Pescara, inchiesta sul nuovo cda dell'Aca, la Procura: «Illecita influenza»

28 Novembre 2016

La procura indaga per le manovre intorno all’assemblea dei sindaci. L’ipotesi dei pm: pressioni e incontri notturni per ottenere voti favorevoli per eleggere i nuovi amministratori dell'azienda che gestisce l'acquedotto

PESCARA. Un’operazione politica che finisce al centro di un’inchiesta penale. Il rinnovo della dirigenza dell’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca), con il passaggio da un amministratore unico a un consiglio di amministrazione con un presidente e altri due componenti, è l’oggetto di un’indagine della procura di Pescara. Il fascicolo, in mano al procuratore capo facente funzioni Cristina Tedeschini e alla pm Anna Rita Mantini, ruota su presunte pressioni ai sindaci per appoggiare il rinnovo del vertice dopo la cacciata di Vincenzo Di Baldassarre, l’avvocato che per tre anni ha guidato l’ente al risanamento a fronte di un debito di oltre 100 milioni di euro, e il ritorno a un cda scelto dalla politica. Un’inchiesta che passa in rassegna i classici metodi usati dalla politica per nominare i dirigenti della società pubbliche: riunioni ufficiali, incontri informali anche di notte e firme su documenti riservati per blindare l’appoggio al momento del voto decisivo.

RIMETTI I DEBITI. L’indagine sull’Aca, ente gestore di acquedotti, fognature e depuratori in 64 comuni del Pescarese, del Chietino e del Teramano, nasce da una diffida che i sindaci di centrodestra, a partire dal sindaco di Chieti Umberto Di Primio, hanno presentato all’Ato, proprietario delle reti e organo di controllo sull’Aca. Di Primio e gli altri hanno denunciato presunte irregolarità nelle manovre messe in campo dal centrosinistra intenzionato a mettere da parte Di Baldassarre, protagonista del risamento della società attraverso un concordato che ha spazzato via 38 milioni di debiti, e a puntare su un nuovo cda. Secondo il centrodestra, il ritorno al consiglio di amministrazione è vietato dalle legge Madia sul riordino della pubblica amministrazione entrata in vigore lo scorso 22 settembre (ma stroncata dalla Corte costituzionale): sul fronte delle società pubbliche, il decreto prevede, generalmente e tranne casi eccezionali, un amministratore unico al comando. Per il centrosinistra e anche per qualche sindaco di centrodestra, invece, il cda è possibile tanto è vero che, nell’assemblea del 10 settembre scorso, la riforma è passata a maggioranza. Gli agenti di polizia giudiziaria della forestale, su disposizione della procura, hanno acquisito la diffida del centrodestra e avviato gli accertamenti. Acquisizioni anche nella sede dell’Aca per mettere le mani sui verbali ufficiali dell’assemblea di oltre due mesi fa: l’assemblea sotto accusa è quella in cui si è deciso il ritorno al cda e non la successiva dell’8 ottobre scorso quando è stato eletto il cda composto dal presidente Luca Toro e da Mirco Velluto, commercialista pescarese con un passato da coordinatore cittadino della Lista Teodoro, e dall’ingegnere chimico di Spoltore Giovanna Brandelli.

OCCHIO AL REATO. La polemica di fine estate sul ritorno del “partito dell’acqua” – così è stato definito dal centrodestra – è dunque diventata un’inchiesta: il fascicolo è senza indagati ma c’è una presunta ipotesi di reato e cioè l’illecita influenza sull’assemblea dei soci dell’Aca. Quindi, il sospetto degli inquirenti è che ci siano state pressioni o promesse per orientare il voto dei sindaci. Tra i primi testimoni chiamati in procura c’è Di Primio che avrebbe riferito dei suoi dubbi sul cda dell’Aca. Ma Di Primio avrebbe rivelato anche di un episodio che riguarderebbe un sindaco: la notte prima del voto, intorno alle 22,30, il sindaco sarebbe stato portato con un’auto blu della Regione a un incontro con un esponente politico del centrosinistra proprio per parlare dell’Aca. «Sono stato ascoltato e ho detto quello che sapevo», dice Di Primio al Centro, «non posso dire di più, ma visto che ero a conoscenza di questo episodio l’ho riferito agli inquirenti e ho rivelato anche il nome di chi me l’ha raccontato». Anche Marcello Antonelli, capogruppo di Forza Italia a Pescara, uno dei contrari al ritorno al cda, è stato ascoltato e avrebbe confermato l’episodio: «Sull’indagine non posso dire niente», premette, «ma ritengo abbastanza sospetto che alcuni sindaci di centrodestra, prima d’accordo con la nostra ipotesi dell’amministratore unico e del cda illegittimo, abbiano poi cambiato idea nottetempo».

CARTA PARLA. Ascoltato anche il sindaco di Torre de’ Passeri, Piero Di Giulio, simpatizzante Pd ma non iscritto al partito: a Di Giulio è stato chiesto se, la notte prima del voto, è stato contattato da dirigenti o amministratori del Pd per discutere dell’Aca. E Di Giulio avrebbe riferito di un incontro nella casa di un parente di un esponente del Partito democratico: «Non posso rilasciare dichiarazioni, c’è un vincolo di segretezza imposto dall’indagine», commenta. Di certo c’è che negli incontri precedenti al voto è circolato un «documento programmatico» e i sindaci avrebbero dovuto firmarlo per impegnarsi, il giorno dopo, ad appoggiare «la nostra decisa e rinnovata richiesta di cambiamento al vertice dell’Aca». Tre pagine, con lo spazio riquadrato per le firme, che sono state acquisite già dagli inquirenti. Il documento, sottoscritto dai sindaci, si apre con una dichiarazione altisonante: «La gestione dell’acqua potabile e del sistema depurativo rappresenta la sfida più importante della Regione Abruzzo per i prossimi decenni così da rimuovere gli ostacoli al suo sviluppo e i danni al sistema turistico». Il documento elenca 7 priorità della nuova Aca senza Di Baldassarre, dalla riorganizzazione dell’ente fino agli investimenti per i comuni.

SEGRETI E SOSPETTI. Ora, la procura si chiede perché i sindaci avrebbero dovuto firmare quel documento: normale dialettica politica per blindare le nomine o è possibile che qualche firma sia stata estorta con promesse di appoggio politico, incarichi o altre utilità? Una domanda ancora aperta visto che gli accertamenti sono ancora in corso. Tra i personaggi sfilati in procura c’è anche l’assessore regionale Pd Donato Di Matteo, in rotta con il presidente Pd Luciano D’Alfonso: non è stata un’audizione veloce quella dell’assessore, per quasi un’ora Di Matteo avrebbe raccontato dell’interesse della politica per l’Aca.Più di una volta è stato ascoltato Di Baldassarre ma il contenuto dei suoi verbali resta coperto dal segreto.

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