Pescara, ecco la casa dove si drogano i ragazzini

Il direttore del Serd: "Andate a vedere quello che succede a Rancitelli, ragazzini di 13-14 anni strafatti giorno e notte"
PESCARA. «Andate a vedere quello che succede a Rancitelli, all’asilo abbandonato, come lo chiamano i tossicodipendenti: dicono che ci sono ragazzini di 14 anni buttati per terra tra materassi sudici ed escrementi, che se ne stanno lì, strafatti, notte e giorno. Con cinque euro la droga se la comprano e se la consumano direttamente lì».
È uno schiaffo alla città, la denuncia che affida al Centro il dottor Pietro Fausto D’Egidio, storico direttore del servizio tossicodipendenze della Asl pescarese e attuale presidente nazionale della FeDerSerd, la federazione degli operatori del dipartimento e dei servizi delle dipendenze. “L’asilo” è un edificio nuovo e già abbandonato all’interno del parco di via Tavo, a un passo dalle case del Ferro di cavallo, il market della droga più grande d’Abruzzo. Un posto da tempo utilizzato come bivacco e rifugio dai tossicodipendenti che però, negli ultimi tempi, tra i frequentatori abituali della piccola costruzione avrebbero notato un cambio generazionale e di sostanze consumate.
La polvere che ti brucia. «I pazienti eroinomani che usano anche cocaina», riprende il dottor D’Egidio, «mi parlano scandalizzati di questo posto, a Rancitelli, dove dicono che ci sono bambini di 13, 14 anni, che se ne stanno là per giorni, e che arrivano anche da fuori: acquistano e consumano droga, nel degrado più totale, e non si sa neanche che cosa consumano. Mi parlano di una polvere, che chiamano eroina, ma che eroina non è: è una polvere che ti stravolge, ma se possibile ti brucia anche più dell’eroina. Perché, non dimentichiamo che con le droghe sintetiche basta una partita prodotta male, come è accaduto con l’ecstasy, per avere sostanze che bruciano le cellule del cervello in modo irreversibile. Il 4 giugno è uscito il rapporto europeo sulle droghe che descrive un’invasione incredibile di nuove sostanze con effetti psicotropi o stupefacenti, ma il problema è che prima di dimostrare gli effetti che l’abuso di quella sostanza provoca passano minimo tre mesi e nel frattempo chi le immette sul mercato non è perseguibile penalmente».
Bastano 5 euro. Uno scenario che sempre di più sta coinvolgendo il tessuto sociale pescarese: «Sembrerebbe», svela ancora il direttore del Serd, «che questo mondo super tecnologico e industriale dei mercanti di droga, che gestiscono il mercato con le stesse tecniche commerciali di raffinati commercialisti, stiano facendo scomparire da Pescara l’eroina sostituendola con questa polvere che non si sa che cosa contenga. Ma gli eroinomani di lunga data che riconoscono l’eroina a fiuto, dicono che di eroina dentro quella polvere non c’è più nulla. Di certo ti sconvolge completamente: è fatta di sostanze chimiche e con meno costi e pericoli, una polvere che con due euro si può produrre da soli in uno scantinato. E alla fine con cinque euro ti offrono quella che chiamano eroina. E chi è, tra i 13, 14enni», domanda il medico, «che non ha in tasca 5 euro, la cifra che qualsiasi mamma mette in tasca al figlio per la pizzetta?».
Genitori irresponsabili Ma è proprio con i genitori che il direttore del Serd se la prende: «Non ci posso credere che le famiglie di tutti questi bambini non si accorgano, non vedano quello che succede ai loro figli: allora trovassero la responsabilità di chiedere aiuto, perché a quel punto ci mettiamo in moto noi, tutte le forze della città. Ma la verità è che il consumo di droghe è così fuori controllo perché c’è stata un’accettazione sociale del fenomeno. D’altra parte se in tutta Italia, nelle comunità e nei Serd i pazienti hanno più di 40 anni pur essendoci molti giovani che fanno uso di droghe, è perché siamo arrivati all’accettazione sociale dell’uso di droghe. È questa la chiave dello sfacelo»; denuncia D’Egidio, «e che fa sì che troppi pochi genitori vengano a chiederci aiuto rispetto alla dimensione reale del fenomeno».
Il sindaco. «Se fossi il sindaco di questa città»; conclude D’Egidio, «sentirei il dovere di andare a vedere che cosa sta succedendo a Rancitelli, e cercherei i soldi dove ci sono, magari evitando stipendi e cariche inutili».

