Pescara, furto sventato dalla proprietaria: "Ho cacciato i ladri con urla e minacce"

Una donna di 46 anni, ancora sotto shock, racconta il faccia a faccia con 2 sconosciuti mentre stendeva i panni in giardino
PESCARA. La paura arriva ora che è tutto finito, ma non è neanche troppa se a mente fredda dice «ora sono ancora più arrabbiata, guai al prossimo che prova a entrare in casa mia». La donna di 46 anni che giovedì mattina ha scoperto i ladri nel giardino di casa sua, nella zona di via Acquacorrente (alle spalle della strada parco) e che li ha affrontati facendone arrestare uno (una 26enne macedone) ha ancora coliche e mal di testa due giorni dopo quell’incubo, ma non ha perso il coraggio. Anzi.
Signora, ci chiede l’anonimato a tutela dei suoi due figli. Qual è stato il primo pensiero di fronte ai due ladri?
Ho cercato in un secondo di realizzare, di prendere qualcosa da scagliargli contro. Anche se a ripensarci sono stata una pazza, e per quello che ho rischiato sono stata malissimo.
Ci racconti com’è andata.
Ero tornata di corsa a casa, saranno state le 11,15. Dovevo stendere i panni e senza neanche rialzare le serrande perché dovevo riuscire, mi sono messa a fare con i panni. A un certo punto, mentre stavo in giardino dalla parte del cancello d’ingresso, ho sentito un rumore, un tonfo tra le siepi e istintivamente sono andata a vedere. Ma il tempo di girare l’angolo di casa e mi sono trovata faccia a faccia con quei due sconosciuti che stavano armeggiando per forzare la porta finestra della cucina, al piano terra. Tutti e due a volto scoperto, lei con i guanti di lattice e un martello molto grande in mano, e lui, che avrà avuto poco più di 20 anni, con un giravite e una mazza di ferro. Lui ce l’avevo proprio faccia a faccia.
E che cosa ha fatto?
Il mio primo istinto è stato di cercare qualcosa da gettargli addosso, ma ovviamente non avevo niente e allora ho iniziato a urlare “che vuoi, fuori da casa mia” ho urlato quanto più ho potuto, ma non ho chiesto aiuto. Lui è rimasto interdetto, lì per lì non aveva reazioni e allora ho preso una corsa verso casa, sono entrata e mi sono barricata dentro. Ho messo il gancio e poi ho chiamato il 113. Ma mi sentivo male, pensavo mi venisse un infarto. Sono stata fortunata che non mi hanno seguito dentro casa, con quel martello mi potevano fracassare il cranio.
Poi?
Poi la vicina, che aveva sentito le urla, mi è venuta a chiamare, sono corsa fuori e in strada ho visto la polizia e la donna in manette. L’altro era riuscito a scappare. Tremavo, stavo male, ma i poliziotti mi hanno chiesto di seguirli in questura per la denuncia perché altrimenti non l’avrebbero potuta trattenere, e che però non mi potevano portare nella stessa macchina dell’arrestata. Così ho chiamato mio marito che era al lavoro e siamo andati in Questura. Ma quando sono arrivata la tizia stava già facendo lo show, c’era già pure l’ambulanza, diceva che si sentiva male che era incinta e che stava perdendo il bambino, di portarla in ospedale.
E lei?
Io? In un attimo che stava da sola in camera di sicurezza mi sono avvicinata e le ho detto: “guardami in faccia, guarda questa faccia. Se ti avvicini ancora a casa mia ti faccio passare i guai”.
E l’altra?
Ha abbassato lo sguardo. Poi l’hanno portata in ospedale e non so più come è andata a finire. Mi hanno solo detto che mi avrebbero potuto chiamare per il processo.
È pronta?
Certo, non sono paurosa, per questo ho reagito così. E se ero un uomo li fracassavo di botte. Tutti e due.
Adesso ha paura?
Sto male, non ancora mi riprendo, ma sono incaz...issima. Il prossimo che si avvicina a casa mia...

