Pensioni, le opzioni possibili Chi può andarci e quando

25 Giugno 2020

Da quota 100 a quota 41, cosa cambia con la riforma. Agevolazioni per chi fa lavori usuranti Novità per le 14esime ed esodo per lavoratori anziani con un anticipo fino a quattro anni

L'AQUILA. Un quadro pensionistico in evoluzione. Flessibilità in uscita per fronteggiare la crisi economica da coronavirus e una riforma che consenta di andare in pensione già a 62 anni.
Il Governo, dopo quota 100, con la soglia di 62 anni di età e 38 di contributi per lasciare definitivamente il mondo del lavoro, pensa anche a quota 41, cioè 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica. Tra le proposte in discussione, l'introduzione della quattordicesima per le pensioni fino a 1.500 euro. Agevolazioni pensionistiche anche per donne, lavori usuranti e notturni. L'isopensione consente un esodo dei lavoratori anziani con un anticipo fino a 4 anni, ma a coprire la finestra retributiva deve essere l'azienda. Ecco tutte le opzioni in vigore, e quelle in discussione sul tavolo governativo, per andare in pensione.
1) 41 ANNI DI CONTRIBUTI. Il dibattito sulla riforma pensionistica prevede alcune variabili rispetto al sistema attuale.
Tra le opzioni in ballo, c'è l'introduzione di "quota 41", con la possibilità di accedere alla pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Secondo alcuni studi economici condotti prima dell’introduzione di "quota 100", passare a quota 41 avrebbe fatto salire il tetto di spesa a 12 miliardi, già a partire dal primo anno. Ipotesi e scenari legati a proiezioni numeriche, che verranno chiariti solo nei prossimi mesi.
Una proposta avanzata dai sindacati riguarda l'introduzione di una misura di sostegno a favore delle pensioni in essere, estendendo il beneficio della quattordicesima agli importi fino a 1.500 euro mensili. Attualmente, in Abruzzo, come nel resto del Paese, il 60% delle pensioni erogate è al di sotto dei 750 euro mensili.
2) PENSIONE ANTICIPATA. La forma di pensionamento che ha sostituito la vecchia pensione di anzianità ha previsto l'introduzione, dal 1° gennaio 2019, della pensione anticipata che si acquisisce in presenza di un minimo di 42 anni e 10 mesi di contribuzione, che scendono a 41 anni e 10 mesi per le donne. Un requisito "congelato", ovvero non soggetto all’adeguamento demografico fino a dicembre 2026.
3) QUOTA 100. Tra possibilità di accedere alla pensione, attualmente in vigore, c'è "quota 100": si lascia il lavoro a 62 anni di età e 38 di contributi, ma con la una finestra di tre mesi per il settore privato e sei mesi per i dipendenti pubblici. L’età pensionabile di quota 100, ferma a 62 anni, non viene adeguata all’aumento delle speranze di vita ciclicamente aggiornate dall’Istat. Chi aderisce, inoltre, non subisce alcuna penalizzazione nel calcolo della rendita.
4) OPZIONE DONNA. È una formula riservata all'universo femminile. Consente di andare in pensione a 58 anni di età, che salgono a 59 per le autonome, e 35 anni di contributi. I requisiti dovevano essere raggiunti entro il 31 dicembre 2019. Anche in questo caso è prevista una finestra di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. La misura, introdotta per la prima volta dalla legge Maroni del 2004, è stata più volte riproposta e la legge di bilancio 2020 ne ha allungato la scadenza di un ulteriore anno. A partire dal 2021, invece, potranno lasciare il lavoro in anticipo le donne nate entro il 31 dicembre del 1961 (31 dicembre del 1960 per le lavoratrici autonome), a patto che abbiano raggiunto i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre prossimo. L’uscita anticipata con “opzione donna” non è, però, gratuita ma prevede, per chi aderisce, un calcolo dell’assegno effettuato interamente con il sistema contributivo, che risulta meno vantaggioso in termini economici.
Il che significa un importo più basso dell’assegno pensionistico di circa il 25-30%.
5) APE SOCIALE. La misura era in scadenza il 31 dicembre del 2019, ma con la proroga di 12 mesi inserita nella legge di bilancio, sarà ancora possibile utilizzare questo strumento per chi matura i requisiti dal primo gennaio al 31 dicembre di quest’anno. L'Ape sociale, a cui si accede con 63 anni di età e 30 di contributi, prevede l’erogazione di un importo dello stesso valore della pensione maturata fino al momento della richiesta da parte del lavoratore. L’importo dell’assegno non può superare i 1.500 euro al mese e viene erogato per 12 mensilità, senza la tredicesima. L’assegno cessa quando l’interessato raggiunge l’età pensionabile, al momento fissata a 67 anni, e accede alla normale pensione. Possono farne richiesta i dipendenti in stato di disoccupazione, che abbiano esaurito integralmente gli ammortizzatori sociali, i titolari di un’invalidità civile riconosciuta di almeno il 74%, persone che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità o un parente o un affine di secondo grado convivente, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età. E ancora, i lavoratori dipendenti addetti alle cosiddette mansioni gravose: in questo caso sono necessari 36 anni di contribuzione, mentre ne bastano 30 in tutte le altre possibilità. Per le madri è prevista un’ulteriore corsia preferenziale: il requisito contributivo scende di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Significa che, a seconda delle circostanze, gli anni di contribuzione necessari possono scendere a 28 o 34.
6) LAVORI GRAVOSI. Queste le griglie: a chi ha cominciato a lavorare prima del 1° gennaio 1996, con sistema di calcolo misto, si richiedono 66 anni e 7 mesi di età e 30 anni di contributi. A chi è entrato nel mondo del lavoro, con sistema di calcolo solo contributivo, viene richiesto che il primo assegno dell’Inps non risulti inferiore a 1,5 volte il valore dell’assegno sociale di 690 euro.
7) LAVORI USURANTI. Si dividono in due gruppi: faticoso e pesante, con attività notturna per almeno 78 giorni l’anno: si può andare in pensione con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi. Per l’attività notturna da 64 a 71 giorni all’anno, il tetto per accedere alla pensione passa a 63 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi. L’importo della pensione non deve essere inferiore a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale di 552 euro. Questo importo-soglia non è richiesto dopo i 65 anni di età.
8) LAVORO PRECOCE. C’è, infine, la pensione anticipata per categorie deboli con lavoro precoce, riservata ai soggetti che possono vantare almeno un anno di contributi, derivanti da lavoro effettivo, prima dei 19 anni di età. Per andare in pensione bastano 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, con una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti.
10) ISOPENSIONE. Si tratta del cosiddetto esodo dei lavoratori anziani che può essere utilizzato solo da imprese con più di 15 dipendenti. Il meccanismo consente un anticipo del pensionamento sino ad un massimo di 4 anni, rispetto alla normativa vigente, a patto che l’azienda corrisponda, con oneri interamente a suo carico, un assegno ai lavoratori di importo equivalente alla pensione. Per aderire all'Isopensione è necessario un accordo sottoscritto dall’azienda con le organizzazioni sindacali che deve, poi, essere validato dall'Inps.
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