Per circa 1700 pazienti c’è l’assistenza a casa grazie all’Adi: 900 prestazioni al giorno
In piena operatività la squadra Covid a domicilio messa in piedi dall’Adi, Assistenza domiciliare integrata, della Asl di Pescara diretta da Antonio Caponetti. Del pool sanitario, creato da Mirella...
In piena operatività la squadra Covid a domicilio messa in piedi dall’Adi, Assistenza domiciliare integrata, della Asl di Pescara diretta da Antonio Caponetti. Del pool sanitario, creato da Mirella Scimia, direttore dell’unità operativa semplice delle Cure domiciliari e intermedi, che ogni giorno visita a casa decine di malati con forme più lievi di coronavirus prevalentemente tra Pescara e Penne, fanno parte infermieri, fisioterapisti e operatori socio sanitari.
Ma «per migliorare il servizio occorrerebbero anche psicologi e assistenti sociali che potrebbero prendersi cura dei familiari dei pazienti Covid», dice la dottoressa Scimia, che comunque precisa: «Stiamo facendo lo stesso un grande lavoro sul territorio con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione». Un esercito di persone, mogli, mariti, padri, madri, fratelli e bambini, che restano accanto ai loro cari navigando a vista, e con l’animo diviso tra paura del contagio e sopravvivenza quotidiana.
«Un sostegno psicologico aiuterebbe molto i conviventi di chi sta sperimentando una terribile esperienza»: è l’opinione del responsabile Adi, che in questo periodo ha in carico 1.634
pazienti e che fa 900 prestazioni giornaliere, tra prelievi, medicazioni, riabilitazione, gestione dei ventilatori, drenaggi e lesioni croniche. Il 90% dei pazienti Adi ha più di 75 anni, il restante 10% tra i 50 e i 65 anni. L’Adi è composta da 80 infermieri, 60 fisioterapisti e specialisti delle varie branche mediche, richieste per il tipo di assistenza domiciliare a pazienti con malattie degenerative come Sla, Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, patologie tumorali, malattie del sangue e, ora, anche Covid. Questi pazienti, poco meno di una cinquantina, vengono assistiti per prelievi del sangue e medicazioni (i tamponi possono essere eseguiti solo dai medici) da infermieri e operatori che entrano in casa con tutti i dispositivi necessari. (c.co.)
Ma «per migliorare il servizio occorrerebbero anche psicologi e assistenti sociali che potrebbero prendersi cura dei familiari dei pazienti Covid», dice la dottoressa Scimia, che comunque precisa: «Stiamo facendo lo stesso un grande lavoro sul territorio con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione». Un esercito di persone, mogli, mariti, padri, madri, fratelli e bambini, che restano accanto ai loro cari navigando a vista, e con l’animo diviso tra paura del contagio e sopravvivenza quotidiana.
«Un sostegno psicologico aiuterebbe molto i conviventi di chi sta sperimentando una terribile esperienza»: è l’opinione del responsabile Adi, che in questo periodo ha in carico 1.634
pazienti e che fa 900 prestazioni giornaliere, tra prelievi, medicazioni, riabilitazione, gestione dei ventilatori, drenaggi e lesioni croniche. Il 90% dei pazienti Adi ha più di 75 anni, il restante 10% tra i 50 e i 65 anni. L’Adi è composta da 80 infermieri, 60 fisioterapisti e specialisti delle varie branche mediche, richieste per il tipo di assistenza domiciliare a pazienti con malattie degenerative come Sla, Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, patologie tumorali, malattie del sangue e, ora, anche Covid. Questi pazienti, poco meno di una cinquantina, vengono assistiti per prelievi del sangue e medicazioni (i tamponi possono essere eseguiti solo dai medici) da infermieri e operatori che entrano in casa con tutti i dispositivi necessari. (c.co.)

