Pavone, ultimo tentativo stamane sotto i ferri

Agguato in via De Gasperi, l’uomo raggiunto da un colpo di arma alla testa L’intervento in Neurochirurgia per rendere meno doloroso il coma
MONTESILVANO. Sarà una giornata difficile per la famiglia di Carlo Pavone perché l’ingegnere informatico di 42 anni, ormai in coma da quasi un anno dopo essere stato raggiunto da un colpo di fucile alla testa, stamattina alle 8 entrerà in sala operatoria per un doppio intervento.
L’operazione, che verrà effettuata nel reparto di Neurochirurgia, durerà parecchie ore e sarà delicata proprio per le condizioni di salute dell’uomo che si trova in uno stato vegetativo dal 30 ottobre dello scorso anno quando è stato raggiunto dal colpo di arma sotto casa, in via De Gasperi a Montesilvano.
Un’altra tegola per i Pavone, provati da un anno di sofferenze e che attenderanno in ospedale l’esito dell’intervento, un tentativo disperato che non migliorerebbe le condizioni dell’uomo ma permetterebbe a Pavone di avere una “derivazione interna” e non stare attaccato a tante macchine. Così, i medici tenteranno la carta di un trapianto per cui, nei giorni scorsi, dopo la richiesta partita dall’ospedale di Pescara è arrivato un osso dagli Stati Uniti.
A dare il consenso all’intervento è stata la moglie dell’ingegnere informatico Raffaella D’Este, dipendente delle Poste a Montesilvano, la donna che ha avuto una relazione con Vincenzo Gagliardi, un dipendente delle Poste di via Volta a Pescara arrestato con l’accusa di aver sparato a Pavone. per l’uomo, il pm Anna Rita Mantini ha chiesto il giudizio immediato.
D’Este, estranea all’inchiesta, proprio perché coniuge ha dato il consenso al delicato intervento sul marito oltre a figurare, nella richiesta del pm Mantini, come parte offesa perché tutrice dei figli.
A sperare che l’operazione vada bene ci sarà anche la sorella dell’ingegnere di 42 anni, Adele Pavone, che da un anno si divide tra la sua quotidianità e la stanza dell’ospedale dove si trova il fratello che, dopo essere stato ricoverato per molti mesi in una clinica marchigiana, è stato trasferito nel reparto di Rianimazione a Pescara dove le sue condizioni non sono mai migliorate.
Per l’agguato in via De Gasperi a Montesilvano è finito in carcere il 28 maggio Gagliardi che, da allora, non ha mai lasciato la cella professandosi, però, innocente, respingendo sempre tutte le accuse. Per la procura, invece, c’è «l’evidenza della prova» come la polvere da sparo trovata sugli indumenti ed è per questo che il pm ha chiesto di processare subito il dipendente delle Poste di Pescara. La richiesta del pm deve essere ancora accolta dal giudice per le indagini preliminari.
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