Pediatria, il primario «Pochi rischi a scuola sì alle lezioni in aula»

I consigli dell’esperto alle famiglie per il rientro in sicurezza E ai genitori raccomanda: «Vaccinate voi stessi e i vostri figli»
PESCARA. Ùn ritorno in classe in sicurezza è quello che chiedono in questo momento le famiglie. I contagi, ormai aumentano di giorno in giorno a livelli mai visti primi, e la paura di conseguenza cresce. La paura che con la ripresa delle lezioni, la situazione già di per sé critica, possa ulteriormente peggiorare. In tanti domandano, quindi, se sia proprio il caso di far tornare, specie i più piccoli, che rappresentano la parte della popolazione meno vaccinata, a scuola.
Per il direttore dell’Unità complessa di Pediatria della Asl di Pescara, Maurizio Aricò, assolutamente sì. «I bambini come gli adolescenti», dice, «devono andare a scuola. Ci vuole naturalmente buonsenso e per buonsenso intendo mascherine, distanziamento e vaccinazioni e poi tutti in classe. Due anni di pandemia», spiega, «hanno provocato disturbi comportamentali e contraccolpi psicologici molto forti anche nei più piccoli, forse soprattutto in loro. La vita sociale dei bimbi e dei ragazzi è stata infatti stravolta. Niente scuola, niente sport, niente divertimento. E oggi ci rendiamo conto che ciò non è stato gratis. La scuola, dunque, rappresenta», sottolinea Aricò, «un valore sociale straordinario e la prevenzione di tanti disturbi a livello psicologico, che si stanno manifestando. Ecco, ripeto, buonsenso e tutti a scuola».
Riguardo alle conseguenze del Covid, il primario fa presente che «il virus continua ad avere un occhio di riguardo nei bambini». «Nonostante si infettano, come stiamo vedendo», spiega, «nella stragrande maggioranza dei casi la malattia è minima, nel senso che possono restare a casa e non hanno bisogno di particolari cure mediche. Sono molto pochi i bimbi che sviluppano conseguenze serie. Naturalmente», fa presente, «ci sono delle eccezioni. In reparto abbiamo e abbiamo avuto casi di polmonite, che riguardano soprattutto adolescenti. Ragazzini di 12, 15, 16 anni. Le conseguenze più gravi le riscontriamo in adolescenti che provengono da un contesto non vax, da genitori non vax.
A questo proposito, voglio lanciare un messaggio e cioè di tener conto, di fronte alla scelta di non vaccinarsi, delle persone anziane e dei figli adolescenti che si hanno vicini.
In generale, ai genitori voglio dire di non spaventarsi e di cercare di non vivere nel panico. Ce ne sono tanti, che ai minimi sintomi o anche in assenza, corrono a fare tamponi ai figli. Ecco, questo non è necessario, non serve alla salute dei bambini, a meno che non presentino delle difficoltà respiratorie che vanno trattate. L’importante è assumere comportamenti corretti, che sono, ribadisco, mascherine, distanziamento e vaccini».
Sulle vaccinazioni nei più piccoli, il direttore dell’unità complessa di Pediatria, tiene a sottolineare che non si stanno riscontrando problemi. «Non c’è nessuna tossicità. Le preoccupazioni che c’erano, alla vigilia dell’avvio della campagna vaccinale, stanno via via svanendo. Ci si sta rendendo conto di quanto i vaccini siano importanti e della loro sicurezza».
Aricò ricorda che prima di avviare la campagna, è stato fatto uno studio accurato che ha riguardato 5.500 bimbi. Negli Stati Uniti ne sono stati già vaccinati cinque milioni.
«Sappiamo», sottolinea, «che gli effetti avversi non ci sono stati o comunque molto limitati. Ai genitori dico vaccinatevi e vaccinateli».

