Perché la legge considera alcuni animali “espropriabili”

10 Maggio 2015

PIANELLA. Peggiore è il destino di una pecorella, in Italia, che di un materasso o di una forchetta. Gli animali, in quanto non considerati beni di prima necessità, sono espropriabili. Possono quindi...

PIANELLA. Peggiore è il destino di una pecorella, in Italia, che di un materasso o di una forchetta. Gli animali, in quanto non considerati beni di prima necessità, sono espropriabili. Possono quindi finire tra le «cose» da pignorare quando lo Stato, un Comune o una banca, attraverso le varie agenzie di riscossione e di recupero crediti, sono alla disperata ricerca di soldi da raccattare attraverso le procedure di esecuzione forzata per riavere somme non versate dai contribuenti o debitori in genere.

Mentre sulla confisca dei cani la questione è abbastanza controversa, trattandosi di animali d’affezione, per i quali entra in campo il sentimento, che prevale rispetto alla valutazione economica, per altri tipi di animali, mucche, cavalli, pecore, maiali e altre specie d’allevamento, che hanno un valore economico e commerciale, venduti ogni giorno migliaia e migliaia di esemplari per lo più per finire sulla tavola degli italiani, la legge è più chiara. Due anni fa, in provincia di Grosseto sono stati messi all’asta dal Tribunale quasi 400 ovini, tra pecore e agnelli, per un debito contratto dal proprietario, un allevatore in gravi difficoltà economiche.

Altra confisca “animalesca”, l’anno scorso a Mantova, dove sono state pignorate 150 mucche, per sanare un debito di 60mila euro del titolare della stalla. Il caso più clamoroso risale agli anni ’90, a Palermo, quando all’incanto finì persino una giovane leonessa, detenuta regolarmente (secondo le leggi dell'epoca) da un pellicciaio la cui attività era fallita. In quel caso, gli animalisti scesero in campo per protestare contro la vendita giudiziaria del felino, che non venne mai più messo all’asta. Fu invece affidato a un ente di protezione animali. (g.d.l.)

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