Pescara, niente duna a Porta Nuova ma il progettista vuole i soldi

3 Gennaio 2015

L’architetto presenta un decreto ingiuntivo da 83 mila euro per il piano revocato: "Ho finito il mio lavoro, ma non sono stato pagato". Il Comune va in causa

PESCARA. La duna di Porta Nuova, l’appalto da un milione di euro dell’amministrazione Albore Mascia arrivato quasi alla partenza dei lavori e poi revocato dalla giunta Alessandrini a tempo scaduto, porta in Comune il primo decreto ingiuntivo. L’architetto Alessandro Sonsini, docente universitario della d’Annunzio incaricato di disegnare e progettare la duna per collegare pineta e spiaggia, ha aspettato quasi un anno per il saldo di tre fatture da 83 mila euro ma nessuno ha pagato il debito nonostante i «ripetuti solleciti». «Quando ho capito che l’amministrazione non aveva intenzione di pagarmi, sono rimasto meravigliato ma sono stato costretto a salvaguardare i miei interessi», racconta l’architetto che ha curato il progetto della duna tra pineta Dannunziana e spiaggia con il traffico dirottato in un sottopasso di 30 metri: Sonsini si è rivolto al tribunale di Pescara che gli ha concesso il titolo di pagamento.

Progetti mai pagati. «Il Comune ha curato la progettazione preliminare dell’opera», spiega l’architetto, «poi, io mi sono occupato della progettazione definitiva ed esecutiva. Era tutto pronto per la partenza dei lavori». Infatti, dopo un contenzioso che ha rallentato la conclusione della procedura, la gara d’appalto è stata vinta dalla Co.ge.pri. di Guardiagrele, ditta del presidente di Confindustria Chieti Paolo Primavera. Ma le elezioni amministrative del 25 maggio 2014 hanno frenato l’apertura del cantiere e il successivo cambio di amministrazione è stato una pietra sull’appalto, contestato fin da subito dal centrosinistra e finito anche al centro di un ricorso al presidente della Repubblica firmato da 4 associazioni ambientaliste – Italia nostra, Marevivo, Miladonnambiente ed Ecoistituto verde abruzzese –, 4 residenti di Porta Nuova e un balneatore. Il ricorso sulla procedura amministrativa seguita dal Comune è ancora pendente: lo studio legale Giannangeli-Tenaglia, che assiste i ricorrenti, e l’avvocato Tommaso Marchese, nominato difensore del Comune, sono ancora in attesa della fissazione dell’udienza anche se, di fatto, il motivo del contendere non esiste più.

[[(standard.Article) Duna, la giunta Alessandrini boccia il progetto

Tre fatture dimenticate. «La duna cancellata? Mi dispiace per i pescaresi», commenta Sonsini, «la duna avrebbe completato il progetto iniziale di riqualificazione della riviera sud che, allo stato attuale, è fermo all’ingresso del teatro D’Annunzio. L’opera avrebbe introdotto elementi di forte novità rispetto all’assetto della zona: non era la semplice sistemazione dei marciapiedi ma una nuova visione del lungomare. Il fatto è che le novità fanno sempre paura: si è parlato tanto di tunnel ma, in realtà, non era niente di invasivo. Comunque, la nuova giunta ha fatto la sua scelta». Una scelta che, sottolinea l’architetto, «ha un costo» ed espone il Comune anche a un rischio: «Il progettista, che sono io, deve essere pagato per il lavoro che ha fatto. Del resto, le gare d’appalto non si fanno sulla base delle chiacchiere ma dei documenti e il mio lavoro è custodito anche in Comune». Il rischio, invece, è quello legato a una possibile richiesta di danni da parte dell’impresa di Primavera che, vincitrice di un appalto da quasi un milione di euro, se l’è visto revocare all’improvviso per una scelta politica.

Alessandrini non paga. L’amministrazione Alessandrini, nonostante il decreto ingiuntivo, non vuole pagare le fatture di Sonsini: la pretesa dell’architetto, così dice una relazione della direttrice dell’avvocatura comunale Paola Di Marco, è «inammissibile, illegittima e infondata» e, pertanto, è «opportuno» presentare opposizione. Sarà l’avvocato Marco De Flaviis, dell’avvocatura comunale, a difendere l’amministrazione nel giudizio che si aprirà a breve. «Il tentativo un po’ disperato di ricorrere mi fa sorridere e lascia il tempo che trova», dice l’architetto, «ma, in questi casi, il tempo che passa va risarcito. Tutto è stato regolare, trasparente e rendicontato. Non c’è motivo per non pagare: il mio incarico professionale va saldato».

Incarico fiduciario. L’incarico a Sonsini, cugino del consigliere comunale Carlo Masci, è stato affidato dall’amministrazione Albore Mascia in via fiduciaria. Sonsini è stato anche il direttore dei lavori dei lavori per il tratto della riviera tra via Pepe e il teatro D’Annunzio: «Una parte degli 83 mila euro è riferita anche a questa prestazione professionale. I lavori sono finiti, la gente passeggia sul percorso ma nessuno mi ha pagato. L’amministrazione cominciasse a pagare le parcelle per la direzione lavori, poi, il resto si vedrà». Le fatture risalgono al 2013 quando in Comune c’era ancora Albore Mascia: «Credo che l’amministrazione di centrodestra non abbia avuto il tempo materiale per pagarmi. Conoscendo i tempi della pubblica amministrazione, di solito passano almeno 6 mesi per avere i soldi. Se con l’amministrazione Albore Mascia c’era un rapporto fiduciario basato sulle competenze professionali, non ho avuto alcun tipo di rapporto con l’amministrazione Alessandrini».

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