Pescara calcio, arriva la sentenza «I bilanci 2015 e 2017 sono nulli»

11 Dicembre 2021

I giudici del tribunale dell’Aquila danno di nuovo ragione all’ex amministratore delegato Iannascoli I legali del presidente Sebastiani annunciano già ricorso. E a marzo c’è l’appello per il bilancio 2016

PESCARA. E dopo il bilancio del 2016, i giudici del tribunale dell’Aquila (la sezione specializzata in materia d’impresa) dichiarano la nullità anche dei bilanci del 2015 e del 2017 del Pescara Calcio.
Un altro punto a favore dell'ex amministratore delegato, Danilo Iannascoli, che è ancora socio di minoranza della Delfino Pescara 1936, e che attraverso la sua società, la Cimmav, aveva azionato i ricorsi.
Con due distinte sentenze, dunque, i giudici aquilani (estensore il presidente del collegio, Christian Corbi) hanno dichiarato nulli i due bilanci, annullando le deliberazioni dell'assemblea dei soci nella parte relativa all'approvazione dei rispettivi bilanci.
Il bilancio del 2016, come detto, era già stato dichiarato nullo, ma quella sentenza venne subito appellata ed è ancora in corso di decisione: nel prossimo mese di marzo dovrebbe arrivare la decisione dei giudici di secondo grado.
E lo stesso iter è stato già annunciato dalla società del presidente Daniele Sebastiani (rappresentata dagli avvocati Ciro Esposito di Napoli e Giuliano Milia di Pescara) anche nei confronti di queste due ultime decisioni del tribunale delle imprese.
In entrambe le sentenze le conclusioni dei giudici, peraltro identiche, sono comunque piuttosto pesanti nei confronti della società calcistica: «La fondatezza delle doglianze di parte attrice (e cioè della Cimmav di Iannascoli che in questi ricorsi è stato assistito dagli avvocati Giovanni Di Bartolomeo e Marco Sanvitale ndc) ha evidenziato come la deliberazione assembleare in questa sede gravata, abbia approvato un bilancio redatto in modo non conforme ai sopra menzionati precetti normativi. Con la conseguenza per la quale tale deliberazione assembleare deve ritenersi nulla per illiceità dell'oggetto ai sensi dell'art. 2379 del codice civile».
Fra i punti evidenziati in sentenza e ritenuti non veritieri, c’è ad esempio l’omessa rilevazione del debito verso il Club Evingado per l’acquisto del calciatore Juan Fernando Quintero Paniagua, con l’indebita iscrizione di una sopravvenienza passiva di 1,5 milioni di euro per il bilancio al 30 giugno del 2015.
«In altre parole», scrive il giudice, «la condotta oggetto di censura si palesa in aperto dispregio dei principi per i quali il bilancio deve essere redatto in modo veritiero e corretto».
E poi ci sarebbe l’illegittima iscrizione di crediti inesistenti per imposte anticipate per 3,3 milioni di euro, e ancora l’omissione di un congruo fondo svalutazione crediti della voce “crediti verso clienti” di 14,5 milioni di euro.
A riguardo, in sentenza si legge che «il contegno omissivo tenuto da Delfino, violando in ogni caso la clausola generale della chiarezza, impedisce di comprendere dalla lettura del bilancio qualsivoglia valutazione in ordine alla recuperabilità dei crediti di cui si è detto. Cosicchè, difetta di veritiera e corretta rappresentazione della situazione patrimoniale ed economica di Delfino, nel bilancio chiuso al 20 giugno 2015».
E dunque, in testa al sodalizio biancazzurro arriva anche questo problema legato ai bilanci, nel momento in cui il tribunale di Torino sta vagliando la posizione della società pescarese in relazione a plusvalenze sospette con il Parma e la Juventus.
©RIPRODUZIONE RISERVATA