Pescara, furto in gioielleria: in carcere la banda del buco

5 Gennaio 2017

Si tratta di tre romani che i carabinieri hanno sorpreso a rubare all’interno della gioielleria Stroili di via Nicola Fabrizi dove sono entrati bucando il muro di un bar confinante. In via del Santuario svaligiata una casa

PESCARA. I carabinieri li hanno sorpresi a rubare all’interno della gioielleria Stroili di via Nicola Fabrizi, dov’erano entrati alla vecchia maniera, con la tecnica del buco, approfittando della chiusura di questi giorni di festa. E li hanno arrestati in flagrante dopo aver scoperto il "palo" che nervosamente si aggirava vicino alle vetrine. Si tratta di tre romani di cui il comandante del Nucleo operativo e radiomobile, il tenente Antonio Di Dalmazi, questa mattina ha illustrato tutti i particolari durante una conferenza stampa. La banda aveva rotto il muro del bar adiacente alla gioielleria.

Intanto però, un’altra banda è riuscita a farla franca. È successo in In via del Santuario, nel tardo pomeriggio di ieri dove, ancora i carabinieri, sono dovuti intervenire su richiesta della proprietaria che ha scoperto i ladri praticamente in diretta. A raccontarlo è la stessa malcapitata che, come riferisce al Centro, nell’aprire la porta di casa ha trovato che la porta non si apriva, perché c’era qualcosa davanti, piazzato dall’interno. Un mobile che le ha impedito l’accesso mentre i ladri che erano in quel momento in casa sua sono riusciti a fuggire da dove erano entrati. Dalla finestra della cucina.

Una dinamica che ha profondamente scosso la signora, una pensionata che poco prima delle 19 stava rientrando nell’appartamento al piano rialzato di via del Santuario dopo aver passato il pomeriggio a casa della figlia. «Il tempo di scendere dalla macchina, e mentre mio marito parcheggiava sono andata come sempre ad aprire la porta con le chiavi. Ma c’era un mobile dietro. La porta era bloccata. Ho capito subito che c’era qualcuno dentro e sono corsa fuori da mio marito, urlando di chiamare i carabinieri, perché c’erano i ladri». Una manciata di secondi, sufficiente ai ladri per fuggire con il bottino: tutto l’oro e le pietre preziose che la signora aveva in casa, ultimi testimoni dei momenti felici di tutta una vita. Tutto svanito, mentre quel mobile piazzato davanti alla porta d’ingresso non ha dato modo alla proprietaria di rientrare, consentendo invece alla banda di scappare. Quando i carabinieri sono arrivati, è stato semplicissimo ricostruire la dinamica del furto: l’appartamento si trova al piano rialzato. I ladri, agili ed evidentemente preparati a quel tipo di furto, sono saltati sul balcone, hanno rotto e mandato in frantumi il vetro della finestra e da lì, infilando una mano, sono riusciti a girare la maniglia della finestra, ad aprirla e ad entrare. Una volta dentro è scattata la corsa contro il tempo per la razzìa: anelli, un collier, orecchini, bracciale «e un’acqua marina bellissima», aggiunge sconsolata proprietaria, «un regalo di mio marito di 60 anni fa». (s.d.l.)

Banda del buco: il comunicato dei carabinieri. "Alle prime ore del 4 gennaio, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pescara hanno tratto in arresto Alessandro Tagliacozzo, 50enne, pluripregiudicato per furto, Antonio Landi, 51enne, con precedenti per furti, rapina e ricettazione e Massimo Oliva, 56enne, gravato da vicende giudiziarie per reati contro il patrimonio e per spaccio di sostanze stupefacenti, tutti. Si tratta di tre romani, in trasferta a Pescara che la sera del 3 gennaio, verso mezzanotte, sono stati notati da una pattuglia di militari operanti in abiti civili che stava espletando un servizio mirato alla repressione di reati contro il patrimonio in questo ultimo periodo di festività. Il personale, transitando in via Nicola Fabrizi, ha notato un uomo, vestito di scuro e con uno zuccotto nero in testa che, con fare guardingo, passeggiava avanti e indietro lungo il marciapiede parlando al telefono a bassa voce. I militari, insospettiti dall’atteggiamento, si sono posti in osservazione, in posizione non visibile ed hanno notato che il soggetto, conclusa la telefonata, era salito a bordo di una Ford Focus parcheggiata poco distante; pochi minuti dopo scendeva dall’auto e ripercorrendo lo stesso tratto di marciapiede, sempre in avanti e all’indietro, guardandosi intorno nervosamente. Questa scena si ripeteva per almeno una decina di minuti, tempo sufficiente agli operanti per capire che l’uomo stava fungendo da “palo” per i suoi complici intenti a compiere un furto; l’obiettivo più plausibile, tra i diversi esercizi commerciali presenti in zona, poteva individuarsi in una gioielleria lì vicino, considerato che il soggetto osservato rivolgeva continue e fugaci occhiate in quella direzione.

Approfittando di un momentaneo allontanamento dell’uomo, i militari si avvicinavano con circospezione al probabile obiettivo e dall’interno di un bar adiacente alla gioielleria sentivano un inconfondibile rumore di attrezzi da carpenteria e colpi che si abbattevano su un muro, che risulterà poi essere quello divisorio tra i due esercizi.
Compresa la dinamica, i militari in borghese si assicuravano di cinturare l’area interessata, tenendo a vista i malviventi. Immediatamente richiedevano i rinforzi. Dopo qualche minuto giungevano due pattuglie del Radiomobile che, con il loro intervento, segnavano l’inizio dell’azione. Dapprima veniva bloccato il “palo”, Massimo Oliva e, subito dopo, i restanti militari irrompevano nel bar sorprendendo due complici che stavano già riempiendo le loro sacche di gioielli e preziosi vari prelevandoli nelle teche attraverso il foro praticato sul muro. Inutile il tentativo di fuga dei malviventi da una porta secondaria: i militari avevano bloccato tutte le uscite mettendo in trappola i malviventi. All’interno del bar, ai piedi del muro, si rinvenivano martelli, scalpelli, trapani ed altri attrezzi da lavoro, usati per praticare il foro alla parete, sufficiente ad infilare le mani e a sottrarre diversi monili in oro e pietre preziose del valore di quasi 30.000 euro. La refurtiva è stata recuperata. I tre malviventi sono stati processati ieri mattina con rito direttissimo: l’arresto è stato convalidato e il giudice per le indagini preliminari, visti i loro precedenti, ha emesso una misura di custodia cautelare in carcere. Sono, quindi, ad oggi ristretti presso la casa circondariale di San Donato.

La particolare perizia dimostrata dalla banda che è riuscita a identificare il giusto punto dove intervenire, eseguendo il buco nel muro alla giusta altezza per prelevare con le mani i gioielli dalle teche di esposizione, evidenzia una notevole professionalità in questo genere di azioni. E’ plausibile, pertanto, che almeno un componente del sodalizio, abbia effettuato uno o più sopralluoghi, nei giorni precedenti, sia al bar sia alla gioielleria, certamente profittando dell’elevata presenza di avventori e clienti in costanza delle festività natalizie.
Le indagini proseguono per verificare se nella regione si sono verificati episodi analoghi".