Pescara, le sirene delle ambulanze per salutare l’autista del 118

12 Aprile 2015

Folla alla basilica della Madonna dei Sette dolori ai funerali di Mauro Renzetti Il messaggio commosso dei colleghi: sei stato più di un padre, grazie Presidente

PESCARA. Le sirene delle ambulanze danno i brividi quando, nel piazzale della basilica dei Sette Dolori, suonano per l’addio al «Presidente» Mauro Renzetti, figura storica del 118 pescarese stroncato a 58 anni da un malore venerdì pomeriggio, mentre tornava a casa a Città Sant’Angelo dopo il turno della mattina. È l’ultimo atto della tragedia che ha segnato la grande famiglia del 118 colpendone una delle figure più storiche e amate, punto di riferimento per i giovani e voce critica e propositiva per i più anziani.

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«È una grave perdita», dice alla fine dell’omelia il dottor Vincenzino Lupi, coordinatore del 118 che, come racconta, proprio in questo periodo stava mettendo su il Cot, la centrale operativa trasporti, in cui Renzetti avrebbe avuto un ruolo centrale per l’esperienza e la capacità organizzativa. «A parte la sua lunga esperienza nel soccorso, Mauro era unico per la meccanica e la manutenzione delle macchine, e per l’organizzazione stessa. Sarà difficilissimo sostituirlo. E anche da un punto di vista umano», dice per tutti Lupi, «è un grande vuoto: con il club dei centodiciottini, di cui era presidente, aveva creato un’occasione di aggregazione importantissima per chi condivide un lavoro come il nostro». Un lavoro che diventa una famiglia per chi sta gomito a gomito di giorno e di notte, anche nei giorni di festa, come i tantissimi operatori del soccorso arrivati da tutta la provincia, tra 118, Misericordia e Croce Rossa per rendere omaggio a uno che, come dice ancora Lupi, «quando parlava sapeva quello che diceva. Abbiamo perso tutti un amico».

E infatti, stretti nelle loro divise, autisti, infermieri, medici e rianimatori come l’ex coordinatore Emanuele Cherubini, visibilmente commosso come l’ex assessore Berardino Fiorilli, ma anche tanti altri dipendenti della Asl, ieri pomeriggio hanno riempito la grande basilica dove la bara, preceduta da un piccolo corteo di moto (la passione che accomunava Mauro e i centodiciottini) è entrata portata a spalla dai colleghi, con un cuscino di rose rosse e orchidee gialle della moglie Rossana, lei stessa operatrice del 118, seguita dalla madre di Mauro, dal fratello, dai figli e da tanti amici e conoscenti. Dal pulpito, padre Orazio, parente di Mauro, ha ricordato quando, venerdì scorso, quasi alla stessa ora in cui due giorni fa ha perso la vita, Mauro portava il velo della Veronica, il volto di Gesù, nella processione del Cristo morto. «Per chi legge i segni, questo va letto come una speranza: Mauro si stava facendo carico di Gesù come oggi il Signore si sta facendo carico di lui». Dopo il saluto di don Mario, cappellano dell’ospedale, ha parlato per tutti i colleghi Pierluigi Parisi: «Per noi sei stato più di un padre, ti ringraziamo per tutto quello che ci hai insegnato, per gli esempi che ci hai dato. Dietro quell’aria da burbero avevi un cuore grande, ti porteremo per sempre nei nostri cuori, grazie Presidente».

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