PESCARA
Un ostello interculturale che potrà accogliere, per un periodo limitato, fino a 60 migranti regolari, e che siano state vittime di caporalato.
È questo il progetto che l’amministrazione comunale targata Carlo Masci ha individuato per ridare nuova vita all’ex mercato coperto dei Gesuiti, in via Maestri del Lavoro, chiuso dal 2003. La riconversione dell’edificio che, dopo una parentesi come casa per anziani (dopo la chiusura di quella di via Arapietra) e poi centro smistamento di viveri e attrezzature della protezione civile, durante la fase di emergenza del terremoto dell’Aquila, è divenuto un magazzino e deposito comunale, avverrà attraverso fondi Pnrr. Il contesto nazionale in cui si inserisce l’opera risale al 2021 quando la Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione ha siglato con Anci la convenzione di sovvenzione per la realizzazione, in collaborazione con Cittalia, di un “Piano d’azione a supporto degli enti locali nell'ambito dei processi di inclusione dei cittadini stranieri e degli interventi di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato”, finanziato con il Fondo nazionale per le politiche migratorie.
Nell’ambito di questo piano sono state previste risorse Pnrr e il Comune di Pescara, unico in tutta la regione, ha partecipato, candidandosi proprio con l’immobile di via Maestri del Lavoro. Il finanziamento stanziato ammonta a un milione 774 mila euro circa, dei quali, un milione 597 mila euro, cioè il 90 per cento dell’importo va alla riqualificazione dell’immobile, mentre 177 mila euro circa sono per la gestione delle attività previste.
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Il progetto che ha visto la parte di fattibilità tecnico – economica elaborata dall’architetto Giampiero Lettere, ex consigliere comunale, e quella esecutiva dalla Rti Schema 17 Srl, insieme all’ingegner Luigi Di Giovanni, riguarda la «trasformazione dell’edificio per cinque anni in un luogo di accoglienza temporanea, capace di rispondere a esigenze abitative urgenti e di offrire un'alternativa al mercato privato», si legge nella scheda progettuale. La riconversione consiste sia «nella riorganizzazione degli spazi interni con adeguamento impiantistico, e include una serie di interventi tecnici e strutturali volti a garantire accessibilità, sostenibilità e flessibilità degli spazi, rendendolo anche energeticamente autonomo».
Nei 955 metri quadrati di spazi (850 al piano terra e 105 al piano primo) si andranno a creare una zona filtro all’ingresso per accoglienza e distribuzione; e poi camere per ospitare fino a 60 persone, su carta, ma poi l’idea è di dimezzare l’effettiva capacità, servizi e un grande spazio comune polifunzionale al centro (luogo di incontro, di attività e di interazione) e di uno spazio dedicato alla ristorazione.
I lavori hanno preso il via lo scorso aprile e si punta a concluderli entro il 30 agosto, anche alla base dell’ultima proroga nell’ambito del Pnrr.
Sempre secondo quanto riportato nella scheda, il progetto si propone di «trasformare l’edificio in un hub di accoglienza e integrazione, con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, all’efficienza energetica e all’inclusività sociale».
Se è vero che il Pescarese non è un territorio particolarmente bersagliato dal fenomeno del caporalato, secondo alcune indagini elaborate dal Comune, molti immigrati regolari scelgono Pescara come città in cui abitare, per poi andare a lavorare nelle campagne del Teramano. Da qui l’idea del Comune di partecipare al progetto, divenendo dunque punto di riferimento di accoglienza per tutta la regione. Nel frattempo che i lavori vanno avanti, gli uffici che si occupano delle Politiche sociali del Comune stanno elaborando un progetto per la sua gestione, anche in collaborazione con la Prefettura e le associazioni, individuando altri fondi.
Il quartiere però non ha preso di buon grado l’iniziativa. Nei giorni scorsi alcuni abitanti, indispettiti per l’assenza di informazioni e di coinvolgimento, hanno richiesto un incontro con i rappresentanti del Pd, in consiglio regionale e in Comune, Antonio Blasioli e Piero Giampietro, per conoscere meglio il progetto. La preoccupazione è data anche dalla vicinanza con lo Sprar, presente nell’ex convento dei Gesuiti.