Pescara Vecchia, il piatto è vuoto: 6 ristoranti su 10 restano chiusi

23 Luglio 2020

Fatali le regole sul distanziamento e l’impossibilità di garantire musica live e intrattenimento Nel mirino anche gli orari più rigidi imposti dal Comune: in difficoltà chi lavora con il dopocena

PESCARA. Ristoranti di piccole dimensioni. Poco margine di espandersi all'esterno pur con la possibilità di ampliare l'occupazione del suolo pubblico fornita dal Comune. E un'offerta di divertimento fondata, oltre che sulla ristorazione, anche su una proposta di musica live e intrattenimento, contrasta con i principi di contenimento del coronavirus. Da questo incrocio, viene fuori un quadro decisamente non positivo per il distretto food and beverage di Pescara vecchia, che forse più di tutte le altre zone della città fatica a ripartire.
PESCARA VECCHIA A due mesi dalla fine del lockdown, «il 60 per cento dei locali tra corso Manthonè e via delle Caserme non ha riaperto», sottolinea Pietro Kus, referente per il centro storico di Pescara Viva, la neonata associazione che riunisce una quarantina tra ristoranti e cocktail bar del centro e di Pescara vecchia.
«I ristoranti di questa zona», spiega il titolare di uno dei locali di corso Manthonè rimasto chiuso dopo il lockdown, «sono spesso molto piccoli e pur mettendo i tavoli all'aperto non è semplice far rispettare il distanziamento. I controlli e la repressione con sanzioni da parte delle forze dell'ordine di certo non aiuta. Qui pesa anche», dice ancora «la tipologia di divertimento, fatta di proposte musicali e di live che oggi, per le regole di contenimento, non si possono organizzare. Infine, gli orari stabiliti dal Comune sono proibitivi per far andare avanti locali che per natura lavorano di più proprio nel dopo cena».
L'AUTUNNO Uno scenario da allarme rosso confermato anche da Massimiliano Pisani, presidente del settore commercio di Confartigianato, che per l'autunno parla di «rischio catastrofe. Pescara è una città turistica e il settore della ristorazione va affiancato subito. Quei ristoranti che non hanno possibilità di allargarsi negli spazi all'esterno faticano di più», commenta. È il caso di sei ristoranti lungo viale Regina Elena che, capitanati da Pisani, hanno presentato al Comune una proposta, che è stata bocciata, di isola pedonale nel weekend, per posizionare più tavoli lungo l'elegante strada del centro cittadino, come avviene in altre aree.
«Il mio locale», sottolinea il ristoratore «è passato da 120 coperti tra dentro e fuori ai 45 di oggi. Le nostre attività lavorano quasi esclusivamente il venerdì e il sabato. Tutto questo ha creato cali rispetto all'anno scorso del 40 per cento. Il 20 per cento di bar e ristoranti di Pescara non ha proprio riaperto e per l'autunno c'è un rischio del 30 per cento di chiusure».
PERSONALE A RISCHIO «I dati che ci attendiamo per l'autunno», ribadisce Gianni Taucci, direttore provinciale di Confesercenti, «purtroppo sono in diminuzione sia come numero di attività capaci di reggere ritmi di lavoro così ridotti sia di posti di lavoro. A settembre c'è un alto rischio di ridimensionamento del personale dipendente». Se oggi le attività ristorative si reggono sul recupero parziale dei coperti ridotti per garantire il distanziamento sociale, grazie agli spazi esterni, da settembre le cose cambieranno.
C'è poi il fattore del personale. «Oggi le casse integrazioni non sono ancora terminate», sostiene Taucci. «La riduzione del personale ha liberato un piccolo recupero dei costi, di fatto determinando una compensazione. Solo in autunno, quando tutto tornerà a regime, si potrà comprendere quanti posti verranno mantenuti rispetto a quelli che salteranno definitivamente. Il rischio alto è che o tante attività decideranno di non continuare perché il rapporto economico della propria azienda con i numeri interni non dà un'opportunità, oppure andranno avanti, ma con la riduzione dei dipendenti».
PIAZZA MUZII In questa estate così anomala, chi sembra tenere è il settore food and beverage dell'area di piazza Muzii, pur con andamenti altalenanti. «Ci sono giornate in cui riusciamo a fare di più, altre di meno», confessa Mario Palladinetti, referente di Confartigianato per Pescara centro, nonché presidente dell'associazione Pescara Viva. «Tuttavia, nelle ultime settimane stiamo registrando una minore affluenza».
Nell'analisi fatta da Palladinetti tre fattori incidono sulla effettiva ripresa del settore. Le presenze si concentrano praticamente solo nel weekend. Gli scontrini medi si sono notevolmente ridotti, insieme alla capacità di spesa degli utenti. Motivo, questo, che ha indotto i ristoratori a reinventarsi e a puntare su formule a prezzo fisso. Infine c'è la necessità per i gestori dei locali di recuperare le perdite dei mesi passati.
«Il quadro generale», afferma «è difficile per tutti. Abbiamo dovuto modificare anche le modalità di gestione dei locali, puntando su proposte diverse per attirare l'utenza. Di certo le imposizioni orarie del Comune e il contrasto continuo con il comitato di residenti Tranquillamente Battisti non ci aiutano. Noi abbiamo il dovere di rispettare i residenti, ma è un loro dovere rispettare il nostro diritto a lavorare».
GLI ORARI Torna a puntare il dito contro le restrizioni orarie anche Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato Pescara. «Dal momento che non è possibile alimentare altri tipi di intrattenimento per via delle misure anti contagio, oggi soprattutto, la principale attrattiva turistica di Pescara è rappresentata dal food and beverage. Non riusciamo proprio a comprendere come si possano mettere così tanti paletti al turismo della città».
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