Pescara celebra il 25 aprile con due gesti simbolici

Solo una corona in municipio e i fiori a Colle Pineta per ricordare la Liberazione Feste vietate dal virus, Antonelli: «Era l’unico modo possibile ed era giusto farlo»
PESCARA. Una festa della Liberazione mesta e silenziosa, ridotta a una breve e simbolica cerimonia dall’emergenza coronavirus. Pescara, per la prima volta in 75 anni, celebra il ritorno della democrazia in Italia senza folla. Con le norme anticontagio, come del resto avvenuto in tutto il Paese, non sarebbe potuto essere altrimenti.
Un mazzo di fiori al cippo di Colle Pineta che ricorda l’eccidio dell’11 febbraio 1944 e una corona d’alloro sul municipio: questi gli unici appuntamenti pubblici che ieri in città hanno commemorato l’anniversario del 25 aprile 1945, giorno in cui il Comitato di liberazione nazionale, da Milano, assunse di fatto la guida del Paese, e proclamò l’insurrezione generale contro le forze d’occupazione naziste e di ciò che restava del regime fascista.
Alle 9 del mattino il primo gesto simbolico: a un delegato dell’Anpi, “scortato” dalla polizia municipale, è stato permesso l’ingresso nel cortile della scuola di Colle Pineta, per deporre un mazzo di fiori sul cippo che ricorda l’eccidio di nove partigiani perpetrato dai tedeschi. Poco dopo, alle 11, il sindaco Carlo Masci e il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli hanno deposto una corona d’alloro davanti alla lapide affissa su palazzo di città in memoria di Renato Berardinucci e Vermondo Di Federico, due partigiani “pescaresi d’adozione” medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Ad accompagnare la cerimonia di fronte al municipio, insieme al gonfalone cittadino, erano presenti, simbolicamente, solo tre labari di associazioni di combattentistiche e d’arma (Anpi, Assoarma e Associazione nazionale finanzieri d’Italia) in rappresentanza di tutti i corpi che hanno partecipato alla guerra di Liberazione.
«Purtroppo, anche questa ricorrenza di grande valore si è svolta in un clima surreale, come del resto tutto in queste settimane», sottolinea Antonelli, «è stato così per il presidente della Repubblica a Roma come per noi qui a Pescara. Fa male celebrare la Liberazione in questo modo, ma era l’unico possibile ed era comunque giusto farlo. Ci auguriamo che sia la prima e l’ultima volta», chiosa il presidente del consiglio comunale, «che venga ricordata così una data che, per la cultura politica dalla quale provengo, sono sempre stato portato a festeggiare».
Il silenzio surreale in città è stato spezzato intorno alle 15, quando qua e là, dai balconi, tanti i pescaresi hanno aderito al flash mob nazionale esponendo il tricolore dal balcone, e intonando o diffondendo “Bella ciao”. A colorare il capoluogo adriatico sono stati infine il ponte Flaiano illuminato come la bandiera italiana, e i cartelli affissi sulle vetrine di varie attività commerciali, in una città che, come il resto del Paese, sta vivendo giorni talmente duri che probabilmente possono essere paragonati solo a quelli conclusi 75 anni fa con la Liberazione.
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