Parruti: siamo nel mese decisivo per essere più liberi in autunno

5 Agosto 2021

Avviso ai ragazzi: «Correte a vaccinarvi per Ferragosto, facciamo ancora qualche sacrificio»

L’Abruzzo galoppa verso la copertura vaccinale completa, ma al tempo stesso deve far fronte alla risalita dei casi e dei ricoveri. Sono le due facce della pandemia, che ha dimezzato l’età media dei nuovi positivi e si sta diffondendo soprattutto tra i più giovani.
«Agosto sarà il mese decisivo: se le persone continueranno a fidarsi dei vaccini, il sistema sanitario reggerà e ci guadagneremo più spazi di libertà in autunno». Giustino Parruti, direttore delle Malattie infettive di Pescara, mantiene un cauto ottimismo, a patto che i giovani corrano a vaccinarsi nelle prossime tre settimane.
Professor Parruti, cosa ci aspetta in queste settimane? E quali sono i possibili scenari futuri?
«I ricoveri sono leggermente aumentati, ma la situazione resta sotto controllo.
Lo scenario attuale ci dà un assaggio del peggioramento a cui potremmo andare incontro se la variante Delta continuasse ad avere una platea ampia di individui da colpire. Dal punto di vista clinico, però, abbiamo immunizzato tutte le categorie più a rischio, come i diabetici, i pazienti oncologici e i cardiopatici. Questo renderà impossibile tornare a una situazione tragica come quella di alcuni mesi fa».
L’età media dei contagiati si è quasi dimezzata rispetto allo scorso anno. È merito dei vaccini?
«Sì, nonostante la grande contagiosità della variante Delta i vaccini funzionano. Questo lo dimostra anche il fatto che le forme gravi di malattia da Covid-19 sono sempre più connesse alla mancata vaccinazione».
Ma quindi i soggetti vaccinati possono trasmettere il virus?
«La carica virale, nei vaccinati che si contagiano, è molto più bassa rispetto ai non vaccinati. In più, chi non ha ricevuto neanche una dose mantiene la carica virale per un tempo più lungo.
Questa riduzione, però, è parzialmente mitigata dal fatto che la variante Delta è decisamente più contagiosa rispetto al ceppo originale. Ma gli ultimi studi non lasciano dubbi sul fatto che i vaccinati siano meno contagiosi».
La fascia tra i 12 e i 39 anni è quella su cui bisogna accelerare coi vaccini. Ma per loro il rischio di sviluppare forme gravi di Covid è basso: quali vantaggi avrebbero a vaccinarsi?
«Il vantaggio, per una fascia che possiamo considerare più giovanile, è di non sviluppare i sintomi del cosiddetto long Covid, quando vengono a contatto con il virus. Gli ultimi studi mostrano risultati preoccupanti sui sintomi a lunga distanza, anche dopo essere guariti. Il giovane raramente muore di Covid, ma può avere problemi sul lungo periodo a livello psicofisico. E questo riguarda anche chi è meno esposto alle manifestazioni gravi della malattia. Per questo bisogna fidarsi dei vaccini. I casi gravi di malattia da Covid riguardano soprattutto i non vaccinati in questa fase».
L’Abruzzo è tra le prime regioni, in Italia, per dosi somministrate ma i ricoveri stanno aumentando. Come se lo spiega?
«È il risultato della campagna di vaccinazione, ma anche di un sistema di tracciamento che sta funzionando. Abbiamo la possibilità di tracciare i contatti nelle 24 ore successive. Al momento, però, abbiamo circa il 40 per cento di popolazione ancora suscettibile di prendere la malattia in forme gravi. Paradossalmente, questo ci rende più facile il tracciamento, perché sappiamo quali sono le categorie più a rischio. In più, il prolungamento dello stato di emergenza, fino a fine anno, ci ha dato la possibilità di tenere tutto il personale medico in allerta».
Ferragosto si avvicina e c’è il pericolo di nuovi assembramenti. Cosa si sente di consigliare per evitare un peggioramento della situazione?
«Direi a tutti di correre a vaccinarsi. Noi siamo disposti a fare sacrifici anche per vaccinare dieci persone in più al giorno: gli hub vaccinali hanno ancora tante finestre disponibili per le prenotazioni. Durante le giornate di festa, poi, i consigli sono sempre gli stessi: su tutti, quello di continuare a indossare la mascherina. Bisogna fare ancora qualche sacrificio prima di raggiungere una copertura vaccinale completa. Spero che sia l’ultima volta che faremo Ferragosto così».
Se dipendesse da lei, renderebbe il vaccino obbligatorio per tutti?
«Renderlo obbligatorio per tutti sarebbe fuorviante, perché molte persone non possono vaccinarsi per motivi di salute specifici. Io credo che ci sia bisogno di un’adeguata campagna di sensibilizzazione personalizzata. Io, ad esempio, lo faccio quotidianamente con chiunque mi chieda consiglio e credo sia questa la chiave per convincere gli indecisi».
Cosa pensa dei no vax?
«Sono persone che contestano la storia della medicina e teorie scientifiche valide e approfondite: ormai ne hanno fatto una questione ideologica ed è difficile fargli cambiare idea. Ma la maggioranza delle persone che non si è ancora vaccinata ha solo bisogno di essere ben informata e che qualcuno ascolti le loro storie, per capire da dove arrivano i dubbi sulla vaccinazione».
E invece il Green pass? Lo renderebbe obbligatorio?
«Quello sì, certamente. Ricordo che il Green pass si ottiene anche con il tampone avvenuto entro 48 ore e con la guarigione dal Covid (negli ultimi sei mesi, ndr).
Ma non lo vedo come una forma di restrizione della libertà, come qualcuno dice. Anzi, ci darà la possibilità di fare cose che avevamo smesso di fare. E poi garantisce sicurezza. Si immagini con che spirito, adesso, possiamo organizzare matrimoni o ricevimenti sapendo che tutti hanno il certificato, e dunque una forma di copertura dal virus».
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