«Pescaresi, vogliate bene a D’Annunzio: grazie a lui è nata la vostra città»

1 Marzo 2023

Giordano Bruno Guerri, direttore artistico del Festival dannunziano: importante farlo conoscere nelle scuole, anche come concittadino 

PESCARA. «La gratitudine dei pescaresi al loro concittadino Gabriele D’Annunzio deve essere doppia e attiva, nel senso della conoscenza e dell’affetto. Oltre che per la sua attività personale, D’Annunzio è il più importante cittadino di Pescara: è lui che l’ha fatta diventare provincia e poi città».
Nel giorno dell’85° anniversario della scomparsa del Vate, Giordano Bruno Guerri, direttore artistico del Festival dannunziano a cui sta già lavorando per la quinta edizione di settembre e presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, la casa di Gabriele D'Annunzio a Gardone Riviera, parla con infinito affetto del Vate.
Professor Guerri, ci spiega, con una definizione, chi è stato D’Annunzio, e perché è ancora così attuale?
«D’Annunzio è un nostro contemporaneo, non è legato al passato. È un uomo che ha progettato e previsto il futuro e in parte lo ha realizzato. Molte delle cose che noi amiamo oggi, a cominciare dalla libertà, le dobbiamo anche a lui».
A proposito della pescaresità di D’Annunzio: i suoi concittadini dove possono trovarla?
«C’è un libro bellissimo di D’Annunzio, “Le novelle della Pescara” che potrebbe essere usato nelle scuole proprio per far conoscere l’aspetto della pescaresità di D’Annunzio. In questo senso è fondamentale il lavoro della scuola, è lì che si impara a conoscerlo e ad apprezzarlo. Gli insegnanti dovrebbero svolgere un lavoro doppio su di lui, non solo come protagonista della letteratura e della storia, ma proprio come concittadino. D’Altra parte mi sembra che siano tante le attività per questo anniversario della scomparsa, oltre al fatto che a Pescara sono tante le vie e i monumenti che ricordano lui e la sua famiglia. Ma ogni pescarese dovrebbe conoscere la sua poesia».
E lei quale consiglia, qual è la sua preferita?
«L’ultima che ha scritto, dedicata ai suoi cani, e che io ho fatto incidere su una lapide nel cimitero dei cani al Vittoriale. L’ha scritta nel 1935 su un libro per l’infanzia che aveva in mano passeggiando nei giardini. E dice “Qui giacciono i miei cani, gli inutili miei cani...” una storia drammatica e dolcissima che piace molto anche ai poeti contemporanei, perché è di una modernità assoluta, potrebbe essere stata scritta oggi».
D’Annunzio e Pescara: ci svela un aneddoto?
«A me colpisce il gesto d’amore che ha fatto verso sua madre e verso la città, volendo e facendo di tutto perché la mamma Luisa De Benedictis venisse seppellita nella cattedrale di San Cetteo, tanto che per questo donò un’opera preziosissima del Guercino che oggi è ancora a San Cetteo. Ecco, credo che le scolaresche potrebbero fare un’istruttiva visita lì a San Cetteo, anche per conoscere la storia dell’arte: il quadro è sempre lì, accanto alla tomba della madre di D’Annunzio».
La prima settimana del prossimo settembre Pescara ospiterà la quinta edizione del Festival dannunziano, di cui lei è direttore artistico. Qualche anteprima?
«Mentre negli ultimi anni ci siamo occupati soprattutto del D’Annunzio politico, storico, guerriero, quest’anno ci dedicheremo al D’Annunzio poeta che è giusto riscoprire e valorizzare. Per questo ci saranno due giorni di convegno, il 2 e 3 settembre con i massimi studiosi del D’Annunzio classico e della sua opera, e con una tavola rotonda di poeti e critici contemporanei che ci accosteranno al D’Annunzio di oggi, come viene vissuto nella poesia, che làsciti abbiamo e quali lasciti ci saranno ancora nel futuro».
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