Pescara, ammanchi alla cassa del Cup: dipendente Asl condannato

Anziché versare i soldi pagati dai cittadini per visite ed esami, li teneva per sé: ora dovrà restituire quasi 20 mila euro. L'inchiesta della Corte dei Conti partita dopo un furto fallito al distretto sanitario di Pescara Nord
PESCARA. Un ex dipendente della Asl di Pescara, 63 anni, dovrà risarcire la Asl di quasi 20 mila euro. Secondo la Corte dei Conti sarebbe lui il responsabile degli ammanchi alla cassa del Cup del distretto sanitario di Pescara Nord. Le indagini sono partite dopo un tentativo di furto al Cup quando, nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile del 2014, la cassa era stata danneggiata e, da quella data, era rimasta bloccata con impossibilità di aprirla. L’impiegato, unico depositario della chiave della cassa, si sarebbe rifiutato di aprire la cassa, in un braccio di ferro con i suoi dirigenti culminato con il suo licenziamento. Con l'apertura della cassa sono stati scoperti gli ammanchi: dentro c'erano pochi spiccioli e non circa 20 mila euro.
"Anziché rinvenirvi la somma prevista di euro 19.227,95 (quale risultante dalla contabilità aziendale) vi erano rinvenute solo le monete per un totale di euro 112,35 essendo vuoti i contenitori delle banconote", recita la sentenza di condanna della Corte dei Conti. La stessa Asl ha denunciato il caso alla procura contabile. "Il convenuto", dice la sentenza, "era, all’epoca dei fatti, in rapporto di servizio con una pubblica amministrazione; era, per di più, soggetto incaricato del maneggio di denaro, qualificabile quindi come agente contabile. Il danno (recte, l’ammanco) è evidente ed è costituito dalla mancanza, all’interno della cassa quietanzatrice deputata all’incasso dei ticket sanitari, delle somme registrate come introitate e come tali rilevate nella contabilità dell’ente".
E secondo i giudici il dipendente "non ha fornito alcuna logica spiegazione (né in sede istruttoria, né in sede processuale) della sparizione delle banconote".

