Pensione anticipata a 62 anni: una settimana per decidere

7 Febbraio 2022

La riforma sta per prendere corpo, ormai sono diverse le proposte alternative alla legge Fornero Ma l’incontro chiave tra i sindacati e Orlando slitta a lunedì prossimo: il ministro prende tempo

Sette giorni per trovare un accordo sulle pensioni. È slittato a lunedì 14 febbraio l'incontro inizialmente previsto per oggi tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil sulla riforma pensionistica e, in particolare, sull'uscita anticipata dal mondo del lavoro.
Ed è proprio sulla flessibilità che, al momento, manca un punto di intesa. Questa la proposta dei sindacati: i lavoratori devono poter scegliere di andare in pensione e 62 anni di età e 20 di contributi o 41 anni di contribuzione, senza paletti sull'età anagrafica. Ma il Governo ha chiesto tempo per una riflessione.
CHI VA IN PENSIONE NEL 2022. Il 31 dicembre scorso è finita, dopo tre anni, di sperimentazione Quota 100: si passa a Quota 102 per chi somma 64 anni di età e 38 di contributi, una misura che interesserà al massimo 16.800 lavoratori. Le prime uscite per Quota 102 saranno a maggio ed agosto, per via delle finestre di legge di tre e sei mesi, previste per dipendenti privati e pubblici che raggiungono i requisiti.
Confermata Opzione Donna, che permette l'uscita anticipata alle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno compiuto 58 o 59 anni, rispettivamente, nel 2021 e possono contare su 35 anni di contributi. Le finestre sono molto lunghe, 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e ben 18 mesi per le autonome. Sì anche alla conferma, per quest'anno, dell'Ape sociale, allargata a più mansioni gravose: da 15 a 23 categorie. Scendono da 36 a 32 anni i contributi richiesti a edili e ceramisti per poter uscire dal lavoro a 63 anni. Per chi invece accede al pensionamento con la legge Fornero nessun cambiamento è atteso nel corso del 2022, né nelle modalità di accesso, né nel sistema di calcolo applicato per l’assegno previdenziale.
PASSIAMO AL 2023. I sindacati non si smuovono dalla loro proposta di flessibilità in uscita per tutti, a partire dai 62 anni di età o 41 anni di contributi. I paletti del premier Mario Draghi invece puntano su anticipi pensionistici in cambio del ricalcolo contributivo: dunque, pensione in base a quanto si è versato. Il problema è che con il ricalcolo contributivo l'assegno per molti lavoratori con carriere discontinue, periodi di cassa integrazione, precariato e basso salario, è destinato ad essere al limite della soglia di povertà.
I sindacati chiedono anche una pensione di garanzia che permetta ai giovani, con importanti buchi contributivi, di avere pensioni dignitose, equità per i lavori gravosi e per le donne. Qualsiasi riforma sarà, in ogni caso, nel solco del sistema contributivo con il calcolo dell’assegno sulla base delle ultime retribuzioni.
L’APE SOCIALE. Per il 2023 l'ipotesi è di uscite anticipate totalmente contributive e allargamento del bacino dell’Ape sociale. Un segnale di questo tipo è arrivato con l’ok del Governo all'emendamento alla manovra che fa scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inserisce i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali è possibile utilizzare l’anticipo pensionistico.
Intanto, il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, continua a proporre una soluzione di compromesso, che si basa sullo scambio tra flessibilità e ricalcolo contributivo dell'assegno: si potrebbe, in tal caso, anticipare l'uscita a 64 anni ottenendo solo la quota contributiva dell'assegno. Poi, dai 67 anni, si riceverebbe anche la parte retributiva.
Tra le ultime ipotesi messe in campo, infine, c’è quella di permettere, partendo da una età minima di 63 anni, l’uscita anticipata dal mondo del lavoro subendo una riduzione della quota retributiva della pensione (intorno al 3 per cento per ogni anno di anticipo rispetto all’età legale) che compensi il vantaggio della percezione della pensione per un numero maggiore di anni.