Pesca bloccata per 37 giorni Oggi l’ultima asta al mercato col pensiero al caro gasolio

L’attività si arena da stasera su tutta la costa regionale e fino al 24 settembre Staffilano (Federpesca): meglio uno stop in primavera durante la riproduzione
PESCARA. La notte scorsa l’ultimo attracco stagionale alle banchine e stamattina l’ultima asta ai mercati ittici. Se fosse associata a un ciclo economico, da domani si parlerebbe di una “fase di depressione”, in cui la produzione ristagna e la disoccupazione si mantiene a livelli elevati. Ma all’alternanza di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell'attività svolta, la pesca abruzzese è abituata da un pezzo. Ciclicamente sta per tornare il fermo pesca: da domani e per 37 giorni - ossia dal 19 agosto al 24 settembre - le imbarcazioni della flottiglia del tratto di costa che va da San Benedetto del Tronto a Termoli occuperanno non più gli specchi d’acqua del mare Adriatico ma le aree di rimessaggio per le necessarie opere di manutenzione ordinaria. Al provvedimento - fondamentale se si vuole garantire la ripopolazione continua e periodica della fauna ittica e se si vuole evitare di creare squilibri ambientali - sono interessati oltre 450 imbarcazioni e circa 1.500 addetti tra lavoratori diretti e indotto: una quota che appare poca cosa nel Pil abruzzese ma che poi si riverbera negli affari legati alla ristorazione e al turismo. Ma la particolarità di questo stop a quella che è un’attività primaria, è che cade in un momento ulteriormente difficile per il settore, caratterizzato dall’aumento del costo dei carburanti, quindi con spese fisse importanti per chi va in mare tutti i giorni.
«Aspetto con ansia il fermo pesca», dice l’armatore Romeo Palestino, associato all’“Armatori Pescara Mimmo Grosso” con due imbarcazioni e 9 dipendenti, «con la speranza che, al ritorno in mare, le cose cambino. Il costo del gasolio è aumentato tanto: da quasi 40 giorni è passato da 60-65 centesimi a 90 centesimi al litro. Ne consumiamo circa duemila al giorno per ogni barca e quindi le spese sono elevate. Speriamo di avere più in là una situazione economica più stabile visti questi rialzi ingiustificati. Il fermo, poi, sarebbe utile se lo si facesse tutti insieme in Adriatico, e invece si applica la misura dei 15 giorni posticipati rispetto al nord e al sud. È un lavoro», continua Palestino, «che si può continuare a fare ma negli ultimi due anni, anche con lo scoppio della guerra, i problemi si sono triplicati sia nella commercializzazione del prodotto che nella gestione delle attività. I prezzi sono aumentati e il ricavato si è assottigliato. Il prezzo del pesce non è aumentato all’ingrosso ma al dettaglio e i consumatori si lamentano perché il prodotto è caro. A volte triplicato. Ormai si va in mare per non rimetterci sulle spese e per la passione».
Per Franco Ricci, presidente del Flag Costa dei trabocchi e del Distretto agroalimentare di qualità prodotti ittici d’Abruzzo (Daq), «il fermo pesca è diventato ormai consuetudine, sono tanti anni che si fa ed è entrato nella mente di armatori e pescatori. Bisogna difendere il mare perché così si rigenera, dà una spinta alla ricrescita, ma è anche un momento per dare le ferie a lavoratori che una volta stavano fuori 12 mesi l’anno. Penso che lo stop biologico debba essere esteso anche ad altre attività come quella dei mercati ittici e all’ingrosso che devono fermarsi obbligatoriamente perché legati alla produzione, ma mentre armatori e pescatori prendono un rimborso, per gli operatori dei 4 mercati ittici d’Abruzzo non c’è praticamente nulla: eppure si tratta di una trentina di addetti in tutto ai quali potrebbe pensare la Regione con un aiuto visto che i mercati stanno scomparendo. Anche la pesca in sé comunque sta morendo: c’è una risoluzione dell’Ue che farà sparire lo strascico nel 2030, è il primo passo per dire di andare tutti a casa. E gli armatori sono preoccupati per gli investimenti fatti finora nel settore».
Nicolino Natarelli, armatore di Vasto, plaude al fermo pesca. «Sono oltre 30 anni che si fa e ci sono state sempre lamentele di armatori e pescatori, con la politica che poi ci mette del suo. Eppure», dice Natarelli, «con questo provvedimento la pesca italiana ha risolto tanti problemi perché si fanno riposare mare ed ecosistema e la balneazione in questo periodo diventa più tranquilla. Si dà anche riposo al pescatore che ne approfitta per ristrutturare e manutenere le barche. Io la vedo come una sfida vincente sulla scorta di date stabilite dai biologi. Quest’anno ho visto anche un buon rilancio della ristorazione e delle pescherie collegato all’aumento di presenze sulla costa vastese. Il pesce c’è e questo è quello che conta per noi».
Non la pensa allo stesso modo Vincenzo Staffilano, presidente regionale di Federpesca e armatore della flottiglia giuliese: «Ogni anno è la solita minestra», sostiene Staffillano, «perché si applica il fermo quando sulla costa c’è gente. Questo è un problema che va avanti dal 1987 e che non si è mai risolto. Ancora non ci pagano il fermo dello scorso anno: se ci aggiungiamo anche la crisi in atto e l’aumento del prezzo dei carburanti, siamo freschi come settore. Resto dell’idea che il fermo andrebbe fatto in primavera, dal 15 aprile al 15 giugno, quando è il periodo della riproduzione sotto costa. Spero che questo lavoro continui in futuro ma bisogna affidarsi solo alla piccola pesca dove resistono i figli dei pescatori che hanno deciso di continuare a investire nel settore».
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