Per soldi, amore o gelosia Da Monia a Liliana una lunga scia di sangue

14 Aprile 2017

PESCARA. Mogli, fidanzate, figlie e madri. È lunga, anche in Abruzzo, la scia di sangue delle donne vittime di femminicidi. Uccise da uomini che dicevano di amarle. Oppure per un pugno di soldi. L'ult...

PESCARA. Mogli, fidanzate, figlie e madri. È lunga, anche in Abruzzo, la scia di sangue delle donne vittime di femminicidi. Uccise da uomini che dicevano di amarle. Oppure per un pugno di soldi. L'ultima a morire atrocemente per mano di un uomo è stata Monia Di Domenico, la psicologa 45enne di Pescara assassinata dall'inquilino della sua casa di Francavilla al Mare, Giovanni Iacone, 48 anni, che l'ha colpita con una pietra alla testa e poi le ha tagliato la gola. È successo a gennaio di quest’anno, per questioni puramente economiche. Monia ha perso la vita per 800 euro, la somma che contava di riscuotere dal cuoco disoccupato, tra affitti e bollette non pagati.

Solo pochi giorni prima ha perso la vita Lucia Zafenza, 74 anni, avvelenata la mattina di Natale 2016 dal figlio Sandro Buoiocchi, 51 anni, che le ha somministrato 15 punture di eparina. L'uomo ha finito la madre malata nell'appartamento sul lungomare Colombo, a Pescara, e poi si è allontanato con l’intenzione di uccidersi, ma è stato rintracciato al porto e tratto in salvo. A dicembre 2016, il 2, è morta per mano del suo fidanzato Jennifer Sterlecchini, la commessa di 26 anni che aveva da poco lasciato il fidanzato Davide Troilo, 32 anni, ascensorista. La giovane stava riprendendo le ultime cose dall'abitazione di via Acquatorbida, a Pescara, dove i due avevano vissuto insieme. Ma lui non le ha permesso di andare via: l'ha uccisa a coltellate, dietro la porta di ingresso chiusa a chiave. Non lo ha fermato neppure il pensiero che in strada ci fosse la madre di Jennifer, che attendeva la figlia per portarsela via per sempre.

Andando indietro nel tempo si arriva a ottobre 2013, quando la furia omicida di Veli Selmanaj si è scatenata sull’ex moglie Fatime di 45 anni e una delle sue figlie, Senade, appena 21enne. Le ha freddate con un revolver detenuto illegalmente all'uscita di un discount di Pescina, confermando un’indole violenta che non aveva mai nascosto, anzi. L'uomo era stato denunciato dalla famiglia per le molestie in casa, spesso attuate sotto l'effetto dell'alcol.

A gennaio dello stesso anno, davanti a un altro supermercato, nel Nucleo industriale di Bazzano, alla periferia Est dell’Aquila, Burhan Kapplani, un imprenditore albanese allora 51enne, ha tolto la vita a colpi di pistola alla ex moglie, Orietha Boshi, e al suo nuovo compagno, Sheptim Hana, che avevano 36 e 39 anni, per poi costituirsi. Un’altra tragedia si è consumata a gennaio 2013 a Montesilvano. Damiano Verna, ex carabiniere di Castellana di Pianella, ha cosparso di benzina la donna con cui aveva avuto una relazione, Liliana Angelini, 65 anni. L'ha attesa sotto casa, spinta in ascensore con un coltello e versato il liquido infiammabile. Sono morti entrambi, prima lei e poi lui. Ed è stata l'ultima delle violenze subite dalla 65enne, che aveva cercato di interrompere la relazione ma lui aveva fatto di tutto per evitarlo, trasformandosi in uno stalker. E a nulla è servita la denuncia presentata dalla donna nella speranza di tenerlo lontano.

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