Pesca, un patto tra Regioni per scongiurare il fermo

28 Luglio 2020

Il sottosegretario L’Abbate (M5S) partecipa al confronto pubblico a Pescara Corsa contro il tempo per cambiare il regolamento europeo. Ecco la proposta

PESCARA. Passa sul tavolo dell’Unione Europea la proposta di far slittare il lungo fermo biologico nell’Adriatico per consentire così alle marinerie, già duramente provate dai mesi di blocco forzato a causa del lockdown, di poter lavorare quest’estate senza dover attraccare gli ormeggi in banchina per 42 giorni, dal 13 agosto al 15 settembre. I tempi ci sono, ma per poter cambiare la normativa europea è fondamentale che tutte le Regioni adriatiche facciano fronte comune e siano d’accordo a posticipare il fermo.
L’impegno è stato assunto ieri mattina dal sottosegretario alle Risorse marine, politiche agricole, alimentari e forestali Giuseppe L’Abbate (M5S) durante il confronto istituzionale con gli operatori del comparto della pesca che si è tenuto a Pescara nella piazza antistante la sede dell’Enel, tra viale Marconi e via Conte di Ruvo, promosso dal senatore del Pd, Luciano D’Alfonso. Tra gli elementi al centro del dibattito lo studio dell’Istituto zooprofilattico di Teramo che ha certificato come la riduzione delle attività di pesca dal 12 marzo al 3 maggio, a causa dell’emergenza sanitaria, abbia già determinato la sopravvivenza e la tutela degli stock ittici, rendendo quindi superfluo un ulteriore blocco in piena estate.
IL CONFRONTO. «Nulla è immodificabile», ha detto il sottosegretario L’Abbate al termine dell’incontro che ha visto gli interventi di rappresentanti delle istituzioni abruzzesi come il senatore D’Alfonso, il prefetto vicario di Pescara Carlo Torlontano, che si è occupato a lungo dell’insabbiamento del porto canale, il sindaco di Pescara Carlo Masci, il vice presidente di Confcommercio Pescara e membro dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale Riccardo Padovano, il commercialista Vincenzo Vecchioli che segue professionalmente le imprese marittime, Massimo Camplone in rappresentanza della categoria e, infine, il prorettore alle relazioni culturali dell’università D’Annunzio di Chieti-Pescara Stefano Trinchese. Tutti hanno fatto appello alla politica nazionale, affinché trovi le risposte attese da una categoria che ha deciso a inizio marzo di fermare le uscite in mare perché non poteva controllare il rispetto del distanziamento dei marinai a bordo delle imbarcazioni e che oggi si trova con l’acqua alla gola, in attesa di aiuti dal governo nazionale, chiamato in questo delicato momento storico «a smuovere il bisonte della burocrazia e a superare una norma che è statica», come sottolinea D’Alfonso.
FERMO PESCA DA CAMBIARE. «Il fermo biologico», evidenzia L’Abbate, «è regolamentato dall’Unione Europea. La legge si basa su dati e studi scientifici che hanno dimostrato che, in determinati periodi dell’anno, bisogna fermare la pesca per consentire alle specie di riprodursi. Ma se, come è emerso in questa sede, ci sono studi più moderni e con basi scientifiche solide, questo ci consente di andare a Bruxelles e chiedere la revisione del regolamento».
LA STRATEGIA. Il sottosegretario L’Abbate si è detto disponibile a lavorare per evitare un nuovo fermo tecnico già questa estate e trovare un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni, proponendo al Ministero dell’Agricoltura di attivare una comunicazione con Bruxelles per fare in modo di spostare in avanti la data del fermo biologico.
Questa la strategia che sarà portata all’attenzione dei tavoli nazionali. Il primo obiettivo è trovare l’accordo fra tutte le Regioni dell’Adriatico per chiedere al Governo di posticipare i tempi del fermo. Di questo aspetto si è detto disponibile a farsi portavoce il senatore D’Alfonso, mentre Padovano ha rimarcato che farà altrettanto con Confcommercio Marche e Molise «per stilare un documento comune e per chiedere che il fermo tecnico possa essere rivisto perché non può essere fatto nella stagione estiva». Il secondo obiettivo, a medio e lungo termine, è di sfruttare il tempo dello slittamento del fermo per avere dall’Europa il placet alla rimodulazione dell’intero regolamento.
LE ALTRE RICHIESTE. Le altre richieste poste dalla marineria hanno riguardato gli indennizzi straordinari per la categoria, le pensioni per i pescatori, ora tropo basse, e l’accesso alla “fossa di pomo” al confine con la Croazia. «Siamo intervenuti con l’articolo 78 del decreto Cura Italia», ha detto L’Abbate, «per indennizzare i pescatori con 20 milioni oltre alla garanzia dello Stato per ottenere liquidità. Le Regioni possono utilizzare le risorse del fondo europeo per gli affari marittimi (Feamp) per indennizzare i periodi di fermo emergenziali. Per i tempi dei pagamenti abbiamo semplificato le procedure per versare gli importi del fermo dell’anno corrente già a febbraio-marzo dell’anno successivo. Infine per la fossa di pomo si deve aprire un ragionamento tra Italia e Croazia».