Pescara, prende a martellate la psichiatra. Il perito: è pericoloso ma esca dal carcere

21 Gennaio 2015

A ottobre aggredì la dottoressa che lo aveva in cura all’ex clinica Baiocchi. La consulenza lo scagiona: Ballarini ha agito perché malato

PESCARA. Avrebbe agito perché «malato» e «parzialmente incapace di intendere e di volere», Gabriele Ballarini, il 63enne di Città Sant’Angelo, arrestato il 20 ottobre scorso dopo aver provato a uccidere a martellate la psichiatra che lo curava dopo averla attesa fuori dal distretto sanitario di base di via Nazionale Adriatica. La donna, parte offesa nel procedimento e assistita dall’avvocato Massimo Galasso, era stata subito trasportata in ospedale e ricoverata in Chirurgia mentre nei giorni successivi alla violenta aggressione l’Ordine dei medici era insorto: «Non c’è sicurezza». Ballarini è ancora in carcere e ieri è arrivato in tribunale per partecipare all’incidente probatorio in cui è stata illustrata la perizia del dottor Maurizio Cupillari. Secondo il professionista, Ballarini «è parzialmente incapace di intendere e di volere» ma resta «socialmente pericoloso» e «la sua malattia non è compatibile con il regime carcerario». Così, l’ex elettricista, in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, anche se malato resta «pericoloso» per cui, dopo il provvedimento del gip, andrà verso il trasferimento in una struttura psichiatrica. In aula si torna il 27 gennaio.

Per quell’aggressione era finita in ospedale la psichiatra che aveva in cura l’uomo, colpita più volte in testa e ricoverata in ospedale. «Una tragedia sfiorata», come poi commentò l’ordine dei medici, iniziata la mattina del 20 ottobre quando la donna, una 59enne in servizio al Dipartimento di salute mentale, è arrivata al lavoro nella struttura sanitaria ex Baiocchi. Ballarini, difeso dagli avvocati Giovanni Mangia e Sabrina Di Liso, la stava attendendo fuori e vedendola arrivare si è precipitato nella sua Fiat Panda, ha afferrato un martello da carpentiere, ha raggiunto la donna alle spalle e quindi ha cominciato a colpirla alla testa sotto gli occhi di diverse persone. Quando l’ha vista cadere a terra l’ha lasciata andare, pronunciando le parole “te lo avevo promesso”, come se avesse appena realizzato un progetto già annunciato in passato. Una volta arrivata la segnalazione al 113, nel giro di pochi minuti gli uomini della volante di Dante Cosentino lo hanno rintracciato a Montesilvano a bordo della sua auto. Nel bagagliaio della Fiat c’era il martello con la punta sporca di sangue, mentre nel vano portaoggetti c’era un coltello a serramanico. (p.au.)

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