Pescara

Pescara, la proposta dei vannacciani: «Crocifisso da esporre a scuola»

3 Agosto 2026

Il documento in Consiglio comunale. I consiglieri Toppetti e Orta depositano la mozione: approderà in aula, valorizziamo le nostre radici. Sinistra Italiana: «Si utilizza il credo religioso come un’arma divisoria». E il Pd: «Le priorità sono altre»

PESCARA. La mozione sulla esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche di Pescara a firma dei consiglieri di Futuro Nazionale Valeria Toppetti e Cristian Orta alza il polverone delle polemiche, trasformando un simbolo di “pace” in una questione politica. Per illustrare la proposta i vannacciani fanno leva sull’ «identità cristiana». Ed è proprio questo il punto da cui partono le critiche del centrosinistra.

LA PROPOSTA

Nella mozione si impegnano sindaco e giunta a «rappresentare presso il ministero dell'Istruzione e del Merito, l'Ufficio scolastico regionale e i dirigenti scolastici l'auspicio del Consiglio comunale affinché venga favorita, nel rispetto della normativa vigente e dell'autonomia scolastica, la presenza del crocifisso nelle aule». Si chiede inoltre di «promuovere ogni iniziativa istituzionale utile alla valorizzazione delle radici storiche, culturali e identitarie della Nazione italiana, nel pieno rispetto dei principi costituzionali di laicità dello Stato, pluralismo e libertà religiosa». Spiega la capogruppo Toppetti: «È importante promuovere la presenza del crocifisso anche nelle aule scolastiche della nostra città, per ricordare ai ragazzi i nostri valori, la nostra storia, la nostra evoluzione. Per questa ragione, come Futuro Nazionale, abbiamo depositato una mozione da discutere e votare nella prima seduta utile del Consiglio comunale per impegnare sindaco e giunta a promuovere la presenza e l’esposizione del crocifisso in tutte le aule delle scuole di Pescara già dalla ripresa delle lezioni il prossimo settembre».

E insieme con Orta aggiunge: «La laicità dello Stato non implica la cancellazione dei simboli che appartengono alla storia, alla tradizione e alla cultura del popolo italiano, piuttosto quella laicità rappresenta il principio della neutralità delle istituzioni rispetto alle diverse convinzioni religiose. Il crocifisso costituisce, oltre che un simbolo della religione cristiana, un elemento che richiama la storia, la cultura e le radici identitarie dell'Italia e dell'Europa. La giurisprudenza nazionale ed europea ha più volte evidenziato come la presenza del crocifisso negli ambienti scolastici possa essere letta anche nella sua dimensione storica e culturale, nel rispetto dei principi costituzionali e delle autonomie scolastiche. Ovviamente il sistema scolastico statale dipende dal ministero dell'Istruzione e gode di autonomia organizzativa e didattica, sicché il Comune non può imporre direttamente decisioni in materia di esposizione del crocifisso. Tuttavia consideriamo che la scuola rappresenta il luogo per eccellenza della formazione civica, culturale ed educativa delle nuove generazioni e valorizzare le radici storiche e culturali del nostro Paese non significa limitare la libertà religiosa o discriminare chi professa altre fedi o non ne professa alcuna, ma riconoscere il patrimonio storico che ha contribuito a plasmare l'identità nazionale».

“MERA PROPAGANDA”

Il segretario regionale di Sinistra Italiana Daniele Licheri afferma: «Viene utilizzato il credo religioso come fosse un'arma e lo si trasforma in qualcosa di divisorio ed escludente». Poi l’affondo: «È bizzarro che proprio la Toppetti, che ricordiamo è stata assessore all'Istruzione, prima di cambiare casacca, non abbia realizzato ciò che ora che è all'opposizione avanza come una mozione».

ALTRE CRITICHE

Sulla proposta interviene anche la consigliera dem Michela Di Stefano, definendola “inopportuna”: «Gli stessi che parlano di “remigrazione” e alimentano la xenofobia presentano mozioni per installare crocifissi nelle scuole. La collega Toppetti forse ignora che nelle scuole il crocifisso c’è già e, visto che solleva la questione, tengo a precisare che questo è contro il principio per cui la scuola pubblica deve essere un luogo inclusivo. Non vanno imposti simboli religiosi». Ed Emanuele Castigliego, segretario cittadino Giovani Democratici Nuova Pescara, e Maria Citarella, segretaria provinciale Gd Pescara dichiarano: «È un'operazione di ostentazione identitaria e non una proposta utile alla città. I valori cristiani non si difendono con una mozione, ma si praticano ogni giorno. Ed ecco la differenza con il nostro programma: noi vogliamo scuole sicure sia per quanto riguarda l'edilizia che come luoghi in cui crescere e conoscere se stessi; vogliamo l'educazione sessuoaffettiva per contrastare la violenza del sistema patriarcale; vogliamo la figura dello psicologo per prevenire e contrastare il disagio giovanile, tirocini retribuiti che siano realmente utili per l'ingresso nel mondo del lavoro e vogliamo agevolazioni per i trasporti pubblici per gli under 30 affinché muoversi per andare a scuola non sia un privilegio ma alla portata di tutte le famiglie»