Parte la riforma delle Asl «Più qualità nelle cure»

Ospedali specializzati, via doppioni e sovrapposizioni. Pubblici gli esiti delle prestazioni La Regione rafforza anche il ruolo degli infermieri e delle altre professioni sanitarie
PESCARA. Un pezzo per volta, la sanità abruzzese entra nella sua fase adulta. Martedì la giunta regionale ha approvato le linee guida sulle quali dovranno lavorare nei prossimi 30 giorni i direttori generali delle quattro Asl per riorganizzare con gli atti aziendali l’offerta ospedaliera e territoriale. Un percorso iniziato la scorsa estate con l'approvazione del piano di riqualificazione del servizio sanitario regionale 2016-2018 (una sorte di piano sanitario) e del piano di riordino della rete ospedaliera abruzzese che calerà nei singoli ospedali le indicazioni del decreto ministeriale 70. Il decreto che per ogni disciplina stabilisce i bacini di utenza minimi, evitando doppioni e sovrapposizioni o, per usare le parole dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, ospedali generalisti dove si fanno le stesse cose, «come una squadra di calcio», spiega l’assessore, «dove tutti i giocatori sono attaccanti o difensori».
Un cammino, questo della diversificazione e dell’accentramento dell’offerta sanitaria, già avviato, non senza proteste sui territori, con la chiusura, per esempio, dei punti nascita al di sotto dei 500 parti l’anno.
«Tra le novità più rilevanti delle linee guida», dice Paolucci, «prevediamo il rafforzamento e l’investimento sul ruolo delle professioni sanitarie che assumeranno una rilevanza mai raggiunta finora in Abruzzo».
Sarà creato infatti un Dipartimento funzionale regionale delle professioni sanitarie. Ogni Asl dovrà prevedere l’attivazione di un servizio infermieristico e ostetrico (con a capo un dirigente di unità ospedaliera complessa), un servizio tecnico-sanitario (con a capo un dirigente), un servizio tecnico riabilitativo (con a capo un dirigente) e un servizio delle professioni tecniche della prevenzione (con a capo un dirigente).
Il peso maggiore delle professioni sanitarie potrebbe tradursi anche in un aumento del numero degli infermieri? Su questo Paolucci non si sbilancia (anche se lo fa qualche manager, vedi servizi di lato): «La parte delle professioni sanitarie aprirà un confronto per organizzare gli ospedali del futuro su livelli di intensità assistenziale», in sostanza una maggiore concentrazione delle cure, «quanto al personale connesso a questo tipo di prestazione il ragionamento è tutto da sviluppare». La Regione si aspetta che da questo processo di riordino, che potrebbe toccare anche il numero delle Asl, un miglioramento qualitativo della sanità. «Perché si passerà da tutto questo inappropriato (cioè da prestazioni erogate senza necessità, ndr.)», dice Paolucci, «a un setting assistenziale appropriato, nel senso che il cittadino trova tutto quello di cui ha bisogno nelle strutture alle quali si rivolge».
Intanto per il 30 aprile sarà fatto un ulteriore passo avanti. Per quella data sono attesi gli indicatori degli esiti su cui sta lavorando un’agenzia specializzata.
Sono indicatori che calano negli ospedali abruzzesi gli indicatori del piano nazionale degli esiti, cioè un sistema di valutazione sull’efficacia delle prestazioni offerte da un reparto o da un ospedale. E saranno soprattutto indicatori pubblici che permetteranno agli assistiti di scegliere con cognizione dove, e da chi, farsi curare.
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