Pescaraporto, ecco le motivazioni dell’assoluzione di D’Alfonso e Milia

PESCARA. In una ventina di pagine, i giudici della Corte d'appello dell'Aquila spiegano i motivi in base ai quali hanno deciso di confermare l'assoluzione con formula piena per i cinque protagonisti...
PESCARA. In una ventina di pagine, i giudici della Corte d'appello dell'Aquila spiegano i motivi in base ai quali hanno deciso di confermare l'assoluzione con formula piena per i cinque protagonisti della vicenda Pescaraporto. E che sono l'ex governatore Luciano D'Alfonso, l'ex segretario della presidenza dell'epoca, Claudio Ruffini, l'avvocato Giuliano Milia, l'attuale capo di gabinetto del Comune di Pescara, Guido Dezio e il dirigente del Genio civile, Vittorio Di Biase, tutti accusati di falso e abuso d'ufficio. Al centro del processo una contestata variazione di destinazione d'uso del complesso edilizio che doveva nascere sul lungomare sud, presentato dalla società di cui fanno parte anche i figli di Milia. I giudici aquilani hanno sposato in pieno la decisione che fu del gup di Pescara Gianluca Sarandrea. «Argomenti», scrive la Corte, «che vanno condivisi, che non possono dirsi apodittici, che non sono scardinati nella loro forza persuasiva dai motivi di impugnazione, che al più introducono una lettura alternativa dei fatti e delle prove acquisite circa il fatto che Di Biase possa aver recepito le indicazioni dell'avvocato Milia nella formazione dell'atto in questione, perché indotto o addirittura costretto». Il fatto che Di Biase abbia ricevuto l’appunto «non ha di per sè nulla di illecito» e d’altra parte, quanto all’incontro nello studio di Milia lo stesso avvocato «non lo ha escluso, riconducendolo agli abituali rapporti di stretta collaborazione con D’Alfonso». Dove battono i giudici di appello è sulla incompetenza del Genio civile su quella specifica materia. «In definitiva», aggiungono i giudici, «con la nota di Di Biase si intese affermare l'incompetenza del Genio civile ad assumere qualsivoglia provvedimento inibitorio, sollecitato con l'interpellanza comunale. Una incompetenza non contestabile dato che i compiti della polizia idraulica spettano ad altre autorità (Autorità di Bacino, ndr)». E ancora si legge in sentenza che «invero non può in alcun modo affermarsi che, con la nota in questione, Di Biase abbia immotivatamente modificato l'orientamento del suo ufficio dato che nella precedente nota si faceva espressamente riferimento alla competenza dell'Autorità di Bacino, che avrebbe potuto attivare la collaborazione funzionale del Genio, nel caso in cui se ne fossero ravvisate le condizioni. In realtà a seguito della corretta interpretazione della normativa di settore, e conformemente a quanto ritenuto dalle autorità competenti, non vi era spazio per l'adozione di alcun provvedimento inibitorio e quindi alcun indebito vantaggio ha ottenuto la Pescaraporto».

