«Pensavo di farcela, è andato tutto a rotoli»
La storia di un 70enne con un figlio disabile a carico: la pensione non basta, mi aiutano i servizi sociali
PESCARA. Vivere con una pensione di mille euro al mese, un figlio con disabilità a carico e tante spese arretrate. Una condizione disagiata quella di un uomo di 70 anni di Pescara, vedovo da un anno e papà di tre figli. Unica nel suo genere, ma simile a quella di tante altre persone che, a causa di inevitabili vicissitudini famigliari e personali, si sono trovate ad essere improvvisamente povere o quasi. «Se avessi avuto trent’anni in meno, forse avrei avuto il coraggio di portare avanti una sorta di battaglia sociale, rivelando anche la mia identità, ma ora sono troppo stanco per pensare di intraprendere un percorso di questo tipo», dice, chiedendo l’anonimato. «La vita, in fondo, è una trappola. Quando pensi di aver raggiunto determinati obiettivi, c’è sempre qualche sorpresa dietro l’angolo».
Un anno fa la perdita della moglie, che amava i bambini e nella vita li ha sempre accuditi per lavoro. «Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco una donna eccezionale. Purtroppo si è ammalata all’improvviso e, nonostante le cure, non si è ripresa. Inevitabili le spese sostenute nel periodo della sua battaglia contro il male che la stava portando via», racconta il marito. Accolto dalla Caritas di Pescara per un periodo di tempo, ora quest'uomo è seguito dai servizi sociali del Comune. Da circa otto anni vive una condizione economica difficile. Sei mesi fa è andato a vivere in una casa popolare, assegnata al figlio con disabilità dopo anni di attesa. «Le cose sono peggiorate con la morte dei miei genitori, sempre pronti ad aiutarci nei momenti peggiori», spiega. «In realtà, non saprei dire quando il destino ha cominciato a essere crudele con me. Forse l’acquisto della casa, poi persa perché non riuscivamo a pagare il mutuo, ma anche le cure per il primo dei miei figli e una serie di occasioni perse. Ho lavorato per 23 anni alla Soprintendenza di Chieti. Ero addetto alla pubblica sicurezza. Poi sono andato in pensione per dedicarmi alla musica, la mia più grande passione, trasmessa anche al terzo dei miei figli», rivela. «Pensavo fosse una cosa positiva godermi la pensione da giovane e invece le cose sono andate diversamente». E racconta: «Da giovanissimo ero portato per la musica. Suonavo la chitarra e cantavo molto bene, tanto da incantare tutti anche sotto le armi. Ho avuto la possibilità di esibirmi alle cerimonie di persone che contano e ho perfezionato il mio talento grazie a maestri come Murolo. Tanti anni fa, un tizio mi propose di andare in America, ma rifiutai. Ricordo che mio padre gli disse: “guardi che l’America è qui!”. Così decisi di restare».
«Il mio desiderio per il 2024? La salute. Il mio terzo figlio è un vero talento, peccato non averlo tra i grandi. Un allievo che ha superato il suo maestro».
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