Perizia sul giubbetto di Italo D’Elisa Di Lello, i legali puntano all’infermità

VASTO. Omicidio D'Elisa. Da che distanza Fabio Di Lello il primo febbraio ha sparato al ventiduenne che riteneva responsabile della morte della moglie Roberta Smargiassi? Qual è stata la traiettoria...
VASTO. Omicidio D'Elisa. Da che distanza Fabio Di Lello il primo febbraio ha sparato al ventiduenne che riteneva responsabile della morte della moglie Roberta Smargiassi? Qual è stata la traiettoria dei proiettili? A questi e ad altri quesiti risponderà il nuovo accertamento peritale irripetibile disposto dalla Procura di Vasto sul giubbetto catarifrangente che Italo D'Elisa indossava al momento del delitto.
L'accertamento sarà eseguito dai militari del Ris, il reparto speciale investigativo dei carabinieri, il prossimo 13 febbraio. Il legale che rappresenta la parte lesa, l'avvocato Pompeo Del Re, è stato informato mercoledì sera della nuova perizia che deve essere eseguita in tempi brevi per evitare il deterioramento del tessuto. Quel giubbetto che Italo indossava durante le escursioni in bicicletta per essere visibile dagli automobilisti in transito, racconta particolari importanti dell'omicidio. I fori, e le tracce della polvere da sparo e le eventuali bruciature dei proiettili aiuteranno gli investigatori a stabilire da che distanza Fabio Di Lello ha sparato.
Intanto ieri a Pescara è cominciato il primo accertamento irripetibile sui tabulati dei cellulari di Italo D'Elisa e Fabio Di Lello. Di Lello al momento è l'unico indagato. L'accusa di cui deve rispondere è omicidio volontario premeditato. L'uomo rischia l'ergastolo. Dalle telefonate fatte e ricevute da Di Lello gli investigatori accerteranno se davvero qualcuno lo ha avvisato della presenza di D'Elisa davanti al bar Drink water di via Perth o se l'incontro è stato del tutto casuale. In sostanza se l'agguato è stato preparato e attuato dopo una telefonata (se così fosse chi ha fatto quella telefonata potrebbe essere accusato di concorso) o se l'uccisione di D'Elisa sia stato un omicidio d'impeto. I periti si sono riservati di consegnare la relazione fra 30 giorni.
Oltre all'esistenza o meno della premeditazione, va accertata la possibile infermità mentale dell'omicida. I suoi avvocati, Pierpaolo Andreoni e Giovanni Cerella sono convinti che Fabio Di Lello quando ha sparato a D'Elisa non fosse in grado di intendere ciò che stava facendo. «Ancora adesso è stravolto. Alterna pianti a lunghi silenzi. Non abbiamo ancora parlato di quel terribile pomeriggio. E' sconvolto. Sta malissimo ma stava molto male anche prima del delitto», dicono i due legali. Che i chiederanno probabilmente una perizia psichiatrica per accertare il vizio parziale di mente di Fabio Di Lello.
Se la procura dovesse accettare la richiesta i periti stabiliranno se l’imputato era in uno stato mentale razionale o confusionale. E ancora se negli istanti precedenti l’omicidio la sua volontà era scemata e di quanto, e se Fabio avesse il completo controllo delle sue facoltà e azioni. La seminfermità mentale, così come previsto dalla legge, potrebbe evitargli il carcere a vita. Intanto per le famiglie D'Elisa e Smargiassi si avvicina l'udienza a carico di Italo D'Elisa per omicidio colposo in programma il 21 febbraio. Il reato verrà estinto per morte dell'imputato. Il processo proseguirà in sede civile per il risarcimento del danno.

