Pescara piange Roberta D’Orazio giovane mamma morta in Spagna

Scrittrice e attrice, 33 anni, era molto conosciuta in città per i suoi grandi interessi letterari e musicali Lavorava all’estero da tempo. Lascia una figlia adolescente, oggi il rientro della salma a Silvi
PESCARA. È morta a Barcellona, Roberta D'Orazio, 33 anni, di Silvi, scrittrice, autrice di un libro sui Subsonica, attrice, intellettuale, molto conosciuta a Pescara per i tanti amici e molteplici interessi in campo culturale.
Lascia la mamma Riccarda, la sorella Marina e una figlia adolescente, Luna. La famiglia è partita, nei giorni scorsi, dalla casa di via Tintoretto a Silvi, alla volta di Barcellona, dove l’artista si era stabilita da alcuni anni con la figlia per seguire le sue passioni letterarie e musicali.
Il decesso della giovane (che aveva perso il padre) le cui cause sono in corso di accertamento, risalirebbe a lunedì sera. Si è appreso che non si è trattato di un incidente poiché è stato concesso subito il nulla osta al rimpatrio della salma e non sarebbero in corso indagini da parte delle autorità competenti spagnole.
La salma della giovane donna, che probabilmente si trovava nella sua abitazione al momento della morte, rientrerà in giornata nella cittadina teramana dove aveva trascorso qualche giorno di vacanza nell’aprile scorso. Nel passato Roberta D’Orazio aveva partecipato con l’ex assessore del Comune di Silvi, Vito Partipilo, ad alcuni progetti in ambito turistico. La camera ardente sarà allestita nella casa funeraria Pianacce in via Maestri del Lavoro a Silvi. La data dei funerali non è stata ancora definita, probabilmente sarà eseguito un rito laico e non religioso in chiesa.
Roberta D’Orazio viveva e lavorava nella città spagnola, ma di tanto in tanto tornava a Pescara per stare con famiglia e amici e dare il via a sempre nuove iniziative. Il primo a dare l’annuncio della sua morte sui social, ieri mattina, è stato l’amico Giovanni Di Iacovo, che parla di una «tragica scomparsa». «È stata», scrive l’ex assessore alla Cultura di Pescara, «una delle persone a cui ho voluto più bene in vita mia. Eravamo a pranzo insieme appena una settimana fa e il cielo pareva sereno. Mi stringo nel dolore alla madre Riccarda, alla sorella Marina e alla figlia Luna. Roberta é anche autrice di una monografia sui Subsonica ma voglio ricordarla con un brano di un suo romanzo che mi diede nel 2008 ma che non volle mai pubblicare, Gomitoli: «A casa», scriveva Roberta, «c’è un uomo che mi aspetta. È un mio collega di lavoro. Alle sei gli ho consegnato le chiavi del mio appartamento e gli ho detto: aspettami là. Forse crede che io ci andrò a letto ma non ne ho alcuna voglia. Volevo solo che qualcuno mi aspettasse a casa».
Animo inquieto ed eclettico, Roberta aveva sete di conoscenza. Personaggio «vitale, delicato, etereo» così la descrive il compagno di studi al liceo Classico D’Annunzio (primi anni Duemila, preside Claudio Palma) Marzio Maria Cimini, «di lei non dimenticheremo il suo vitalismo, la delicatezza del suo essere. Ricorderemo Roberta viva e non vinta, non il suo essere soccombente». In chi la conosciuta e amata lascia un vuoto «devastante, siamo sgomenti, arrabbiati. Noi conoscevamo la fortissima Roberta, la ragazza “irregolare”, un po’ dark, un po’ bohème e un po’ gitana, che scandalizzò l’istituto perché veniva a scuola col pancione».
La studentessa portava in grembo quella figlia «fortemente voluta». Conclude, Cimini: «Vorrei sapere perché se ne è andata, quali oscure ragioni l’hanno accompagnata. Ci scambiavamo lettere e poesie, i suoi scritti sono sempre stati testi lunghissimi». Chissà l’ultimo, quando lo ha vergato.
Dieci anni fa, con la bimba al seguito, Roberta si presentò all’Artis scuola di teatro di via del Santuario, fondata da Bruno Leombroni, che la ricorda «vivace, creativa, spiritosa, con una cultura immensa, scriveva testi teatrali» come “Reading che ti passa” portato in scena con Valentina Verzella, suonatrice di ukulele, con la quale aveva fondato il duo Claudette & The Farmer, «con noi recitò nel “Giulietta e Romeo” insieme a Daniele Di Nardo». Rivela, Leombroni: «Ci siamo sentiti a marzo, in un messaggio mi ha scritto che la sua situazione era difficile, ma non si perdeva d’animo. Era dolce, tranquilla, un’artista eclettica».
Sui social una valanga di addii. Alessio Romano, fondatore della rassegna “Montesilvano scrive”: «Roberta partecipò alla terza edizione insieme a centinaia di talenti da tutta Italia. Si classificò seconda col racconto “Camilla carillon” divenuto in seguito un cortometraggio realizzato all’estero». Romano si dice «sconvolto dal vuoto di bellezza, di poesia, di gioia, di surrealismo, di follia, di leggerezza, di cultura, di sapienza e di amicizia che lasci nel mio cuore. Ma ci rivedremo, un giorno e rideremo ancora insieme. Perché Roberta rideva tanto. Era una persona magica, fatata, realizzata, molto conosciuta nell’ambiente intellettuale pescarese». Christian Carano, tra i tanti amici. In “Camilla carillon”, testo risalente a otto anni fa, Roberta imprime un pensiero che oggi fa venire i brividi: «Un solo attimo di paura, poi la scelta».(ha collaborato
Domenico Forcella)

