Parti in acqua e interventi urgenti è la rivoluzione del punto nascita

Un milione di lavori per rinnovare il reparto con 4 sale parto, una camera operatoria e ambulatori D’Amario: chiuderà Penne, ma adesso Pescara è pronta a sopportare l’aumento dei nuovi nati
PESCARA. Due nuove sale parto, altre due con la vasca per i parti in acqua, una sala operatoria interna per le urgenze, ambulatori con la musica e possibilità di eseguire controlli durante la gravidanza senza passare dagli studi dei ginecologi privati. Prende il via oggi il nuovo percorso nascita dell’ospedale di Pescara. Dopo i lavori, il reparto al quarto piano dell’ospedale è pronto a sostenere l’aumento dei parti: tra poche settimane – non si sa ancora il giorno preciso – sarà chiuso il punto nascita dell’ospedale San Massimo di Penne e l’ospedale di Pescara resterà l’unico punto di riferimento per tutta la provincia.
Un milione di lavori. Un milione di euro, tanto è costata la riorganizzazione del blocco parto: i lavori sono stati eseguiti dalla ditta Giansante costruzioni di Collecorvino e sono durati quasi 4 mesi. «Perché noi investiamo», afferma l’assessore regionale Pd alla Sanità Silvio Paolucci, «non è vero che facciamo solo tagli. E questa è la dimostrazione più importante: il nuovo blocco parto è uno dei più belli d’Italia. Quella dei punti nascita è la riforma sanitaria più grande che vogliamo fare e grazie a questa riforma ci sarà più diritto alla salute», dice l’assessore Paolucci, «abbiamo messo in campo il nostro coraggio perché nella sanità quando c’è un cambiamento, anche se necessario e improrogabile, viene sempre osteggiato e ogni decisione viene strumentalizzata. Conservare quello che c’è, oltre che insostenibile, non dà sicurezza», dice Paolucci che, alla platea di medici, chiede di continuare a sostenerlo «nel percorso di cambiamento della sanità abruzzese».
Due al vertice. Protagonisti indiscussi dell’iter che ha portato all’inaugurazione di ieri sono il direttore generale della Asl Claudio D’Amario, ormai quasi un ex perché è stato nominato subcommissario alla Sanità in Campania, e il primario della Ginecologia Maurizio Rosati. Per entrambi ieri è stato il giorno per riscuotere gli applausi: D’Amario ha incassato gli elogi della politica tutta, da sinistra a destra; Rosati è riuscito a portare a termine un progetto messo a rischio da un’inchiesta penale che, poi, lo ha visto assolto. Ed è proprio per questo che il primario ha ringraziato D’Amario: «Ha avuto coraggio a sostenere il progetto». Adesso, quell’idea è diventata realtà con 4 sale parto (chiamate come le pietre preziose Smeraldo, Zaffiro, Ambra e Citrino), una sala operatoria, un’isola neonatale, un ambulatorio di ostetricia, una camera di degenza post parto, zone filtro, spogliatoi per personale e visitatori, reception con video. Il manager Asl avrebbe potuto tirarsi indietro e invece non l’ha fatto. E, per salutare la nascita del nuovo blocco parto, sono arrivati nell’aula magna dell’ospedale tre parlamentari, i deputati Pd Gianluca Fusilli e Vittoria D’Incecco e la senatrice del Nuovo centrodestra Federica Chiavaroli. In una sala stranamente piena per una conferenza stampa, in terza fila anche il neurologo e primario della Stroke unit Armando Mancini: quasi sicuramente sarà lui il successore di D’Amario alla guida della Asl. Un abbraccio e poche parole tra l’assessore Paolucci e Mancini sono sembrate l’ultima benedizione, dopo il sì del presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso.
«Parti in un aumento». «Abbiamo inaugurato contenuti e non contenitori», dice D’Amario, «un percorso umanizzato a livello non soltanto provinciale ma anche regionale. E lo abbiamo fatto nell’ottica della numerosità perché così Pescara riuscirà a sostenere l’aumento dei parti dopo la chiusura di Penne. Comunque, non lasceremo sguarnita l’area vestina. Ma non abbiamo pensato solo al momento del parto: il nostro obiettivo è accompagnare una coppia dal momento in cui si progetta di avere un figlio fino ai controlli post parto: con una impegnativa e a prescindere dal reddito», dice D’Amario, «tutte le donne potranno avere prestazioni all’ospedale».
Novità. Tra le novità, c’è anche la possibilità di eseguire cure per patologie fetali e poi di praticare esami come villocentesi e amniocentesi oltre che trasfusioni di sangue intrauterine.
Piano 2016-2018. Inoltre, nell’ultimo piano di investimenti triennale varato dalla Asl, D’Amario ha programmato anche la nascita di «un ospedale mamma bambino»: si tratta dei lavori di ristrutturazione della palazzina rossa del vecchio ospedale lungo via Paolini. Un’opera rimasta bloccata per 4 anni a causa di un’indagine giudiziaria su un presunto appalto gonfiato da 2,3 a 7 milioni finita poi tra le assoluzioni.
Cesarei in calo. Rosati parte dai numeri che fotografano un reparto già cambiato: «Tutto questo significherà un risparmio di 1.000-1.500 euro a famiglia per gravidanza. Ovviamente, ciò ha creato mal di pancia tra i privati ma è indiscutibile che è possibile tenere sotto controllo una gravidanza fisiologica senza tappeti persiani». E Rosati cita altri due dati: la percentuale di parti cesarei, al 43 % nel 2011, cioè quasi uno su due, è scesa al 28 in appena un anno. «Questa è un’ottimizzazione delle risorse», per Pierluigi Lelli Chiesa, direttore del dipartimento Materno infantile, «tra il 2007 e il 2010, i punti nascita sono passati da 20 a 12 e si è registrato un miglioramento della sopravvivenza nel primo mese di vita». «Il numero di parti – e in Abruzzo sono solo due le strutture che ne eseguono più di 1.500 all’anno – dà il know how e insegna a gestire le emergenze», spiega il primario della Neonatologia Carmine D’Incecco, «inoltre, siamo all’avanguardia anche per il trasporto neonatale e delle donne in gravidanza».
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