Pensione anticipata e ritocco dei requisiti Le mosse di Boeri

11 Maggio 2015

Il presidente dell’Inps studia una manovra per cambiare la Fornero in direzione di una maggiore flessibilità in uscita

ROMA. Assegno anticipato con penalizzazioni crescenti, il ritocco dei requisiti minimi per mettersi a riposo, gli statali che rischiano di lasciare il posto con una decisione d’ufficio, il reddito minimo garantito in quel limbo che è la fascia di età tra i 55 ed i 65a anni. Niente di ufficiale ,ma c’è davvero tanta carne al fuoco nel mondo delle pensioni. Tito Boeri, economista nominato pochi mesi fa alla presidenza dell’Inps, nelle scorse settimane ha anticipato in interventi e interviste le linee principali della sua idea di sistema pensionistico, con un comune denominatore: rimettere le mani sulla riforma legata al nomedell’ex ministro Elsa Fornero. «Noi a giugno avanzeremo la nostra riforma organica», ha detto Boeri, «spetterà al governo decidere e al Parlamento valutare».

Partiamo comunque da quella che è forse l’unica certezza in mezzo a tante ipotesi: l’anticipo del pagamento delle pensioni di tutti i tipi al primo giorno del mese, mentre adesso in molti casi vengono versate il 10. Lì per lì sembra una semplice operazione di make-up, ma per il presidente dell’Inps, come ha dichiarato in un’intervista a La Repubblica, si tratta di un provvedimento importante e a costo zero, «perché con le regole attuali avremmo avuto pensionati poveri, con problemi di liquidità, che avrebbero ricevuto le pensioni più tardi per effetto di un recente provvedimento normativo. Inoltre, unificando le pensioni si assicura migliore funzionalità del servizio, riduzione dei costi, maggiore trasparenza, liquidità per fronteggiare spese tipicamente concentrate proprio all’inizio del mese».

Ma le vere novità arriveranno a giugno. E tra queste, secondo alcune ipotesi, ci potrebbe essere il pensionamento anticipato, ma legato ad una serie di penalizzazioni che diventerebero tanto più alte quanto prima si decidesse il collocamento a riposo. Un’idea che andrebbe a braccetto con l’altra novità e cioè l’abbassamento dei requisiti minimi, in modo, secondo le intenzioni, di creare un circolovirtuoso che aiuterebbe anche le giovani generazioni ad entrare nel mondo del lavoro.

Un’altra certezza, salvo novità legislative, c’è già e cioè i dipendenti pubblici che possono essere mandati obbligatoriamente in pensione anche se non hanno raggiunto i 62 anni di età: basta che abbiamo l’anzianità retributiva per il pensionamento anticipato, e cioè, nel 2015, 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, mentre dal 2016, per effetto dell’aumento della speranza di vita, serviranno quattro mesi in più. Il tutto viene ben spiegato in una nota del ministero della Pubblica Amministrazione, diventata necessaria dopo l’incrocio tra due provvedimenti. Il primo è il decreto legge Madia risalente all’estate scorsa che parlava di pensione d’ufficio a partire dai 62 anni, questo perché solo dopo quella soglia dell’assegno pari al 2 per cento per ogni anno appunto d’anticipo; il secondo è invece la Legge di Stabilità del dicembre scorso, provvedimento che sospende per tutto il triennio 2015/2017, la decurtazione dell’assegno per chi lascia prima dei 62 anni. E torniamo nel campo delle ipotesi, in particolare quella che ha portato il presidente Boeri a parlare di «problema sociale molto serio» e cioè la situazione delle persone nella fascia di età 55-65 anni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà. Per queste persone, ha detto Boeri, è ragionevole pensare di introdurre un reddito minimo garantito. La misura potrebbe costare 1,5 miliardi. Ma la sentenza della Consulta sulle rivalutazioni potrebbe mandare in soffitta (per il momento) l’idea.

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