Pesca bloccata un’altra settimana Ristoratori e negozi in difficoltà

12 Marzo 2022

Gli armatori hanno deciso di non tornare in mare, in attesa degli aiuti del governo e della Regione Scordella: «Non possiamo lavorare con queste spese». Ferraioli: «I costi per noi sono aumentati»

PESCARA . La marineria di Pescara non arretra di un passo, e neppure le altre marinerie abruzzesi: la protesta prosegue e le barche continueranno a non uscire in mare. Niente pesce fresco, quindi, né questa settimana né la prossima. Dopo aver riconsegnato i documenti alla Capitaneria di porto, gli armatori si sono fermati per dire “basta” al caro gasolio visto che i prezzi sono diventati proibitivi e fare il pieno alle imbarcazioni è impossibile. I pescherecci sono ormeggiati dallo scorso fine settimana e ieri, dopo la protesta a Roma di mercoledì, si è tenuta una assemblea nazionale al mercato ittico di Ancona e si è deciso di mantenere la stessa linea, anche se non tutte le marinerie d’Italia sembravano d’accordo e qualcuno era pronto a tornare in mare.
L’ASSEMBLEA
«Restiamo a terra», ha detto il rappresentante dell’associazione Armatori Pescara, Francesco Scordella, dopo l’incontro. «La situazione non si è risolta e lunedì saranno fermi anche i camionisti per cui non riusciremmo a smerciare il pescato. In queste condizioni non possiamo lavorare: il prezzo del gasolio non è sostenibile, le spese superano i ricavi». Scordella ha chiesto il supporto della Regione, si è rivolto al prefetto Giancarlo Di Vincenzo e la marineria pescarese ha fatto parte della delegazione ristrettissima che ha incontrato a Roma il sottosegretario Francesco Battistoni. Ma ci vorrà del tempo prima che arrivino segnali concreti dell’impegno delle istituzioni. «Abbiamo chiesto di anticipare il fermo biologico e di riconoscerci un contributo. A livello regionale i tempi potrebbero essere più brevi mentre non credo che i 18 milioni annunciati dal Governo, come sostegno Covid, arriveranno prima di un anno. Si tratterebbe di una somma tra i 600mila e gli 800mila euro per tutta la regione. Per ora manteniamo la posizione e non vuol dire scioperare: vuol dire che non ce la facciamo a lavorare così», con il prezzo del gasolio triplicato in un anno. Tutte riflessioni che oggi saranno riportate in una assemblea con il resto della marineria pescarese, che fino ad ora è stata compatta. Con Scordella, ieri, c’erano anche Massimo e Massimiliano Camplone, Lucio Di Giovanni e Romeo Palestino, insieme ai colleghi di Vasto e Ortona. «C’è un clima di esasperazione», ha detto quest’ultimo dopo aver ascoltato gli umori delle altre marinerie. «Non solo non si lavora ma le spese da sostenere ci sono ugualmente per cui c’è la volontà ferma di rimanere a terra, e ci uniamo simbolicamente agli autotrasportatori. Ma c’è anche la disperazione di chi è in difficoltà» tant’è che qualche rappresentante delle altre marinerie ieri, a Ancona, ha manifestato la volontà di riprendere a pescare, avendo una scorta di gasolio.
«La prossima settimana noi rimarremo fermi», ha detto Di Giovanni, «e poi valuteremo se tornare in mare uno o due giorni a settimana, per riportare una quantità di pescato non eccessiva, in modo da aumentarne il valore. Certo, i ristoranti risentono di questa situazione, e con lo stop degli autotrasportatori sarà ancora più complicato perché la merce non viaggia, non entra e non esce. Noi attendiamo che il prezzo del gasolio scenda».
RISTORANTI
Nei ristoranti la mancanza di pesce locale si avverte. «Usiamo prodotti freschi ma siciliani, liguri e croati», dice Carlo Ferraioli dal suo locale facendo notare che «i costi da sostenere sono molto più alti. «Abbiamo rivisto i menu, senza aumentare i prezzi: non possiamo massacrare i clienti, da questo punto di vista, ma non possiamo neppure garantire la stessa scelta di prima. Probabilmente si avranno ripercussioni più pesanti anche per lo stop degli autotrasportatori. Quello che sta accadendo è allucinante», conclude.
PESCHERIE
«Il mercato ittico è fermo per cui compriamo all’ingrosso, e poi rivendiamo, pesce di allevamento», dice Giancarlo Ciroli, che ha cinque pescherie e sta risentendo dello stop. «Abbiamo comunque prodotti di prima scelta, ma ci costano un po’ di più. Qualcosa, poi, arriva da Chioggia. Ma si lavora poco, e comunque gli aumenti li stiamo subendo tutti».