parlato con Giustino Parruti, infettivologo e direttore dell'Unità operativa di malattie infettive e dipartimento medico della Asl di Pescara.
Professore, perché l'australiana fa più paura?
La ragione per cui siamo convinti che l'espressività clinica dell'influenza di quest'anno, l'Australiana, possa essere rilevante è legata ad un duplice fattore. Il primo è che abbiamo un debito immune ovvero abbiamo avuto una protezione, legata all'uso delle mascherine, che ha ridotto il numero delle esposizioni a virus respiratori, inclusi quelli influenzali, nella maggior parte della popolazione. Questo ha determinato un minor numero di richiami immuni.
Ovvero?
Siamo tutti un po' più suscettibili ad avere un impatto clinico marcato in caso di infezione.
E il secondo fattore?
Deriva da una circolazione sostenuta del Covid negli ultimi mesi, sebbene non con un impatto clinico importante da determinare attenzione medica o ospedalizzazione. Anche nei casi asintomatici o con lievi sintomi l'infezione da Covid determina un abbassamento delle difese del nostro organismo e un orientamento in senso allergico delle nostre difese. Questo che significa?
Quando noi incontriamo un virus respiratorio diverso dal Covid, come quello influenzale, tendiamo ad avere un maggior numero, e più importante, di manifestazioni cliniche protratte nel tempo. A prescindere dal ceppo circolante.
A questo si aggiunge che il ceppo che ha circolato, nelle stesse condizioni, in un’Australia che aveva il debito immune è quello H3N2, che ha caratteristiche cliniche piuttosto preoccupanti già di suo.
Significa che l'influenza quest'anno sarà più pesante e virulenta?
Dà sicuramente forme più gravi rispetto agli altri ceppi e ha una maggiore capacità di determinare complicanze, incluse quelle cardiache e del sistema nervoso centrale oltre a quelle respiratorie nei pazienti con immuno-compromissione, per esempio diabetici cardiopatici.
Come si riconosce l'Australiana?
Non esiste un quadro clinico caratteristico di una forma, anche perché i sintomi neurologici sono relativamente rari rispetto al numero di contagi. In generale c'è da attendersi febbre anche elevata e protratta, con coinvolgimento delle vie aeree importanti: raffreddore, tosse e manifestazioni di dolori osteo-articolari.
Quando ci si deve preoccupare?
La maggior parte delle manifestazioni cliniche può essere controllata con paracetamolo e, in generale, con antipiretici. Se la tosse peggiora, se aumenta la frequenta respiratoria e si abbassa la pressione occorre un'immediata attenzione clinica: rivolgersi al medico di base e segnalare l'aumento del sintomi per individuare eventuali, iniziali, complicanze respiratorie, che sono le più frequenti.
In Abruzzo quanti casi si prevedono?
In Italia ci aspettiamo 10-15 milioni di contagi, in linea con le precedenti annate. In Abruzzo, ragionevolmente, i contagi potrebbero superare i 300mila, con una maggiore incidenza per fasce di età. Sono molto più gravi le forme sopra i 65 anni, anche se è stato dimostrato che i bambini si infettano più degli adulti, ma la frazione sintomatica o con complicanze è bassissima. I bambini sono vettori; la fascia più a rischio è quella degli anziani.
Il picco massimo per quando è atteso?
Difficile dirlo. L'anno scorso lo abbiamo avuto a ridosso delle festività natalizie. Quest'anno il picco potrebbe arrivare nei primi mesi dell'anno nuovo. Su tutto peserà la vaccinazione dei bambini.
Si parla di rischi per il cervello. Sono attesi casi di encefaliti?
Purtroppo sì, anche se noi li vediamo tutti gli anni in quanto l' A-H3N2 circola dal 1968: questo suo neurotropismo, ovvero di un'infezione che dalle prime vie aeree o dal sangue si estende al sistema nervoso centrale, è noto. La possibilità che si abbiano delle manifestazioni encefalitiche è legata alla circolazione di questo ceppo ed è ancora troppo presto per stabilire come evolverà l'annata: il primo caso di influenza, nel nord Italia, era un H1N1, non l'Australiana. Considerando l'enorme mobilità della popolazione internazionale è difficile stabilire quale sarà il ceppo influenzale prevalente: se si confermasse una prevalenza dell'Australiana ci potrebbe essere una maggiore rilevazione di questi fenomeni.
In che percentuale?
Siamo nell'ordine di un caso di encefalite su diecimila contagiati, molti dei quali possono essere anche asintomatici.
C'è un modo per prevenire che ciò accada?
Il vaccino di quest'anno è sicuramente protettivo perché include il ceppo australiano. Abbiamo il numero di dosi necessarie per coprire non solo la popolazione a rischio, ma per avere una copertura allargata, che possa ridurre la circolazione del virus. Si ottiene quando vengono vaccinati in una proporzione significativa i bambini. Il secondo strumento è rappresentato da una vaccinazione delle fasce di età mezzane, tra 40 e 60 anni, che ne traggono un vantaggio individuale, perché si riducono le complicanze cardiovascolari e cerebrovascolari, relativamente rare, ma che colpiscono questa fascia
Di quali complicanze parliamo, nello specifico?
Infarti, ictus. In questa fascia di età la vaccinazione non dà effetti collaterali, ma difende dal rischio di complicanze rare, come le encefaliti.
L'appello è a vaccinarsi?
Diventa molto utile se diretta alle persone che accudiscono i fragili: medici, infermieri e personale sanitario, bambini, insegnanti, e tutti quelli che hanno rapporti con i malati. Caregiver, forze dell'ordine e chi ha anziani in famiglia. Il vaccino di quest'anno è associabile alla vaccinazione contro lo pneumococco. E negli over 65 anni, abbinato al vaccino antipeumococcico, riduce il rischio di polmonite batterica post -influenzale.
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