Pescara brucia: terrore dalla Pineta al mare

2 Agosto 2021

In fuga dalle case, oltre trenta intossicati: devastata la Riserva dannunziana Interrotta la linea ferroviaria Adriatica, 500 persone soccorse alla stazione

PESCARA. Fuoco, paura e danni. Quella di ieri è stata una giornata all’insegna delle emergenze, per i numerosi incendi che si sono susseguiti in molte località della regione. Una giornata orribile e indimenticabile per Pescara, nella zona sud, dove l’inferno è scoppiato dalle 14,30: la pineta dannunziana, uno dei gioielli della città, polmone verde del capoluogo adriatico, è stata travolta e divorata dalle fiamme, ma non solo questo. In via Pantini il rogo ha raggiunto le abitazioni, mentre a piazza Alcyone l’incendio è arrivato fino al Torrente Vallelunga, e nelle stesse ore l’allarme è scoppiato anche a Colle Breccia, creando ovunque un allarme senza precedenti. Molte le strutture lambite dai roghi, o comunque a rischio: i residenti si sono precipitati in strada ed è stato necessario evacuare oltre cento persone, con anziani e disabili, per poi trasportarne una parte al Pala Becci, nel porto turistico, messo a disposizione per l’emergenza. Lì è stato attivato il posto medico avanzato, con il personale del 118 che ha prestato soccorso a chi ha avuto malori o ha respirato fumo, compresi gli operatori che hanno gestito l’emergenza, e in serata c’erano ancora quaranta persone. Per diverse persone è stato necessario, sin dal pomeriggio, il trasporto al pronto soccorso, visto che si temeva l’intossicazione.
Tra gli evacuati anche le suore dell’Istituto Sacro cuore di via de Cecco, che si trova vicino alla pineta, e del monastero del Carmelo, di via Monte Carmelo, nella zona del cimitero di San Silvestro. E per 33 di loro, così come per almeno sei cittadini, è stato disposto in serata il trasferimento in hotel, spiega l’assessore alla Protezione civile, Eugenio Seccia, rimasto in collegamento tutto il tempo con il Centro operativo comunale che ieri è stato attivato per occuparsi delle criticità derivanti dai roghi.
Il monitoraggio di quello che si annunciava come un disastro, è avvenuto in prefettura. Sin dalle 14,30, quando in città si è sollevata una coltre scura di fumo che ha fatto scattare l’allarme, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo ha attivato il Centro coordinamento soccorsi, per la gestione dell’emergenza causata dai numerosi incendi scoppiati in città e fuori, e l’attività del Centro è andata avanti anche durante la notte, per seguire l’evolversi della situazione. Il pubblico ministero Anna Benigni ha aperto immediatamente un fascicolo contro ignoti, in vista di un sopralluogo da effettuare nelle zone devastate dalle fiamme, e mentre si superavano pericoli e urgenze, si è anche cercato di dare una risposta alla domanda che tutti si sono posti e cioè se dietro i roghi di ieri ci sia la mano dell’uomo.
Intanto in strada, sui vari fronti, si susseguivano gli interventi dei vigili del fuoco, che hanno attivato tutti i mezzi a disposizione (compresi quelli dislocati in aeroporto) e tutte le squadre (facendo rientrare anche il personale non in servizio), con il supporto di elicotteri e Canadair, e in serata sono arrivati i rinforzi, con diverse squadre partite dall’Aquila e da Roma. Nel pomeriggio i mezzi a terra e i velivoli hanno continuato senza sosta a gettare acqua sulle zone che ardevano, mentre le lingue di fuoco continuavano ad alzarsi minacciose verso il cielo, avvicinandosi sempre più agli edifici, alimentate da un caldo insopportabile e da un vento pericolosissimo. Una lotta contro il tempo, anche per la protezione civile, un’impresa che appariva impossibile e che è andata avanti per ore, facendo scendere in strada in maniera massiccia anche polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale e guardia costiera. Il crepitio del fuoco che si avvicinava, con il fumo che rendeva l’aria irrespirabile, hanno terrorizzato chi era in casa e ha visto le fiamme avvicinarsi, al villaggio Alcione, sul lungomare sud, nella zona più vicina alla pineta e a Colle Breccia, verso San Silvestro. Mano a mano che la nube nera aumentava la spiaggia della zona sud si è svuotata e lì i lapilli hanno raggiunto due stabilimenti, Tramonto e Coralba, creando danni al materiale delle strutture, dalle palme alle sedie. Proprio in quegli istanti balneatori e bagnini hanno avviato le operazioni di soccorso e di evacuazione e nei minuti successivi il traffico è stato bloccato sul lungomare e nella zona della pineta.
Le fiamme, che si è cercato di tenere lontano dalla riserva e dagli edifici, hanno avuto a lungo la meglio, mandando in cenere, tra l’altro, l’autodemolizione Ciccone, in via Antonelli. Sotto gli occhi del sindaco Carlo Masci, che ha seguito l’intervento di spegnimento in strada, il fuoco ha raggiunto e mangiato il verde dei comparti 5 (quello chiuso al pubblico) e 4 (quello di via Scarfoglio) della pineta, spazzando via anche delle strutture al loro interno. Ma prima ancora ha coinvolto la zona sotto alla tangenziale che conduce da Francavilla a Montesilvano, arrivando fino al fosso Vallelunga e alla scuola di via Scarfoglio. Considerata la gravità della situazione sono stati chiusi l’ingresso e l’uscita della Variante, nella zona sud (e inizialmente anche il tratto ulteriore fino a Francavilla), presidiati dalla polizia stradale, così come è stato necessario bloccare la linea Adriatica della ferrovia, lasciando a piedi molti viaggiatori, con circa 500 persone soccorse in stazione dalla protezione civile comunale (sono stati attivati dei pullman sostitutivi).
Solo in serata la situazione è migliorata, i focolai rimasti sono apparsi sotto controllo, ma l’allarme non è rientrato, anzi. Temendo che il fuoco riprendesse vigore l’attività è andata avanti tutta la notte. E oggi si conteranno i danni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA