Parte il colpo a un vigile Panico a Palazzo di Città

1 Giugno 2018

Il maresciallo si trovava in Comune con due colleghi quando è esploso il proiettile Indagine interna, l’arma gli è stata ritirata. Dieci anni fa era risultato non idoneo

PESCARA. Palazzo del Comune, martedì pomeriggio, dal primo piano esplode un colpo di pistola calibro 9. È di un vigile urbano in borghese. Vicino a lui, nell’atrio tra il balconcino e le scale centrali, ci sono i due colleghi in divisa che prestano servizio lì in Municipio e che in pochi secondi vedono la morte in faccia. Il proiettile rimbalza sul marmo, è una frazione di secondo, tutti salvi. Ma il fatto è grave e se ne rendono conto tutti. Il proprietario dell’arma, i colleghi e i dipendenti comunali rimasti in ufficio e che dopo quella esplosione escono allarmati per capire che cosa sta succedendo.
Il tempo di dire tutto a posto e l’allarme viene messo velocemente a tacere. Ma niente è “a posto”, e i primi a rendersene conto sono i superiori del maresciallo a cui viene subito ritirata l’arma. Gli viene richiesta una relazione sull’accaduto così come ai suoi colleghi che ne sono stati testimoni diretti. Vengono chiamati a testimoniare, il giorno dopo, mercoledì, anche Fabrizio Paolini, dirigente del Gabinetto del sindaco e tra i primi ad accorrere dopo l’esplosione, e l’usciere di turno in Municipio al momento dello sparo.
Il vigile, che in passato era stato in servizio ai Parchi cittadini e nello staff del sindaco Marco Alessandrini, da mercoledì è ufficialmente in ferie. Secondo la sua versione, per quello che è dato sapere essendo la notizia blindatissima, sarebbe questa: è scivolato per le scale e la pistola è caduta. Nel rimetterla a posto sarebbe partito il colpo. Una versione da verificare, che cozzerebbe da quanto emerso inizialmente secondo cui il vigile stava maneggiando l’arma e alla richiesta dei colleghi di rimetterla nella fondina gli sarebbe partito accidentalmente il colpo. Come da chiarire, dando per buona la sua versione, è perché la pistola è caduta.
Insieme con l’arma, i vigili urbani di Pescara hanno infatti in dotazione, come supporto di sicurezza, una fondina rigida. Dotata di una doppia sicura, anche per tutelare gli agenti da eventuali scippi pericolosi, la fondina rigida avrebbe comunque evitato la fuoriuscita dell’arma. In sostanza, se il maresciallo è caduto, con la fondina rigida non avrebbe mai perso la pistola che sarebbe rimasta saldamente nella sua custodia. E non sarebbe partito alcun colpo. Ma il fatto è che il vigile in questione, per ragioni di cui sicuramente saranno a conoscenza i suoi diretti superiori, sembra che non fosse solito usare la fondina rigida, ma quella di pelle, a estrazione rapida. Il caso, poi, ha voluto anche che martedì pomeriggio la sua pistola avesse anche il colpo in canna, tanto da esplodere al primo tocco del possessore il proiettile calibro 9. È successo dentro al Comune, poteva succedere fuori, in mezzo alla strada. Avrebbe potuto uccidere chiunque.
Un fatto gravissimo, su cui è sceso il più assoluto silenzio, con il comandante Carlo Maggitti che per tutta la giornata di ieri non ha risposto alle telefonate del Centro per eventuali chiarimenti e con i due vigili testimoni dell’evento che non hanno voluto rilasciare qualsivoglia dichiarazione: «Quello che è successo è tutto agli atti», la risposta. Un fatto, però, che accende i riflettori anche sulla gestione delle armi da parte della polizia municipale e sui requisiti richiesti per ottenere l’idoneità.
Il comando pescarese ha armato il personale nel 2008 quando il comandante era Ernesto Grippo e quando, di fronte ai rischi e alle mansioni richieste ai vigili urbani chiamati a fare i turni notturni, si decise di armarli. Si stanziarono 50mila euro, e fu istituita una commissione composta tra gli altri dal medico della polizia di Stato e da un psicologo specializzato in questo tipo di disamina, per valutare gli idonei all’arma secondo i requisiti per l’accesso e l’idoneità richiesti agli agenti della polizia di Stato, sulla base del decreto 198 del 2003. Dunque test psico-attitudinali rigorosissimi, incentrati su test proiettivi inconsci di responsabilità. Esami clinici, e colloqui clinici, per la cui delicatezza veniva richiesto anche il consenso informato del vigile sottoposto al test. Anche il maresciallo a cui ieri è partito il colpo fu sottoposto a tale esame e il 28 luglio del 2008 risultò nel primo elenco dei vigili urbani giudicati “non idonei” che alla fine, complessivamente, furono 60 su 160. Le cose cambiarono quando andò via Grippo e i vigili urbani “bocciati” chiesero una seconda possibilità, nuovi esami. Possibilità che gli fu data con nuove visite, ma secondo un iter diverso da quello del 2008. Gran parte dei primi esclusi ottenne l’arma. E tra loro anche il maresciallo a cui è partito il colpo martedì.
©RIPRODUZIONE RISERVATA