Pescatori, 3 anni senza indennizzi

13 Agosto 2018

La categoria ancora in attesa dei fondi dal governo. Intanto oggi scatta il fermo 

PESCARA. «Ogni 15 del mese abbiamo le tasse da pagare, sempre, nonostante il fermo biologico, eppure sono tre anni che le marinerie dell’Adriatico aspettano di ricevere gli indennizzi economici per lo stop forzato imposto dal Ministero». Così Francesco Scordella, a capo dell’associazione degli armatori, riassume le problematiche dei pescatori alla vigilia dell’ennesimo blocco delle attività di pesca.
Scatta oggi e andrà avanti fino al 24 settembre il fermo biologico, nel tratto del medio Adriatico che comprende Pescara (da San Benedetto a Termoli). Le 39 barche a strascico della flotta pescarese resteranno per 43 giorni ferme alla banchina. Potranno prendere il largo soltanto le 7-8 imbarcazioni della piccola pesca e l’unica lampara rimasta in porto. «Prima la nostra flotta contava 60 barche», dice Scordella, proprietario della barca “Cuore di Gesù”, «poi 10 barche sono state vendute al miglior offerente e 11 demolite: tanti armatori storici hanno preferito consegnare la licenza di pesca in cambio di piccoli aiuti ministeriali perché questo è un settore che non è più remunerativo come una volta». «Noi continuiamo a lavorare e a fare i sacrifici, ma sono tre anni che non ci pagano gli ammortizzatori del fermo», gli fa eco Paride Di Girolamo, proprietario della barca “Lima Flo”, «adesso ci hanno detto che forse riceveremo qualcosina a novembre per il fermo del 2016, ma non ci crediamo. Sarebbe meglio andare a lavorare adesso e poi fermarci in inverno, nel periodo di maggiore riproduzione delle specie ittiche dell’Adriatico».
I problemi denunciati sono tantissimi. «Non vediamo mai la soluzione», incalza Scordella, «il fermo biologico ad esempio è un problema vecchio di trent’anni che si ripropone ogni anno a pochi giorni dall’entrata in vigore. Non so più da quanto tempo è che chiediamo una riforma del settore, in particolare vorremmo che i periodi di stop fossero decisi e gestiti in autonomia dalle marinerie e non imposti in maniera forzata dal Ministero. Dovremmo sederci intorno a un tavolo e ragionarci su».
Ma il nodo più grande che attanaglia i pescatori è l’incognita del dragaggio del porto. «Dopo gli ultimi lavori fatti, una minima pulizia che non serve a nulla», ammette Scordella, «ci hanno detto che non dragheranno più. L’ultimo intervento vero risale al 1992, subito dopo l’alluvione. Non ci serve il contentino da 400mila euro». (y.g.)
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