Pescara, dieci anni di abusi sulla figlia: condannato a 10 anni e 4 mesi

19 Ottobre 2016

L'uomo, un manovale di 46 anni, è già in carcere dal 5 giugno del 2015. Il pubblico ministero aveva chiesto 16 anni di reclusione. Risarcimento di 70 mila euro alla ragazza che iniziò a essere violentata dall'età di 8 anni, 10 mila euro alla madre

PESCARA. Per dieci anni ha violentato la figlia, per dieci anni sconterà la sua pena in carcere per aver abusato della piccola da quando aveva solo 8 anni, e non fermandosi neanche quando la bimba aveva iniziato a soffrire di crisi di panico. E così oggi il giudice Maria Michela Di Fine (a latere Medica e Di Salvatore) ha condannato un 46enne manovale della provincia di Pescara a 10 anni e 4 mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, risarcimento danni di 70 mila euro per la figlia e 10 mila euro per la moglie, più il pagamento delle spese per la parte civile, rappresentata dall'avvocato Carla Tiboni. Il pubblico ministero, Annalisa Giusti, aveva chiesto per l'uomo una condanna a 16 anni, mentre la difesa - rappresentata dall'avvocato Pizzuti - l'assoluzione perchè il fatto non sussiste. Alla fine lo sconto è stato di sei anni, ma si tratta comunque di una condanna pesante e la Procura probabilmente non presenterà appello.

Nell'aula di tribunale è stato ripercorso il dramma interrotto dall’arrivo dei carabinieri di Popoli la notte del 26 maggio 2015, quando il manovale finì nel carcere di San Donato e poi, per evitare ritorsioni da parte di altri detenuti, venne trasferito in altro carcere. Sei gli episodi di violenza sessuale contestati all'orco, avvenuti tra il 2005 e il 2015, che moglie e figlia, oggi diciottenne, sono riuiscite a ricostruire dopo anni di minacce e di terrore. Il 26 maggio 2015, intorno alle 21, come illustra l’ordinanza di custodia cautelare, il manovale tornò a casa ubriaco, e dopo aver messo alla porta la moglie e la figlia non le fece più rientrare a casa, minacciandole di morte. E’ a quel punto che i carabinieri piombano nella casa dell'uomo trovandolo chiuso in camera senza rispondere al telefono o al citofono. Alla vista dei carabinieri fu la donna a non reggere più la situazione e a fare ai carabinieri, com’è scritto nell’ordinanza, «la sconvolgente rivelazione», a spiegare ai militari che il loro arrivo non era solo legato alle minacce di quella sera, ma a dieci anni di dramma. «La donna aveva dichiarato che la figlia le aveva riferito di essere stata in numerosissime occasioni e per un rilevante lasso di tempo», ha scritto il gip, «vittima di abusi sessuali da parte del padre». Il giorno successivo, anche la ragazza andò in caserma per raccontare la tragedia di cui sarebbe stata vittima da quando aveva 8 anni. Il 5 giugno 2015 è così scattato l’arresto per il 46enne e quest'anno è iniziato finalmente il processo. Oggi la sentenza di primo grado: un anno di carcere per ogni anno di terrore.

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