Pensioni, i tagli previsti per il 2021 Chi lascia il lavoro sarà penalizzato

Rispetto a 11 anni fa la diminuzione dell’importo supera i 900 euro: l’erosione dell’assegno è stata progressiva A determinare la riduzione è un coefficiente introdotto nel 2009 e revisionato al ribasso ben cinque volte
L'AQUILA. Taglio sostanzioso alle pensioni dal 2021. Chi andrà in pensione, a partire dal prossimo anno, perderà 916 euro l'anno rispetto a chi ha lasciato il mondo del lavoro nel 2009. Calcoli effettuati sulla base dei nuovi coefficienti applicati sul montante contributivo, ovvero la somma delle quote della retribuzione accantonate nel corso della vita lavorativa. In altre parole, è prevista un'ulteriore penalizzazione economica per i pensionati, che si andrà a sommare ai ritocchi al ribasso effettuati negli ultimi anni, facendo scendere l'importo totale dell'assegno pensionistico del 12%: in pratica, quasi mille euro.
PENSIONI PIÙ BASSE. I nuovi pensionati dovranno rassegnarsi ad avere portafogli più leggeri. La diminuzione dell'importo delle pensioni per chi lascia il lavoro nel 2021 oscillerà tra lo 0,3% lo 0,7% rispetto a quest’anno, mentre il taglio per chi andrà in pensione tra il 2023 e il 2030 sarà pari al 4%. I più penalizzati saranno i pensionati con il sistema contributivo.
Il decreto del ministero del Lavoro, pubblicato in Gazzetta ufficiale, aggiorna i coefficienti con cui viene calcolata la pensione e conferma il trend negativo per l'importo degli assegni. Il calcolo è puramente tecnico e consente, con l'applicazione dei nuovi coefficienti, di trasformare in importo della pensione le quote dello stipendio accantonate e maturate dai lavoratori: più il coefficiente è elevato e maggiore sarà l’importo della pensione. Più scende, come accadrà dal 2021, più l'assegno pensionistico si riduce.
La Legge Fornero ha introdotto un meccanismo che premia i lavoratori che escono più tardi dal mercato del lavoro: più è alta l’età del lavoratore, infatti, e maggiore sarà il coefficiente di trasformazione applicato. Quella appena pubblicata è la quinta revisione dei coefficienti per il calcolo della pensione, sempre al ribasso, da quando è stato introdotto questo strumento. Da allora, ogni modifica è stata in negativo.
SVANTAGGIATI NEL 2021. Ad essere svantaggiati saranno, soprattutto, coloro che andranno in pensione nei prossimi due anni, che riceveranno un assegno decisamente inferiore rispetto ai lavoratori che lasceranno l'attività entro la fine del 2020.
La differenza sulla pensione annua non è elevatissima, ma, seguendo il trend iniziato nel 2009, risulta un taglio complessivo della pensione del 12 per cento. L’unica soluzione per non essere danneggiati da questo sistema è restare più anni in servizio per far sì che, sul montante contributivo, venga applicato un coefficiente più elevato, ottenendo una pensione più alta. Il coefficiente massimo infatti si applica per coloro che restano a lavoro fino ai 71 anni.
QUALCHE ESEMPIO. Da uno studio effettuato da Italia Oggi, nel quale viene presa in esame la pensione annua su un montante contributivo di 100mila, per una persona che sceglie di smettere di lavorare all’età di 65 anni, si evince come sono cambiati i coefficienti di pensione negli ultimi dieci anni e, di conseguenza, di quanto sono scese le pensioni. Chi andrà in pensione nel 2021 perderà oltre 916 euro l'anno, prendendo come riferimento il 2009, con un ulteriore taglio all'assegno pensionistico. Andando in pensione entro quest’anno, si perderanno 25 euro rispetto all’anno precedente, prendendo in considerazione un importo annuo di 5.220 euro di pensione. Nel biennio 2019-2020, il taglio complessivo è stato di 81 euro con una somma totale percepita pari a 5.245 euro. Nel triennio 2016-2018 il taglio registrato risulta di 109 euro con 5.326 euro l'anno. Andando ancora indietro nel tempo, nel triennio 2013-2015, la diminuzione dell'importo pensionistico annuo si è attestata sui 185 euro, con 5.435 euro annui percepiti. Dal 2010 al 2012, sui pensionati si è abbattuta una vera e propria mannaia, con ben 516 euro in meno, che hanno portato l'indennità annua a 5.620 euro. La base di partenza del calcolo pensionistico, presa in esame, è quella del 2009 con un importo annuo di 6.136 euro.
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