Pensione anticipata a 1.500 euro al mese

17 Agosto 2021

È l’Ape sociale l’alternativa più probabile a Quota 100

Andare in pensione più facilmente con 1500 euro al mese grazie all’estensione dell’Ape sociale. È questa la più probabile tra le ipotesi inserite nell’ambito del progetto di riforma del sistema previdenziale su cui governo e sindacati stanno discutendo per scongiurare un ritorno generalizzato alla legge Fornero dopo la fine di "quota 100" al termine del 2021.
Una soluzione andrà trovata il prima possibile. La nuova riforma delle pensioni dovrebbe essere varata, infatti, con la legge di Bilancio entro il prossimo autunno. Se non si riuscirà a trovare un accordo, tornerà per tutti la legge che impone il ritiro dal lavoro a 67 anni con un’anzianità contributiva di almeno 20 anni.
LE PROPOSTE. Assodato che dopo il 31 dicembre 2021 quota 100 non sarà prorogata, i lavoratori continuano a chiedersi cosa accadrà a partire dal 1° gennaio 2022.
A porsi la domanda sono soprattutto coloro che non rientrano per un soffio nel sistema voluto nel 2019 dal governo Conte 1, che ha introdotto la possibilità di andare in pensione, senza alcuna penalizzazione, al raggiungimento di un'età anagrafica di almeno 62 anni e di un'anzianità contributiva minima di 38 anni. Questi lavoratori potrebbero trovarsi costretti a lavorare 5 anni in più per poter accedere alla pensione (il cosiddetto “scalone”).
Di proposte di riforma del sistema previdenziale ne sono state avanzate diverse. Le principali sono quella unitaria dei sindacati confederali e quella illustrata poche settimane fa in parlamento dallo stesso presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. I sindacati vorrebbero flessibilità nell’accesso alla pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Tridico, invece, ha proposto una pensione anticipata a 62-63 anni (con almeno 20 anni di versamenti) con un assegno parziale, relativo alla sola parte di pensione maturata con il metodo contributivo, con uno spostamento dell'erogazione della parte retributiva ai 67 anni, l’età necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia.
APE SOCIALE. Se non si riuscisse a trovare un accordo e quindi a approvare la riforma delle pensioni entro l’anno, un’uscita di sicurezza o carta di riserva c’è, ed è l’estensione dell’Ape sociale, che è una sorta di pensione provvisoria per categorie di lavoratori più deboli. Il governo è intenzionato a mantenerne intatto l’impianto, con un allargmaneto della platea di beneficiari e un aggiornamento della lista dei lavori usuranti.
COME FUNZIONA. L’Ape (acronimo che sta per anticipo pensionistico) è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’Inps a determinate categorie di lavoratori che abbiano compiuto almeno 63 anni di età. L’indennità è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o a 1.500 euro se la pensione è pari o maggiore di questo importo. Il trattamento riguarda i disoccupati che non hanno più diritto ai sussidi, i lavoratori invalidi, quelli che assistono parenti disabili e una quindicina di categorie professionali (tra queste: infermieri, lavoratori edili, addetti alle pulizie, operai degli altiforni, lavoratori notturni, conducenti di autobus, pescatori, insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido). Per i disoccupati, gli invalidi e chi assiste parenti disabili il limite richiesto è di 30 anni di contribuzione; per i lavori usuranti di 36.
L’APE ESTESA. L’Ape è in vigore dal 1° maggio 2017 ed è stata prorogata fino al 31 dicembre 2021. Il governo sarebbe intenzionato però non solo a prorogarla ma a rivederla e adattarla ai nuovi scenari post quota 100. L’anticipo pensionistico verrebbe sostanzialmente esteso a una platea più ampia di soggetti, rivisto nei requisiti di accesso e reso molto più celere e snello nelle procedure di richiesta e ammissione dei contribuenti beneficiari.